L'etichetta è la carta d'identità del cibo: ecco come leggerla (e comprenderla)

Leggere frettolosamente le confezioni alimentari non basta per fare la spesa al meglio, sia sotto il profilo della qualità che del risparmio. Occorre un'attenta lettura delle etichette e non è sempre facile decifrare le informazioni. Ecco una piccola guida per farlo al meglio.

12 Luglio 2018

Come indicato dal Regolamento europeo 1169/2011 quelle che noi chiamiamo semplicemente etichette sono delle vere e proprie informazioni al consumatore che dovrebbero dare tutte le indicazioni necessari a chi fa acquisti. Allergeni, tabelle nutrizionali, avvertenze: in poche righe sono condensate tante informazioni preziosissime, ma non sempre di immediata comprensione. “In più su alcuni aspetti mancano ancora degli obblighi di legge precisi e così è facile cadere in errore” mette in guardia Raffaele Brogna, fondatore del blog Io leggo l’etichetta , da sempre in prima linea per la trasparenza delle informazioni sulle etichette dei prodotti.

La carta d'identità dei cibi

L’etichetta può essere definita, a buon diritto, la carta d’identità dell’alimento: al suo interno infatti sono riportate tutte le informazioni riguardo al prodotto, a partire dal contenuto nutrizionale sino alla scadenza. Più indicazioni si riescono a comprendere, più si avranno elementi a disposizione per valutare questo o quel prodotto. Perciò è sempre importante leggere scrupolosamente quanto riportato sulle confezioni. E non solo. Da maggio sono entrate in vigore nuove norme sull’etichettatura che prevedono per gli esercenti – tra l’altro - l’obbligo di produrre una scheda anche per i prodotti non pre-imballati, attraverso un cartello o sistemi equivalenti, anche digitali.

Ecco alcune regole per orientarsi al meglio fra le tante diciture riportate su ogni prodotto che seguono le indicazioni del Regolamento europeo 1169/2011 e successive applicazioni.

1. Leggi l’etichetta, non guardare l’illustrazione.

Fin dal 1982 le etichette devono rispondere a requisiti di legge e quindi, al netto di contraffazioni, sono il modo più attendibile per saperne di più su un prodotto. Le immagini riportate sulla confezione, invece, sono puramente indicative e hanno solo lo scopo di richiamare l’attenzione del consumatore. “Prendersi più tempo per fare la spesa è sempre un buon consiglio – precisa Raffaele Brogna – Senza fretta possiamo confrontare più prodotti, guardare meglio gli scaffali e leggere a fondo quanto riportato sull’etichetta”.

2. Non usare la fantasia.

Al prodotto può essere dato anche un nome fantasioso ma, prima della lista degli ingredienti, non può mancare la cosiddetta “denominazione univoca”, in modo che l’acquirente non sia tratto in inganno (ad esempio se si tratta di un succo di frutta o di una bevanda alla frutta). Accanto viene indicato lo stato fisico in cui si trova il prodotto e/o lo specifico trattamento che ha subito (ad esempio “in polvere”, “liofilizzato”, “affumicato” etc). Particolare attenzione alla indicazione “decongelato”: significa che il prodotto non può più essere riposto in freezer.

3.  Attenzione all’ordine.

L’elenco degli ingredienti è riportato in ordine decrescente di quantità: dunque il primo dell’elenco è più abbondante del secondo. La dicitura “in proporzione variabile” vuol dire, invece, che nessun ingrediente è prevalente rispetto agli altri.

4. Occhio ai “senza”.

Non soffermarsi ai “senza” evidenziati sulla confezione ma leggere bene l’elenco degli ingredienti. Un prodotto “senza olio di palma” potrebbe contenere lo stesso tanti altri grassi.

5. Consulta la data di scadenza.

Sull’etichetta viene riportata la cosiddetta data di scadenza, cioè il giorno da cui il prodotto può deperire rapidamente diventando così non sicuro per la salute. Non è da confondere con il termine minimo di conservazione (riportata di solito sull’etichetta con la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro…”), oltre il quale il prodotto modifica sì alcune caratteristiche organolettiche (come il sapore e l’odore) ma non è comunque dannoso per la salute.

6. Controlla il peso e il prezzo unitario dell’alimento.

E’ facile essere tratti in inganno dalle dimensioni delle confezioni sia per i prodotti con parecchio imballaggio, sia per gli alimenti che vanno sgocciolati. Per questo è bene verificare il peso netto. Stesso discorso per il prezzo, che va sempre confrontato al litro o al kg.

7. Occhio agli allergeni.

Se soffri di allergie alimentari o devi proporre un cibo ad altri è d’obbligo controllare scrupolosamente l’elenco degli ingredienti. La legge prevede che gli allergeni siano segnalati anche se presenti solo in tracce ed evidenziati con carattere diverso rispetto agli altri ingredienti, in modo da permettere di visualizzarne rapidamente la presenza.

8. Conserva gli alimenti attentamente.

Nell’etichetta trovi tutte le indicazioni per consentire una conservazione ed un uso adeguato degli alimenti dopo l’apertura della confezione. Controlla sui prodotti refrigerati e surgelati la giusta temperatura di conservazione e riponili sempre al più presto nel frigorifero o nel congelatore. Non manterrai soltanto il gusto e la consistenza del prodotto, ma rallenterai la crescita di batteri pericolosi.

9.  Informati sullo stabilimento di produzione.

Il nome del produttore, la sede dell’impianto di produzione (e confezionamento) devono sempre apparire in modo leggibile sulle etichette come previsto dal decreto legislativo 145/2017. Si tratta di informazioni importanti per rintracciare la filiera e sapere quanto distante da noi è stato confezionato quell’alimento. Nel caso ci si trovasse davanti ad un prodotto difettoso, poi, questi dati servono per segnalare agli organismi competenti il lotto di produzione. “Inoltre, ciò permette di capire se due prodotti, pur commercializzati con nomi diversi, sono potenzialmente i medesimi – aggiunge Raffaele Brogna di Io leggo l’etichetta – E’ prassi comune che prodotti di marchi differenti siano in realtà realizzate nelle stesse linee di produzione”. Un accorgimento che serve a saperne di più sugli alimenti e – cosa da non sottovalutare – a risparmiare parecchi centesimi.

10. Cerca indicazioni anche sull’origine delle materie prime.

“Ad oggi solo su alcune tipologie di prodotto è previsto che sia indicato per legge l’origine delle materie prime (ad esempio la carne e i latticini col bollo sanitario, ndr) – spiega Raffaele Brogna – Stiamo combattendo a livello europeo perché questo diventi una prassi per tutti i prodotti e non solo quelli mono-ingrediente, come gli oli vegetali o la passata di pomodoro”. Se in Italia, infatti, qualcosa di più è stato fatto e molte aziende hanno scelto spontaneamente la strada della trasparenza specificando se le materie prime sono made in Italy, in altri Paesi tale abitudine è sconosciuta. Il risultato? Ad esempio, le tristemente note forme di “Parmesan” che di italiano hanno solo l’imballaggio tricolore.

11. Leggi le indicazioni nutrizionali.

Sull’etichetta sono obbligatorie le indicazioni sul valore energetico e sulle componenti nutrizionali (grassi, carboidrati, zuccheri, etc). Il valore energetico può essere riferito a 100 g/100 ml dell’alimento oppure alla singola porzione e viene espresso come percentuale delle assunzioni di riferimento per un adulto medio, ossia circa 2000 kcal al giorno. Per non fraintendere queste informazioni, dunque, è necessario essere informati su quante calorie mangiamo abitualmente al giorno e/o quante ne dovremmo mangiare

12. Esamina l’imballaggio.

Sull’etichetta spesso sono riportati anche i materiali utilizzati per il confezionamento ed eventuali indicazioni per il loro riciclaggio. A parità di qualità e prezzo, orientati su alimenti imballati con materiale riciclato o riciclabile per salvaguardare l’ambiente.

E in futuro? Un aiuto potrebbe arrivare anche dalla tecnologia. Il fondatore di Io leggo l’etichetta e l’università di Bologna stanno collaborando per realizzare una banca dati (open data) con le etichette di tutti i prodotti europei. “Oggi i dati dei prodotti sono disaggregati – sottolinea Raffaele Brogna – Se riuscissimo a creare un data base storico a livello europeo, questo sarebbe un formidabile sistema di consultazione per il cittadino. Ma anche un metodo per fare ricerca sulla qualità complessiva degli alimenti presenti sulla nostra tavola”. Per arrivare a questo livello di trasparenza completa è fondamentale però che i consumatori facciano sentire la loro voce: “Solo se i cittadini dimostrano di essere interessati a conoscere meglio l’origine e le qualità dei prodotti, forse si muoverà qualcosa a livello istituzionale” conclude il fondatore di Io leggo l’etichetta.

di Lucia Panagini

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