Salmone al Pcb

Mentre lo spettro della mucca pazza riappare negli Stati Uniti, un altro scandalo colpisce gli allevamenti del Nord Europa, questa volta si tratta dei salmoni. In terra ferma o in mare, gli allevamenti intensivi continuano a rappresentare un rischio ...

13 Gennaio 2004
La notizia è su tutte le prime pagine dei giornali britannici, perché in Scozia è presente la più sviluppata industria del salmone del pianeta. Piatto di lusso fino a pochi anni fa, grazie alla diffusione degli allevamenti, oggi il salmone è diventato popolare su tute le mense. Solo nel Regno Unito, si è passati dalle 600 tonnellate dell'80, alle attuali 140.000, con un fatturato di circa un miliardo di euro. Un'industria che rischia di subire un duro colpo alla luce delle nuove rivelazioni.

L'indagine, condotta dall'Ente per la Protezione dell'Ambiente statunitense (Epa), è stata effettuata analizzando partite di salmone acquistate in sedici città europee e nordamericane, provenienti da allevamenti europei, cileni ed americani.
I livelli di Pcb rilevati sono risultati superiori di dieci volte rispetto a quelli presenti nei salmoni che vivono liberi. I dati peggiori provengo dagli alimenti della Scozia e delle vicine isole Faroe. Tra i contaminanti più pericolosi vi sono i Pcb, una miscela di composti clororganici, la cui produzione è stata vietata da tempo perché considerati cancerogeni e causa di gravi disturbi a carico dell'apparato riproduttivo e del cervello.

Non più di due volte l'anno «Se non si vuole rischiare d'ammalarsi di cancro bisogna mangiare salmone non più di tre volte l'anno», scrive il Daily Mail; mentre per gli esperti dell'Epa è sufficiente non superare le due volte al mese. Tutto falso ribatte John Krebs della Food Standard Agency britannica, per il quale bisogna consumare salmone almeno una volta alla settimana, perché i benefici rappresentati dall'elevato contenuto di omega-3 (un acido grasso in grado di svolgere un'azione protettiva nei confronti dei disturbi cardiaci) superano di gran lunga i presunti rischi.

Come stanno realmente le cose? «Alla luce dei dati raccolti - ha affermato David Carpenter dell'Università di Albany (New York), membro del team di scienziati che ha realizzato la ricerca - è evidente che la presenza di Pcb significa che i consumatori che hanno un basso rischio di problemi cardiaci debbono fare attenzione a consumare questo tipo di alimento». Più precisamente, secondo le soglie di sicurezza stabiliti per gli organoclorurati dall'Epa, i consumatori dovrebbero limitare il consumo di salmone a non più di sei volte l'anno....

di Mimmo Tringale

Salmone al Pcb
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