Auto: meglio non rottamare!

Uno studio mostra come la rottamazione favorisca l'aumento di emissioni di CO2 per via dei costi energetici legati alla produzione. Una macchina di ultima generazione consuma come quella di 10 anni fa...

15 Aprile 2008

Il marketing riesce anche a stregare gli ecologisti. E' il caso degli eco-incentivi e le campagne per la rottamazione dei vecchi automezzi. Tu compri una macchina efficiente, completa di dotazioni di sicurezza e titoli ambientali, tipo euro 4 o euro 5. Credi di risparmiare in carburante. E ti illudi di inquinare meno. Ma basterebbe guardare due cifre per accorgersi ad esempio che una Passat del 98 consuma esattamente quanto ad una nuova di zecca del 2008. Ma il passo ulteriore sarebbe quello di indagare su quanta energia è necessaria per la fase produttiva di un automobile.
L'impatto ambientale di un automobile infatti non si valuta solo guardando il posteriore, e cioè tutto quello che fuoriesce dalla marmitta, ma bisogna considerare l'intero ciclo produttivo (si calcola che per produrre un autoveicolo occorrono mediamente 450.000 litri d'acqua e 15.000 kwh di energia).
Uno studio di Legambiente evidenzia come il maggiore ricorso al rinnovo del parco auto porti a una maggiore quantità di emissioni di CO2, esattamente il contrario di quello che hanno sostenuto finora tutti i governi e le case automobilistiche nel presentare i vantaggi della rottamazione. E' vero, certo, che i nuovi modelli sono ambientalmente meno impattanti rispetto ai precedenti, ma la minore produzione di emissioni per chilometro percorso non compensa (nel breve-medio periodo) la quantità di energia (e dunque di emissioni supplementari) necessarie a costruire le vetture.
Va peraltro sottolineato che per fare questa valutazione i ricercatori hanno utilizzato i valori di una berlina diesel attualmente in commercio, tra le più "ecologiche" del suo segmento, mentre la vettura di partenza (acquistata 10 anni fa) non aveva particolari doti ambientali.
Per poter fare il calcolo c'è evidentemente bisogno del Life Cycle Assessment (valutazione del ciclo di vita) del prodotto, un metodo oggettivo di valutazione e quantificazione dei carichi energetici ed ambientali e degli impatti potenziali associati dall'acquisizione delle materie prime al fine vita (dalla culla alla tomba). Un dato che, nonostante le numerose rottamazioni decise da governi di colore diverso,
nessuno ha mai pensato di valutare per verificare tecnicamente l'efficacia del provvedimento. Anche l'industria automobilistica in tal senso non ci fornisce un grande aiuto. Una delle poche marche automobilistiche che ha realizzato una analisi di questo tipo è la Volkswagen: per alcuni suoi modelli è disponibile l'inventario delle emissioni del ciclo di vita della vettura. Eccoci dunque alla nostra Passat, di cui dicevamo sopra.
L'esame parallelo di Legambiente interessa una Vw Passat 1.9 TDI del 1998 e una Vw Passat Estate 1.9 TDI DPF BlueMotion del 2007, pubblicizzata dalla casa costruttrice in questo modo: "efficiente per natura, grande attenzione ai risparmi e all'ambiente con filtro antiparticolato di serie".
Vediamo le principali caratteristiche delle due vetture utili al nostro esame:
Passat 1998 1.9 (ca 1300 kg Diesel 148 g/km 5,5 lt/100 km)
Passat 2007 1.9 (ca 1500 kg Diesel 137 g/km 5,2 lt /100 km)
Le informazioni prese in considerazione riguardano 4 fasi del ciclo di vita di una vettura: la produzione, l'approvvigionamento di carburante (tutte le operazioni che servono a portare il greggio dai pozzi al serbatoio), l'uso, lo smaltimento. Per i modelli esaminati le varie fasi pesano sulla produzione di CO2 nelle percentuali dello schema riportato qui sotto:
PRODUZIONE: 19,6%
APPROVIGIONAMENTO CARBURANTE: 9,1%
EMISSIONI LEGATE ALL'USO:70,9%
SMALTIMENTO:0,4% .

di Gabriele Bindi

Auto: meglio non rottamare!
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