Esposto contro la Tap: «In gioco ci sono i diritti, guardiamo in faccia alla realtà»

Esposto contro la Tap alla magistratura. I firmatari: «In gioco ci sono i diritti di tutti noi e delle future generazioni. È tempo di guardare in faccia la realtà, leggere le carte, ascoltare chi da tempo denuncia i soprusi e le violenze».

27 Maggio 2019

“C’è un’emergenza in corso senza eguali nella storia climatica, ambientale, ma anche civile, sociale e democratica. Qui in gioco ci sono i diritti di tutti noi e delle future generazioni. Il diritto al clima, a vivere in un contesto salubre, il diritto a un lavoro dignitoso e a un’informazione degna di questo nome. Vogliamo tutelarle? Vogliamo tutelarci? È tempo di guardare in faccia la realtà, leggere le carte, ascoltare chi da tempo denuncia i soprusi e le violenze che sta subendo la nostra terra e i suoi abitanti”. Ad affermarlo è Sara Cunial, deputata del Gruppo Misto in commissione Ambiente, tra i firmatari dell’esposto contro Tap che è stato presentato ufficialmente.

“Tap, Tav, Pedemontana, sono tutte facce dello stesso progetto. Un progetto senza visione e senza rispetto delle persone e della vita. Un progetto che ci vedrà tutti perdenti, anche chi, oggi, su questo sistema specula e si arricchisce. I numeri e i fatti sono evidenti” aggiunge Cunial.

Agisca la Magistratura

“Questo esposto vuole essere una speranza, che la magistratura possa arrivare lì dove il Governo non è riuscito, ovvero nel fermare Tap. Un progetto - aggiunge Maurizio Buccarella, senatore del Gruppo Misto che l’8 maggio ha presentato, appunto, l’esposto contro Tap presso la Procura di Lecce - che nasce geneticamente segnato da un atto corruttivo accaduto nel 2012 presso il Consiglio d’Europa, quando con la compravendita dei voti di alcuni membri dell’assemblea parlamentare fu evitata da parte dell’Azerbaijan l’approvazione di una mozione di condanna per violazione dei Diritti Umani che avrebbe interdetto di fatto la possibilità di finanziamenti da parte della Bei”.

“La questione Tap va ben oltre il Salento e la Puglia - prosegue Veronica Giannone, deputata del M5S – quando interessi economici di pochi prevaricano sui diritti dei cittadini e sulla tutela ambientale il problema è di fatto di tutti. Per questo l’esposto presentato in Procura e quanto è stato denunciato qui in conferenza stampa non può passare inascoltato. Oggi è Tap, domani sarà un’altra opera, se non iniziamo fin da subito ad anteporre l’interesse pubblico a quello privato”.

“Vorremmo ricordare ai politici che oggi sfilano di fianco a Greta o a quelli che ieri commemoravano la morte di Falcone – concludono i parlamentari – che gli intenti e le idee si dimostrano con i fatti nelle Aule parlamentari. E che oggi più che mai avremmo modo e dovere di fare qualcosa di concreto a favore dei cittadini, dell’ambiente e delle future generazioni. Il tempo delle grandi opere imposte dall’alto, inutili e dannose è finito. Ed è tempo che anche chi amministra la cosa Pubblica agisca per tutelare le popolazioni ed il loro diritto di decidere del proprio futuro”.

 Carducci: «Viene meno requisito strategicità, riconoscere diritto umano al clima è priorità»

“Quanto esposto e presentato in Procura dimostra le ragioni giuridiche della venuta meno del requisito della strategicità di Tap e la violazione del diritto umano al clima da parte dell’impresa: diritto umano al clima ormai riconosciuto a livello internazionale e oggetto delle deliberazioni di emergenza climatica di Stato, regioni e Comuni”. Lo afferma il prof.re Michele Carducci, Coordinatore del CEDEUAM, Centro Di Ricerca Euroamericano sulle Politiche Costituzionali, UniSalento-Italia, Human Rights Defender.

“Per l’opera Tap sta ormai emergendo il profilo dell’inutilità climatica – continua Carducci – un progetto fossile inadatto a perseguire gli obiettivi dell’Accordo di Parigi e dei tempi dell’IPCC, lesivo delle diritti delle giovani generazioni che anche oggi stanno scioperando per un futuro senza più energie fossili”.

Blonda: «Pericoloso precedente per eludere VIA»

“Ci sono aspetti rilevanti contenuti nel primo parere ARPA sulla VIA di TAP che non hanno mai ricevuto riscontro in sede procedimentale o che hanno ricevuto riscontro non dirimente, con le conseguenze di tipo ambientale già determinatesi o a rischio di determinarsi in futuro. Il più rilevante riguarda il frazionamento interno ed esterno della procedura, che ha impedito e continua ad impedire la valutazione degli impatti ambientali e sanitari cumulativi dell’opera”. A dichiararlo è Massimo Blonda, ricercatore del Cnr di Bari.

 “Tale elusione – continua Blonda – non ha consentito la valutazione (e la definizione delle conseguenti prescrizioni) di possibili impatti nella loro valenza integrata che, come noto, può rappresentare una sommatoria di effetti fino al raggiungimento di soglie critiche, oltre le quali i fenomeni negativi assumono anche una valenza qualitativa differente e peggiore. Inoltre – continua Blonda – si è creato un pericoloso precedente paradossale secondo cui, per eludere la VIA, si possa presentare in un primo momento un progetto e un SIA lacunosi, apporgli successivamente migliorie e sulla base di queste sottrarsi alla vera valutazione di impatto”.

Petrachi: «Progetto oscuro e lacunoso, incurante degli habitat, dell'ambiente e delle leggi»

“Tap un progetto oscuro e lacunoso, incurante degli habitat e dell'ambiente più in generale. Un progetto che non solo svilisce l'art.41 della nostra costituzione, ma altresì fa carta straccia delle direttive comunitarie in materia di tutela ambientale. Un progetto con cui, più che l'interesse collettivo dei cittadini, si tutela l'interesse di un'impresa privata e il bypass delle prescrizioni assurge a vera e propria opera d' arte”. Ad affermarlo è Graziano Petrachi, dottore commercialista e insegnante.

“Quante varianti in corso d'opera del progetto Tap sono state autorizzate? – continua Petrachi – la variante Mise PRT n.26281 del 13.12.2017, quella del Mise San Basilio (recinzione in zona vincolata ex.dlgs.42/2004) di ottobre 2017 e poi ancora quella del Mise Paesane (recinzione in zona vincolata ex.dlgs.42/2004), del 14.3.2018 n.7017, a cui si somma la variante Mise PRT (recinzione) del 14.3.2018 n.7017 e infine la variante sito stoccaggio ulivi, marzo-luglio 2017, a.29 – spiega Petrachi – Ebbene, ai sensi della prescrizione a.57 del dm 223/2014 qualora dalle indagini di dettaglio effettuate in sede di progetto esecutivo si rendesse necessario adottare varianti progettuali dell'opera (metanodotto e Prt), esse devono essere sottoposte alla procedura di verifica di Esclusione dalla Via. Quante di quelle varianti – conclude Petrachi – talvolta interessanti terreni sottoposti a vincoli ex. Dlgs 42/2004, sono state adottate ricorrendo alla preliminare verifica di esclusione della Via? Nessuna di queste”.

Poti: «Grazie a chi ha capito che è battaglia di democrazia e non di ideologia o di partiti»

“Chiediamo il rispetto delle leggi italiane e europee che prevedono il rispetto delle procedure, la tutela dell’ambiente, delle persone, della salute e del futuro di tutti noi e della vocazione di un intero territorio”. Lo afferma Marco Potì, sindaco di Melendugno. “Non può essere barattato con presunte strategicità di opere o per interessi economici e privati di società multinazionali straniere con sede in paradisi fiscali. Ringrazio tutti i parlamentari e le forze politiche che hanno capito che è una battaglia di democrazia e di territorio prima che di ideologie o di partiti” conclude Potì.

Fasiello: «Chi e come doveva controllare»

“Chi e come doveva e deve controllare i lavori di Tap? La Regione Puglia ha infrastrutture e stabilimenti tra i più inquinanti sul pianeta, quelli che alterano il clima e ammazzano i cittadini con neoplasie con livelli più alti al mondo. Parliamo di Ilva, Cerano, Colacem e non ultima Tap. Chi doveva controllare questi mostri e fermarne la loro costante dannosità? Sicuramente a livello regionale Arpa Puglia unitamente ai tecnici dell'assessorato all'ambiente”. Afferma Alfredo Fasielllo, Presidente del comitato No Tap Salento.

“Sebbene sia ormai evidente che l'inquinamento in falda da metalli pesanti e soprattutto da cromo esavalente sia stato opera di Tap probabilmente a seguito della costruzione del pozzo di spinta con tonnellate e tonnellate di cemento armato – continua Fasiello – ad Arpa sorge ancora il dubbio se sia stata o meno Tap a commettere il delitto ambientale. Com’è possibile? Qui ci sono le prove documentali dell'iter a dir poco ortodosso che ha portato Tap a sbeffeggiare, grazie all'ignavia di alcuni, la dignità dei cittadini colpiti da questa ingiustizia, permettendo alla multinazionale di andare oltre ogni liceità – conclude Fasiello – ora queste prove sono sotto gli occhi di tutti e sulla scrivania del pm. Confidiamo che sia fatta giustizia, per tutti noi, il futuro dei nostri figlie e la nostra terra”.

di Terra Nuova


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