Fare la spesa in bicicletta: sì, si può!

Qualche limite e disagio? Può diventare opportunità e alimentare l'economia del quartiere dove si vive. Fare acquisti in bicicletta è possibile, basta organizzarsi. E stanno nascendo anche i "corrieri" che consegnano gli acquisti sulle due ruote.

05 Marzo 2019

Dai più semplici cestini, alle cassette attaccate sul portapacchi, all’uso di borse laterali, fino ai carrellini da attaccare alla bici, oppure alle cargo bike: tantissimi sono i modi per provvedere alla spesa in bicicletta. Fare spesa senza l'auto vincola al territorio, ai negozi locali, ai mercatini diretti, quindi fa bene al chilometro zero. E si possono trasformare ilimiti e disagi in opportunità e vantaggi per sé e per la comunità: poiché è difficoltoso recarsi in bicicletta nei centri commerciali di periferia o in luoghi molto distanti da dove si risiede, si alimenta l’economia del proprio quartiere. Poiché bisogna ridurre il peso, si evitano acquisti inutili e imballaggi superflui.

Con l’aumentare delle vendite online, cresce il fenomeno dei corrieri che consegnano merci su automezzi, quindi questa modalità, in realtà, non significa inquinare di meno: nelle città aumentano i furgoncini di consegna, che inquinano, intasano le strade centrali e per certi versi possono risultare inefficienti.

Secondo i dati pubblicati su Transportation Research Procedia nel 2016, il 51% di tutti i viaggi motorizzati legati al trasporto merci potrebbe essere dirottato facilmente su bici o cargobike. Le condizioni affinché ciò avvenga sono che la merce abbia un peso inferiore ai 200 kg, il viaggio sia relativamente breve (meno di 5 km per la bici e meno di 7 km per l'e-bike). La percentuale sale se consideriamo soltanto lo “shopping”, in questo caso il 77% dei viaggi per fare la spesa si potrebbero fare tranquillamente in bici.

La ciclologistica nel Nord Europa è un settore molto sviluppato e sta muovendo i primi passi anche in Italia: sono circa una settantina per ora, fra questi troviamo grandi colossi ma anche 41 piccole aziende a gestione familiare, dal Nord al Sud Italia, studiate nella tesi di Edoardo Repetto, giovane ricercatore dell’Università di Roma Tre.

Tra queste aziende appena nate, c’è Cobim, Corriere in bici di Imola. Paolo Vannini, il titolare 35 enne, era manutentore di ascensori, poi metalmeccanico, poi disoccupato. Nel 2018 si ingegna, compra una cargobike elettrica e dopo mesi di studio del nuovo possibile lavoro, apre una partita Iva per corriere e tuttofare. Nel suo bigliettino da visita si legge: Corriere in bici, SOS elettrico, idraulico, informatico, fabbro, falegnameria, elettrodomestici, giardinaggio e verniciatura. Insomma un vero tuttofare, che oltre a consegnare spesa e pacchi, arriva direttamente a casa dei clienti con la sua Officina a Pedali.

“Tra chi utilizza il servizio di consegna a domicilio ci sono fornai, mense, negozi alimentari, botteghe del Commercio equo-solidale, ma anche tanti anziani e famiglie che non riescono a fare la spesa o hanno bisogno di piccole manutenzioni in casa. Il mio raggio di azione è 10 km.“ racconta Paolo “Ogni volta che consegno merci per un negozio, scrivo sulla cargo bike ‘sto consegnando per….’, così faccio pubblicità a me e al negoziante.” Poi riflette: “Se ad Imola aumenterà la ZTL, limitando l’ingresso ai veicoli a motore in centro, lavori come il mio cresceranno.”

In vista della modifica del Codice della Strada, Paolo ha da poco lanciato una petizione su Change.org : “La mia proposta è quella di modificare le misure limite dei velocipedi, come già fatto in altri paesi europei, aumentando la lunghezza massima da 3 metri a 5 metri. Ciò permetterebbe la circolazione di mezzi più adatti al trasporto delle merci.”

di Linda Maggiori


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