La potenza del legame femminile con la Natura

È ancora vivissima, a due mesi di distanza, la eco del convegno “Culture indigene di pace / I sentieri della terra”, che è stato organizzato a Torino dall’associazione culturale LAIMA e dedicata a Berta Isabel Càceres, l’attivista indigena assassinata in Honduras. Cresce infatti l’attenzione per nuovi modelli di cooperazione ed equilibrio con la natura che spesso sono le donne a coltivare e alimentare.

27 Maggio 2016

Il convegno, che ha visto oltre 250 partecipanti, 15 incontri in plenaria, 9 workshop, 23 ospiti e più di 17.000 utenti Facebook attivi, ha fatto emergere proposte, visioni, esperienze di vita che restituiscono la speranza e il desiderio di proteggere tutte le creature viventi. “L’attenzione finalmente crescente a nuovi modelli di cooperazione, interconnessione e equilibrio con la natura ci porta a continuare in questo percorso che le donne chiamano a compiere nell’unità di corpo, mente e spirito, insieme agli uomini che sostengono la ri-emersione del sapere femminile sul mondo”: queste le parole di Morena Luciani Russo, ideatrice del convegno con Luciana Percovich, Daniela Degan e Sarah Perini, a conclusione dei lavori.

«Ciò che è emerso da quell’appuntamento e che ancora oggi continua a permettere a tanti di lavorare in rete è la consapevolezza della necessità di fermare il suicidio del pianeta in mano alla cultura patriarcale da troppi millenni, risvegliare e dare visibilità al paradigma femminile della cura» spiegano i promotori.

Ecco così che le due invitate Mapuche dal Cile hanno raccontato di un’altra società che esiste nonostante secoli di forzata cancellazione e come, attraverso i simboli archetipici dell’’arte, sia possibile ritrovare la propria identità negata, violenza cui sono stati sottoposti i popoli nativi di tutti i continenti. Ha fatto eco Malika Grasshoff, antropologa e storica nativa kabila, che ha raccontato nei dettagli la sua cultura originaria, ancora esistente e protetta sui monti del leggendario Atlante: una cultura imperniata su una struttura ciclica di tutte le attività quotidiane, stagionali e annuali, in armonia con la natura, le piante e gli animali, e di cui le donne sono custodi e agenti primarie.

Michel Odent, ginecologo e animatore di convegni e scuole di formazione internazionali, ha parlato di come il recupero di umanità debba cominciare proprio nel mettere e venire al mondo: la batteriologia moderna sta cancellando i protocolli ospedalieri asettici e impersonali della “modernità” e tornando al rispetto della fisiologia del parto. Lo ha seguito Clara Scropetta,che ha testimoniato l’esistenza di una piccola comunità in Toscana dove si pratica l’essere “custodi della nascita”, assistendo con attenzione e amore le donne che partoriscono, ri-imparando una capacità che sembra si stia perdendo nella contemporaneità.

Luciana Percovich, parlando della rivoluzione simbiotica e dei microcosmi, cuore della visione della biologa Lynn Margulis, mostra come cooperazione, simbiosi e dipendenza mutuale siano state il meccanismo portante quanto trascurato dell’evoluzione della vita sul pianeta, a fianco della selezione naturale e a partire dai primi organismi monocellulari. L’essenza della vita è memoria del passato, che registra messaggi per il futuro. Anche su un terreno ostile come quello della scienza, la ricerca delle donne riesce a svelare aspetti non visti o rifiutati.

Trovando un’eco in Angelo Vaira che, lavorando con gli animali, rileva come nei nuovi approcci etologici si inizi a teorizzare e sperimentare che alla base dell’evoluzione ci sia un decisivo ruolo della cooperazione. La compassione e l’altruismo hanno radici biologiche simili nelle diverse specie. Esercitando l’empatia, una naturale tendenza a connettersi, scopriamo la miriade di segnali calmanti messi in atto per ridurre i conflitti.

Susan Weed, travolgente “strega” di Woodstock, ha parlato del fuoco che usiamo per trasformare la materia cruda, come la terra, o ciò che trasformiamo in cibi e di come le erbe siano i più potenti sostegni per la vita e per la cura. Tornare a conoscere le virtù delle piante aiuta ad attivare le qualità sciamaniche connaturate a tutte le donne.

Alberto Castagnola, economista, ha parlato di un modello alternativo che contempli la cura dei bambini e delle bambine, insegnando loro autonomia e rispetto, trasmissione delle tradizioni, attenzione ai rapporti di vicinanza, disponibilità, accrescimento delle curiosità.

Evidente è la lungimiranza di chi ha pensato e porta avanti questi incontri internazionali: cooperazione egualitaria, sintonia con la natura e i suoi cicli, riemersione del sapere delle donne e delle popolazioni native in un’ottica di pieno rispetto e amore, la forza cosmica che regge l’universo e può suscitare compassione tra tutti gli esseri umani.

di Enza Di Lizia

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