Luca Mercalli: «Un'economia più verde per salvare il clima»

Siamo di fronte a gravissimi cambiamenti climatici, basti annotarsi le attuali temperature primaverili pur essendo in autunno, i disastri ambientali che si susseguono uno dopo l'altro in ogni parte del mondo. Luca Mercalli in questi anni si è sgolato per ripeterlo e invitare tutti alla presa d'atto e all'azione; eppure, pare che la maggioranza guardi da un'altra parte.

28 Ottobre 2017

Pianeta e popolazioni messi a dura prova dal clima che l'uomo stesso ha alterato. La situazione è questa e non va che peggiorando. Ne parliamo con il climatologo Luca Mercalli, da anni ormai impegnato in una costante sensibilizzazione dell'opinione pubblica.

Tutti questi cataclismi che origine hanno e perchè?  

Dobbiamo differenziare tra diversi tipi di eventi estremi. Alcuni semplicemente sono sempre esistiti sul pianeta, oggi vengono un pò più enfatizzati dal fatto che abbiamo una comunicazione a cui non sfugge più nulla e che in tempo reale ci fà vedere tutto quello che succede su tutti i continenti, quindi forse anche psicologicamente ci colpiscono di più. Molti di questi fenomeni sarebbero normali ma sono stati amplificati e aggravati da un uso sconsiderato del territorio; ad esempio le alluvioni non sempre sono causate da piogge più intense, quanto invece dalla cementificazione selvaggia.

Abbiamo costruito città intere laddove solo cento anni fa c'era campagna, quindi i danni risultano più importanti. Poi invece ci sono altri fenomeni sui quali il cambiamento climatico fa sentire i suoi effetti; ad esempio, i recenti uragani che si sono abbattuti negli Stati Uniti. "Ofelia" ha sfiorato le coste europee, questi fenomeni possono avere una amplificazione della loro potenza o della loro frequenza dovuta a degli oceani più caldi, acque più calde che alimentano da un punto di vista energetico l'uragano. Quindi, il cambiamento climatico può aver reso gli uragani più potenti, anche se è difficilissimo scoprire di quanto. Su questi eventi estremi (tempeste, uragani) non è mai possibile dire: "E' colpa di una cosa o non è colpa di niente", ma il cambiamento climatico all'interno di questi fenomeni produce piccoli o grandi cambiamenti che non siamo ancora in grado di discriminare dall'evento in sè stesso. Diverso invece è il caso dell'aumento della temperatura globale; qui ci troviamo di fronte a una novità inequivocabile. Quando parliamo di riscaldamento globale il dato fondamentale è la temperatura del pianeta, che non è mai stata così alta da quando la si misura, cioè dal 1850. Ma in molti casi possiamo andare ancora più indietro riguardo a singoli paesi, fino circa al 1750, per esempio in Italia; oppure abbiamo serie di dati molto più antiche, tratte dagli anelli degli alberi, dai ghiacciai, su cui si può ricostruire il clima anche per centinaia di migliaia di anni. Da questo punto di vista sappiamo che l'attuale aumento della temperatura non ha eguali per almeno gli ultimi cinquemila anni, è qualcosa di inedito e che continua ad andare avanti e presenta fenomeni nuovi. Per esempio le estati italiane sono caldissime; quella del 2003 è stata la più calda della storia e quella del 2017  la seconda più calda. Nel 2015 e nel 2009 si sono toccati valori record mai registrati prima, per esempio gli oltre 40° sulle città della Pianura Padana, con 43° a Forlì il 4 agosto scorso. In questo caso l'aumento della temperatura, che aggrava la siccità o l'arretramento dei ghiacciai alpini, è il vero dato estremo inequivocabile; e questo sappiamo che dipende esclusivamente dal cambiamento climatico indotto dall'inquinamento prodotto dall'uomo.

Possiamo trovare una correlazione tra cambiamenti climatici  e produzione di cibo?

La correlazione c'è, in due senso. È ovvio che gli estremi climatici incidono sull'agricoltura riducendo i raccolti, portando addirittura in qualche caso a perdita totale, ma è anche vero che da cinquant'anni a questa parte anche l'agricoltura industriale e intensiva è responsabile del cambiamento climatico, perchè si usa petrolio, si dipende dai trasporti, dai macchinari, dalla catena del freddo, si abusa degli imballaggi; è ormai un sistema industrializzato che incide sulle emissioni di Co2 esattamente come tutti gli altri settori, con l'aggiunta delle emissione derivanti dall'allevamento bovino. Sappiamo che l'allevamento dei bovini per carne e latte produce metano e il metano è un altro importante gas a effetto serra, i cui effetti si sommano a petrolio e carbone.

Gli uragani sono correllabili ai cambiamenti climatici?

Sono correllabili ma in una misura che non conosciamo. Sappiamo che i cambiamenti climatici influiscono sulle caratteristiche dell'uragano ma non siamo in grado di dire quanto.

Entro il 2050 si prevede che gli oceani saranno completamenti privi di pesci a causa della pesca intensiva e dell'inquinamento.

Si prevede anche purtroppo che l'inquinamento da plastica porterà ad avere la stessa quantià di plastica rispetto ai pesci: una tonnellata di pesce per una tonnellata di plastica.

Esistono soluzioni per rimediare a ciò che sembra attenderci in futuro?

Questi sono sintomi di un cambiamento annunciato da decenni, sono cose che le Nazioni Unite hanno messo nero su bianco. Non si può far altro che pensare a un'economia più verde, che inquini di meno, questo è il punto cardine. Dovremmo bruciare meno petrolio e meno carbone, sostituirli con le energie rinnovabili, con il solare, con l'eolico, con il risparmio energetico, con l'efficienza.

di Laura Pescatori


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