Mercalli: «La Pianura Padana è una camera a gas»

Il meteorologo Luca Mercalli dalle colonne del quotidiano La Stampa lancia l'ennesimo appello-denuncia. La Pianura Padana è ormai una camera a gas, basta produrre, consumare, inquinare e crescere senza rispetto per nulla. Terra Nuova sostiene Mercalli e il suo appello: per favore, ascoltiamolo.

13 Gennaio 2018

Tra automobili, riscaldamenti domestici accesi anche quando fa caldo e disastrosi incendi boschivi, l’intera pianura Padana si è trasformata in una camera a gas. Con la bassa ventosità, in un «catino» chiuso su tre lati da Alpi e Appennini polveri sottili, ossidi di azoto, benzene, monossido di carbonio e altri composti tossici si accumulano giorno dopo giorno.

L’inquinamento c’è anche a Roma o a Napoli, ma sulle coste o in altre situazioni geografiche più favorevoli basta una brezza marittima a disperderlo, mentre la Valle Padana per la sua conformazione conquista il primato di una delle aree con l’atmosfera più malsana d’Europa

Abbiamo trasformato in discarica il sottile strato d’aria in cui viviamo e respiriamo, come d’altra parte tutti gli altri ambienti terrestri fino agli oceani e ai ghiacciai polari. Pioggia e vento possono dar temporaneo sollievo, ma spostano soltanto il problema altrove, e al ritorno di condizioni meteo calme e stabili lo smog si ripresenta puntuale. 

Ne sentiamo parlare tutti gli anni, almeno dal 1950. È un sintomo di un grave malanno che ci si ostina a voler curare con palliativi: blocchi del traffico di qualche giorno, consigli di utilizzo dei mezzi pubblici, un grado in meno nella temperatura delle case. La grave patologia che lo smog manifesta per tutti i venti milioni di abitanti della Megalopoli padana è invece il raggiungimento dei limiti fisici del nostro operare. Con lo smog, che non è solo fuori di noi, ma entra dentro di noi e ci avvelena, l’ambiente ci avverte che lo stiamo sovrasfruttando, compromettendone i processi fondamentali per la nostra vita, dal clima alla biodiversità. 

Il segnale che ci porta il fumo padano è forte e chiaro: non possiamo più aggiungere, crescere, produrre, consumare e scaricare a oltranza, costruire case, autostrade, capannoni e viaggiare compulsivamente su mezzi alimentati a combustibili fossili. Abbiamo raggiunto la saturazione, dobbiamo al più presto rallentare la corsa e stabilizzarci in una condizione sostenibile. Occorre rivedere il modello economico dei consumi e dei trasporti, e domandarci intanto perché viaggiamo così tanto. 

E’ davvero indispensabile tutto questo nostro formicolare per migliaia di chilometri? Possiamo rinunciarvi, almeno in parte? A cominciare dal superfluo, come la logica del low-cost che ci porta a volare per un caffè a Londra con la stessa disinvoltura di un giro in bici al parco.Poi, ci sono soluzioni come il telelavoro, applicato anche solo un paio di giorni alla settimana laddove possibile tra gli impiegati nel terziario, così come la mobilità elettrica, basata su energia prodotta il più possibile da fonti rinnovabili, che produrrebbero miglioramenti tangibili della qualità dell’aria. Ma se la tecnologia può dare una mano a risolvere qualche problema, ricordiamoci che il nostro orizzonte segnato da una cappa brunastra ci indica da oltre mezzo secolo che quella della crescita infinita non è una direzione sicura verso la quale dirigerci.

Da La Stampa

di Luca Mercalli


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F Gregg Meagher

22/09/2018 15:20

Ovviamente la Geoingegneria (Scie Chimiche) fotografato da satellite non fa niente giusto! Altro che tenere tutto giù sulla superficie... negare acqua dall pioggia... tenere le temperature alti e velinare tutto e tutti con alluminio, bario e cosi avanti---

Iva

08/09/2018 02:41

Non so se gli zingari bruciano i copertoni, ma io vivo da quando sono nata in pianura padana e sinceramente ho sempre visto i contadini bruciare il cosiddetto “rusco” (spazzatura) in ogni dove e non solo sterpaglie o rami secchi, ma anche buste di plastica piene di rifiuti indifferenziati, causando talvolta incendi con fiamme altissime di cui si accenna anche nell’articolo. Più che dello smog (che comunque nelle grandi città resta un problema) in Pianura Padana il problema principale sono gli allevamenti intensivi (specialmente di maiali e di mucche), le centrali a carbone e gli inceneritori (solo a Modena città ce ne sono addirittura 4 e un quinto sta per essere costruito!). La soluzione sarebbe anche semplice se le persone, specialmente quelle ultrasessantenni, anziché mangiare carne a pranzo e a cena (soprattutto insaccati) la consumassero una volta a settimana e non bevessero latte tutti i giorni sostituendolo a colazione con il tè, tempo qualche anno e le industrie agroalimentari dovrebbero diminuire la produzione, con beneficio di tutti, animali, ambiente e salute delle persone. In seconda battuta gli allevamenti intensivi potrebbero essere sostituiti con quelli al pascolo, dato che lo spazio c’è in abbondanza. Anche in tal caso sarebbe un beneficio per tutti, sia per gli animali che per la salute, in quanto la qualità dei prodotti caseari migliorerebbe sensibilmente. Le centrali a carbone dovrebbero essere sostituite completamente da quelle solari, i pannelli solari dovrebbero essere utilizzati da tutte le case di nuova costruzione obbligatoriamente e incentivi per chi vuole adottarli in quelle già esistenti. Poi occorrerebbe che questi inceneritori venissero sostituiti dalle numerose alternative esistenti di cui si è parlato anche in questo sito in un altro articolo, dato che l’Italia è il paese con il maggior numero di inceneritori al mondo e la maggior parte di essi sono in Val Padana... Tutte fonti di inquinamento atmosferico, compreso il pm 10 e le nanoparticelle che dai polmoni finiscono in circolo causando svariate malattie molto gravi e spesso letali tra cui tumori, malattie autoimmuni e degenerative. Mia madre è morta di cancro al polmone in giovane età e non aveva fumato mai nemmeno una sigaretta in vita sua, oltre al fatto che in casa nostra nessuno fumava e non può attribuirsi nemmeno al fumo passivo, bensì esclusivamente all’inquinamento atmosferico emiliano. Senza considerare che tutti questi gas e particelle in sospensione nell’aria aumentano la densità dell’atmosfera favorendo in assenza di vento (che in Val Padana non c’è praticamente mai) la stagnazione a basse quote di virus e batteri che causano infezioni e malattie. La Val Padana si candida a diventare nei prossimi anni una zona invivibile, roba che per uscire di casa occorrerà la maschera antigas come già fanno i cinesi nelle loro metropoli dall’aria ormai irrespirabile.

La combustione delle biomasse Sergio Bernardi

19/07/2018 14:46

Incompetenza diffusa e profusa a piene amni da persone di buona volontà, ma incredibilmente ignoranti e come il sig, Mercalli hanno radicato nella massa un'orgia di stereotipi controproducenti= fuoco amico.
La combustione delle biomasse, il sostegno alla combustione domestica del legno ed al bio gas p,e, sono tra i principali e conclamati misfatti di cui si è reso responsabile il pervicace agnosticismo scientifico di un certo ambientalismo.

Ma sei serio? Ivan

18/01/2018 13:38

Seriamente, sig. Belingardi, crede che il problema più grande siano le foglie secche o i copertoni bruciati? Sono allibito.

andre

17/01/2018 09:57

L inquinamento della pianura padana dipende dai pneumatici bruciati dagli zingari? Applausi.

andre

17/01/2018 09:56

L inquinamento della pianura padana dipende dai pneumatici bruciati dagli zingari? Applausi.

problemi Andrea Luca Marco Belingardi

15/01/2018 06:01

due premesse: 1) ammiro molti Luca Mercalli. 2) quest'anno abbiamo avuto incendi in val Susa in particolare eccezionali che hanno provocato disastri ambientali.
tesi: in 50 anni il livello di inquinamento si è ridotto di circa l'80 % arrivando ad 1/5 di quello che era negli anni 60-70. Molto è stato fatto metano e teleriscaldamento al posto di carbone e gasolio nelle case; auto catalizzate, metropolitana,energia eolica e fotovoltaica. Aimè molte , (troppe!) fabbriche chiuse, le poche rimaste spostate fuori città costringono ad alti spostamenti. Io posso ed uso la bicicletta altri potrebbero e non lo fanno, molti non possono proprio vuoi per lontananza vuoi per età, vuoi per condizioni di lavoro. Non possiamo pensare di ridurre ancora le fabbriche, bisogna evitare gli incendi anche volontari per foglie secche o pneumatici (rom) , trovare un altro metodo per raccogliere le foglie che non siano i soffioni, aumentare ancora il fotovoltaico e il solare termico

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