No Tav al premier: «Con il sì all'opera, gettate la maschera»

Il movimento No Tav annuncia "resistenza e mobilitazione" dopo l'apertura del premier Giuseppe Conte alla realizzazione della Tav, giustificata con la spiegazione che data la «ferma decisione della Francia di proseguire nella realizzazione» dell’opera, un no unilaterale dell'Italia «avrebbe costi ingenti per le casse dello Stato e quindi chiare ripercussioni negative». E dal 25 al 28 luglio il movimento organizza il Festival Alta Felicità a Venaus.

25 Luglio 2019

Il Movimento No Tav non accetta le spiegazioni del governo in merito all'apertura per la realizzazione della Tav e annuncia resistenza.Conte aveva fornito a giustificazione del suo via libera  «la ferma decisione della Francia di proseguire nella realizzazione» dell’opera. Spiegando che un no unilaterale dell’Italia «avrebbe costi ingenti per le casse dello Stato e quindi chiare ripercussioni negative».

«La manfrina di tutti questi mesi giunge alla parola fine e il governo getta anche l’ultima maschera, allineandosi a tutti i precedenti» dicono dal Movimento No Tav.«E’ dal 2001 che risentiamo le solite parole da parte dei vari presidenti del Consiglio, e quelle di Conte, anche se condite dalla “responsabilità del padre di famiglia” , non sono altro che la solita dichiarazione di chi cambia tutto per non cambiare niente, tenendo in piedi un dibattito in questi mesi, che è sempre stato ambiguo negli atti concreti, e questo è il risultato. Non farlo costerebbe più che farla? E’ solo una scusa per mantenere in piedi il governo e le poltrone degli eletti, sacrificando ancora una volta sull’altare degli interessi politici di pochi, il futuro di molti.Conte fino a poco tempo fa si era detto convinto che quest’opera non serviva all’Italia perchè troppo costosa per i benefici. Aveva letto bene l’analisi consegnatagli dalla commissione nominata, ed ora ha cambiato idea, fulminato sulla via di Damasco da promesse di finanziamenti europei o da equilibri politici da mantenere? Abbiamo sempre definito il sistema Tav il bancomat della politica e c'è la richiesta di arresto per il direttore della CMC che è il general contractor della Torino Lione. Un piccolo esempio di cosa abbia scelto il presidente Conte, altro che interessi degli Italiani!».

«Pagheremo tutti»

«Per noi non cambia nulla perché sono 30 anni che ogni governo fa esattamente come quello attuale: annuncia il sì all’opera e aumenta il debito degli italiani facendo leva su un fantomatico interesse nazionale che non c’è e che nessuno dimostrerà mai - proseguono i No Tav - Noi faremo quello che abbiamo sempre fatto, convinti di essere dalla parte del giusto, e dalla parte di quella maggioranza del Paese che dalla Torino-Lione non trarrà nessun vantaggio, ma un danno economico e ambientale, che pagheremo tutti. Conte e il governo che presiede saranno gli ennesimi responsabili di questo scempio ambientale, politico ed economico».

«Ci chiediamo ora cosa faranno tutti quelli del Movimento 5 stelle che al Parlamento si sono detti notav; ci chiediamo se avranno coraggio e coerenza o, come per altri punti politici tanto cari, che non si sono rivelati tali, faranno finta di niente tirando a campare. Ma per coraggio e coerenza non intendiamo la sceneggiata già pronta da tempo, e che la mossa di Conte conferma, di portare il voto in un parlamento dove il voto è già scontato e dove il Movimento 5 stelle voterebbe contro, tentando di salvarsi la faccia dicendo “siamo coerenti, abbiamo fatto tutto il possibile”».«Noi invece sapremo sempre cosa fare - aggiungono i No Tav - proseguendo la nostra lotta popolare per fermare quest’opera inutile ed imposta. Lo faremo come abbiamo sempre fatto mettendoci di traverso quando serve e portando le nostre ragioni in ogni luogo di questo Paese, che siamo convinti, sta con noi. Dimostreremo fin da subito la nostra vitalità, con il festival Alta Felicità che si terrà dal 25 al 28 luglio a Venaus portando migliaia di notav nella nostra Valle, e che porteremo tutti insieme a vedere il cantiere! Fermarlo è possibile, fermarlo tocca a noi!».

di Terra Nuova

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