Organismi geneticamente modificati

Sesso dei figli. Vuoi un maschio o una femmina?

19 Dicembre 2002

Sesso dei figli. Vuoi un maschio o una femmina? Grazie a una nuova tecnica, al momento sperimentata solo sui bovini, una coppia potrebbe decidere a priori il sesso dei propri figli. Sui malcapitati quadrupedi il metodo, messo a punto dalla XY Inc, una società americana di ingegneria genetica, funziona all'80%. In Gran Bretagna sono appena venute alla luce tre vacche per effetto di un intervento manipolativo sullo sperma paterno prima del concepimento. La tecnica consiste nel favorire lo sviluppo di cromosomi X o Y nel seme della vita: se si stimola la produzione dei segmenti X il bovino sarà mucca, puntando su quelli Y nasceranno invece dei torelli. Ancora una volta si pone con forza il dibattito sulla opportunità e liceità delle nuove frontiere battute dall'ingegneria genetica. Qui non è solo in discussione se sia il caso di scegliere o meno il sesso dei figli, ma anche chi dovrebbe arrogarsi il diritto di averne il potere di controllo.

Maialino che non inquina. Un'équipe di ricercatori canadesi ha annunciato la nascita di tre maiali transgenici che avrebbero la caratteristica di inquinare meno l'ambiente. Non c'è dubbio che ci siano ben pochi limiti alla deformata fantasia degli apprendisti stregoni. L' "Enviropig", questo il nome del suino, dovrebbe produrre escrementi con un tenore di fosforo inferiore del 20-50% rispetto a quelli normali. I porcellini transgenici sono stati ottenuti modificando nell'utero gli embrioni con l'innesto di un gene derivato dall'incrocio tra cellule di un topo e un batterio. Tale gene dovrebbe consentire agli animali di digerire naturalmente il fosforo presente negli alimenti.

Patologie e genetica. Innanzitutto aumentano i casi di allergie: ad esempio, mangiando un insalata di mais transgenico si possono mandare giù i geni di qualsiasi essere vivente - pianta o animale - e ciò rende complicato difendersi dalle allergie e dalle intolleranze alimentari. Dunque, dovrebbe essere obbligatorio riportare in etichetta tutte le componenti genetiche del prodotto. Poi, si rafforza la resistenza agli antibiotici: il rischio è di aumentare la resistenza all'ampicillina, utilizzata per marcare i frammenti di Dna. E ancora c'è il pericolo di un inquinamento ambientale incontrollabile: sotto accusa la propagazione incontrollata delle piante geneticamente modificate: si segnalano casi in cui l'impollinazione spontanea ha saltato le barriere. E infine potrebbero essere penalizzati i prodotti tipici legati alle caratteristiche del luogo.

Transgenici in Italia. Pochi lo sanno, nessuno lo dice, ma il nostro Paese è un vero e proprio laboratorio a cielo aperto dove si coltivano diverse sostanze vegetali manipolate. E in effetti, in Europa, siamo secondi solo alla Francia. Secondo i dati del Joint Research Centre, il centro di scienza e tecnologie, referente alla Commissione europea, dopo i cugini transalpini che hanno presentato ben 446 notifiche sino al 18 giugno scorso c'è l'Italia con 242 progetti notificati al ministero della Sanità e quasi altrettanti campi in cui i vegetali manipolati, in silenzio, sono già coltivati. E, incredibilmente, i nostri laboratori biotecnologici in campo sono assai di più dei contestatissimi 177 dell'Inghilterra o dei 152 della Spagna. Il quadro che emerge mostra che in alcune Regioni la sperimentazione ha una diffusione non trascurabile. E' il caso dell'Emilia-Romagna, dove le coltivazioni di barbabietole da zucchero, soia e mais non mancano quasi in nessuna provincia.

di Massimo Ilari e Mimmo Tringale

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