Un carcere auto-gestito - di Paolo d'Arpini

Sempre più drammatiche le informazioni che giungono dal girone infernale carcerario, gli istituti penitenziari scoppiano ed anche il cervello di chi ci abita...
Prima di tutto un istituto di pena, come viene chiamato oggi, dovrebbe produrre la riabilitazione e la rieducazione del detenuto. Ciò non avviene nel presente modello coercitivo ed infatti coloro che finiscono in carcere escono più disperati di prima… se non a gambe tese!

18 Marzo 2010
Il dramma dei suicidi, del superaffollamento, del malfunzionamento e costo del sistema penitenziario in Italia sta dimostrando vieppiù che è necessario un cambiamento radicale nella gestione del delitto/pena. Riporto qui di seguito un mio testo inviato al Governo con la proposta di un carcere-cooperativa autogestito dai detenuti stessi.
 
Proposta di carcere auto-gestito
Al Presidente del Consiglio - Al Ministro della Giustizia - Alle Commissioni Parlamentari Preposte
Il sottoscritto firmatario, in considerazione delle condizioni pessime in cui versano i detenuti e del costo altissimo sostenuto dalla comunità nel mantenimento degli attuali Istituti carcerari, invita gli Organi dello Stato, le Camere e le Commissioni Parlamentari preposte a intraprendere un esperimento di riorganizzazione carceraria che sia realmente educativo e induttivo al pieno reinserimento sociale dei sottoposti al carcere.
A tal fine il sottoscritto propone un modello di carcere basato sulla auto-conduzione da parte dei detenuti, affiancati da volontari laici non stipendiati e con gli stessi poteri dei carcerati e conviventi stabilmente negli Istituti rieducativi stessi.
Il modello suggerito è quello di un "carcere-comunità" in cui i membri volontariamente accettano di seguire questa metodologia e possono gestire la struttura e provvedere al suo mantenimento sia economicamente che regolamentariamente, scegliendo lo svolgimento di un lavoro autonomo od organizzato collegialmente all'interno della struttura stessa. Un sistema carcerario cooperativo che prevede la produzione in proprio di beni, cibo, opere d'arte, oggetti e suppellettili scambiabili o commercializzabili liberamente, sia all'interno che all'esterno, come pure la possibilità di eseguire prestazioni d'opera per conto terzi. I membri lavoratori di questo carcere modello rinunciano ad ogni rimessa in denaro (da parenti od amici) prevista dall'attuale regolamento carcerario e si impegnano quindi a vivere unicamente del proprio lavoro, gestendo inoltre anche la mensa ed i vari altri servizi interni.
Gli addetti al controllo (le attuali guardie carcerarie) saranno ubicati all'esterno dell'Istituto ed avranno la funzione di impedire l'uscita (o l'entrata) non consentita dal perimetro carcerario e di svolgere quegli interventi che si rendessero necessari in casi di emergenza. Si consiglia che un siffatto carcere modello possa sorgere in zone disabitate ove sia possibile occuparsi di agricoltura, pastorizia o simili attività. Si consiglia inoltre che tale esperimento si effettui inizialmente per quei condannati non recidivi, naturalmente sensibili a questo metodo edificante, lasciando però la possibilità anche nei penitenziari (riservati ai detenuti recidivi) di giungere all'autogestione, ove le condizioni generali lo consentano.
Il sottoscritto ritiene che questa proposta innovativa, oltre che portare vantaggi alla società ed alle casse dello Stato e garantire dignità umana ai detenuti, sia portatrice di Civiltà, Emendamento e Compassione.
Cordiali Saluti.
Paolo D'Arpini, Circolo Vegetariano VV.TT. Calcata
www.circolovegetarianocalcata.it/?s=carcere+modello+
 

di Admin

Crimine e confessione Savonarola

09/05/2018 11:10

L'aumento dei crimini nei paesi di derivazione cristiana ritengo sia da collegare alla tolleranza interessata dei vari sistemi di governo occidentali, che dipende dalla sudditanza al potere religioso temporale esercitato dalla chiesa cattolica, specialmente in Italia, ma anche in tutti o quasi gli Stati del mondo. Man mano che l'Occidente prende possesso della cultura e dell'economia di altri Paesi, si ha il lamentato aumento della criminalità e del malcostume.
Potersi confessare dopo un qualsiasi delitto, anche il più atroce, e cavarsela con 2 avemarie e due paternostri, fa sì che gli impulsi della coscienza siano abbondantemente messi da parte e rimangano inascoltati. Senza contare l'esempio che la chiesa cattolica e le sue collegate hanno dato nei secoli fino ad oggi: intrallazzi, truffe, malcostume, ruberie, assassini di persone e stragi di popoli interi.
Dall'erbaccia non può nascere un buon frutto.

un carcere auto gestito Paola Botta Beltramo

17/01/2018 12:33

L’antropologo-teosofo Bernardino del Boca , nel corso di una sua conferenza ,disse che quando nel 1946 si trovò in Thailandia riscontrò che in quel paese le carceri erano quasi vuote. I pochi carcerati erano visitati da monaci buddisti i quali svolgevano il loro servizio con lo scopo di capire anche i motivi più reconditi che avevano portato quelle persone ad infrangere la legge. Il giudice supremo René Guyon, diventato amico di B. del Boca, dopo ver ascoltato il risultato delle ricerche dei monaci, decideva se scarcerare o meno quelle persone. Ma, aggiunse B. del Boca, dopo la guerra del Vietnam la situazione peggiorò notevolmente. La guerra scatenò la paura anche fra la popolazione thailandese, conseguentemente si sono divulgate prostituzione - prima vi era un certa libertà raramente mercificata – droghe ecc., e sono aumentati i reati di ogni genere. Forse anche nelle nostre carceri si dovrebbero ricercare le cause più recondite ma ancora non si usano le ricerche più avanzate che consentirebbero di capire che a monte di alcuni atteggiamenti delinquenziali esistono dei traumi emotivi profondi.
Il dr. R. G. Hamer dedica alcune pagine del suo libro “Testamento per una Nuova Medicina” sull’”insorgenza di crimini spontanei ovvero di reati”( da pag. 989 a pag. 1022). Da pag. 990: “Nessuno conosceva la causa effettiva per il verificarsi di reati spontanei (al contrario di crimini da tempo premeditati, per esempio politici, economici o medici ecc.). le istituzioni non vogliono neppure conoscere le cause...”

Franca Oberti

29/08/2017 11:26

Da anni penso anch'io che il carcere non aiuta certo né a recuperare né a educare. Il modello proposto nell'articolo è edificante. Purtroppo dubito che si trovino sufficienti volontari laici non stipendiati. Inoltre prima di affidare gli incarichi dovrebbero fare dei test attitudinali e tener separate le persone aggressive. Insomma sono molto perplessa. So che non è né umano né cristiano, ma per certi soggetti vedo solo i lavori forzati di lontana memoria

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