Veicoli elettrici al 100%, zero emissioni: il progetto iaiaGi

Hanno acquistato un’utilitaria, l’hanno convertita a veicolo elettrico sviluppando un prototipo finanziato grazie a un prestito ottenuto dalla società di microcredito Mag6, hanno caricato su una piattaforma open source tutto il know how e le informazioni a disposizione e stanno invitando imprese locali a preparare i kit di conversione che ogni cittadino potrà utilizzare per convertire il proprio veicolo. Succede a Modena.

16 Marzo 2018

«L’obiettivo è anche che nascano cooperative, magari costituite appositamente, nelle quali ciascun utente finale entri come socio per essere proprietario del processo produttivo, che non sarà soggetto ad alcun brevetto» spiega Valerio Vannucci, presidente dell’associazione Moseer , nata a Modena nel 2016, anima del progetto chiamato «iaiaGi», che ha il sostegno del Comune di Castelfranco Emilia (Mo) e la mediapartnership di Terra Nuova.

Progetto che non ha alcuna intenzione di concludersi con la diffusione dei kit «condivisi» di conversione degli automezzi. «Quello che oggi noi stiamo mettendo in piedi vuole rappresentare una fase di transizione verso un modello di mobilità interamente basato sul trasporto collettivo» prosegue Vannucci. «Ma siccome non è possibile né realistico pensare di costruire una nuova società dal nulla, ce la stiamo costruendo giorno per giorno. Il nostro obiettivo è un’economia solidale nel vero e proprio senso della parola, con una modifica sostanziale, anzi radicale, del modello economico attuale; ecco perché abbiamo aderito come associazione al Distretto dell’economia solidale del nostro territorio. Iniziamo dando modo alle persone di non acquistare il nuovo, bensì di convertire l’esistente rendendolo meno impattante per l’ambiente; nel frattempo, confidiamo che si studino e sviluppino soluzioni per un corretto smaltimento dei veicoli divenuti obsolescenti e per una mobilità efficiente ed efficace che avrà sempre meno bisogno dei mezzi di trasporto individuali».

Il progetto iaiaGi

«Il nome del progetto, iaiaGi , è l’acronimo della definizione in inglese Integrated automotive idea for advanced Galileo Ferraris finding implementation (Idea avanzata di mobilità integrata per la realizzazione della scoperta di Galileo Ferraris)» spiegano il vicepresidente di Moseer, Alberto Trentadue, e uno dei soci, Franco Vecchi. «La piattaforma di sviluppo sarà open hardware e open source; la forma a cui si ispira è quella del modello di sviluppo del dispositivo Arduino. Produrremo tutta la documentazione e tutto l’hardware necessario per la conversione di ogni tipologia e modello di veicolo e la piattaforma verrà continuamente aggiornata e implementata; siamo organizzatiper includere contributi e informazioni da ogni parte del mondo. Abbiamo già aziende che hanno accettato di collaborare, ma puntiamo a creare consorzi o cooperative dove gli stessi utenti siano soci. Per il completamento del prototipo abbiamo ottenuto un finanziamento da Mag6 e anche questo ci è sembrato fin da subito un passo coerente e, per di più, non abbiamo chiesto finanziamenti a nessun istituto bancario. Il progetto, nel suo complesso, prevede tre fasi. La prima, terminata, è stata quella di realizzazione del prototipo dimostrativo e di laboratorio, nel senso che è destinato a continue modifiche per evolvere tecnologia e conoscenze; la seconda consiste nell’ingegnerizzazione del kit di conversione, che parte quest'anno e durerà un anno; la terza fase vedrà l’industrializzazione e la commercializzazione del kit e la creazione progressiva del modello di impresa diffusa. I veicoli verranno omologati ai sensi del decreto attuativo numero 219 del 1° dicembre 2015 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’11 gennaio 20165».

Il progetto iaiaGi è al momento unico in Italia con queste caratteristiche e con questo respiro. «In Emilia abbiamo trovato una forte sensibilità e una grande attenzione su queste tematiche, oltre a una fattiva collaborazione da parte delle aziende. Ora contiamo di diffondere il modello nelle altre regioni, per creare economie locali a bassissimo impatto e alta condivisione» conclude Vannucci.

di Terra Nuova

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