Gli agnelli, il vegetarianesimo e i pastori d’Abruzzo

Per una Pasqua non violenta da anni Terra Nuova ospita con condivisione ed entusiasmo gli appelli delle associazioni animaliste, vegetariane e vegane contro la macellazione degli agnelli. Ma a rivendicare il loro ruolo e la loro attività sono quest’anno anche i pastori, in particolare quelli d’Abruzzo. Abbiamo voluto dare voce anche a loro, perché anche la loro prospettiva esiste. E dal confronto, cui vi invitiamo in maniera costruttiva, non può che nascere qualcosa di buono.

19 Aprile 2014

“Scusate se esistiamo anche noi”: scherzano sul titolo del film (“Scusate se esisto”, regia di Riccardo Milani) che ha appena concluso le riprese tra le loro greggi, i pastori abruzzesi. Hanno “incassato” anche l’adozione in diretta di tre delle loro pecore. Ad adottarle Raoul Bova, Paola Cortellesi e Marco Bocci. Ma poi, i pastori d’Abruzzo, dopo la battuta, tornano seri e intervengono con una lettera con la quale rivendicano l’importanza del loro ruolo. Parlano per bocca del presidente dell’associazione regionale ovicaprini Nunzio Marcelli: definiscono eccessiva la guerra al consumo di carne d’agnello. Abbiamo voluto dare voce anche a loro, dare loro modo di spiegare le loro posizioni. Perché è proprio dal confronto costruttivo che si possono fare passi avanti.

«I pastori sono impotenti davanti ad imponenti campagne mediatiche come quelle messe in piedi per contrastare la cosiddetta "strage degli agnelli" e ci chiediamo come finirà» scrive Marcelli. «Fin troppo facile scorrere le pagine web dedicate alle attività dell'onorevole Michela Brambilla, che da titolare di un'azienda che importa e commercializza salmoni e gamberetti, si scaglia contro il consumo di carne. Evidentemente nel mondo della comunicazione e dei buoni sentimenti, il pesce non è carne. Ma i pastori e allevatori non ci stanno: perché non bisogna dimenticare che dietro a tutto questo ci sono storie, aziende, economie, conservazione della biodiversità; e turismo, enogastronomia, prodotti d’eccellenza. Che vengono a cercare da tutto il mondo, da Obama a De Niro, che i prodotti pastorali d’Abruzzo li ha voluti nel suo ristorante di New York. Chi vuole fare scomparire tutto questo abbia il coraggio di dire come stanno le cose: senza allevamenti, senza agnelli, non ci sarebbero più nemmeno questi pascoli, questa fauna selvatica per la cui protezione siamo tutti mobilitati, dal lupo all’orso, simboli di un ambiente incontaminato, quello d’Abruzzo, che è stato preservato fino a qui proprio grazie alla presenza delle greggi, al pascolamento. Ora che le luci del cinema si sono spente sul candido manto delle loro pecore, che attendono a giorni la tosatura come da tradizione, i pastori chiedono: che ne sarà di noi? Abbiamo diritto di esistere? E chiedono giustizia e verità. Perché chi con una mano commercializza salmoni e con l’altra attacca la “strage” degli agnelli, deve dire come vengono condotte queste aziende, con gli animali sempre liberi e al pascolo, in conduzione tradizionale e biologica, greggi che ancora fanno la transumanza, che producono formaggi unici al mondo. E deve dire che, senza allevamento, senza agnelli, tutto questo – comprese le greggi - scomparirà. Chiedono giustizia e verità e lo chiedono, per primo, a chi da sempre difende la migliore tradizione italiana e il suo legame con il territorio, come Slowfood, ma anche a tutti quelli che hanno davvero a cuore la sorte di queste  pecore, selezionate da millenni come animale da allevamento, e della fauna selvatica che da sempre le accompagna. Non solo lupi, orsi, volpi, ma anche gli uccelli che dal concime delle greggi traggono il loro nutrimento e le specie erbacee che solo grazie al pascolamento conservano la loro diversità e ricchezza. Un mondo intero: economico, ambientale, culturale. Che viene dipinto, grazie ad un'intensa campagna stampa, tutto al negativo, e non ci sta». 

di Beatrice Salvemini

Gli agnelli, il vegetarianesimo e i pastori d’Abruzzo
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Franco

13/04/2017 21:33

Andate tutti a vedere come allevano le galline e i maiali e poi vedetevi la loro macellazione. State facendo di tutto per distruggere l'Abruzzo... La colpa è solo di chi richiede carne di agnello o di pecora. Chiedeteci più formaggi e fate i vostri cuscini e meterassi di lana di pecora e vedrete che le cose cambieranno.
Non facciamo tutti gli ipocriti!!!

Beatrice

22/04/2014 02:18

Sia sul sito che sui social network la lettera del presidente regionale Marcelli ha acceso un vivace dibattito, come su tanti temi che toccano tutti noi nelle corde più esposte e sensibili. Riteniamo utile che opposti schieramenti si confrontino, che persone di idee e appartenenze diverse spieghino reciprocamente le proprie ragioni e Terra Nuova è diventato "terreno" per questi confronti, come ci teniamo ormai da tempo a spiegare. Riteniamo eccessivo paragonare questo articolo con gli F35 e i bambini che muoiono sotto le bombe; occorre per ogni cosa un certo senso della relatività e del tutto. Rinnoviamo quindi l'invito al confronto, perchè ospitare voci e opinioni diverse non significa "sposarle" tutte o scegliere la propria crociata. E a te Laura diciamo che, se hai apprezzato e apprezzi Terra Nuova, significa che sei una mente e un cuore aperto, come cerchiamo ogni giorno di essere noi. Un augurio a tutti di ....buona terra Nuova!

laura maccarone

22/04/2014 00:25

dopo aver letto questo articolo ho deciso con grande dispiacere di non rinnovare il mio abbonamento pluriennale a terranuova

Marco Reggio

20/04/2014 18:45

beh, adesso mi aspetto che AAM Terra Nuova, quando ospiterà un articolo contro, che so, gli F35, intervisti poi anche qualche generale dell'esercito, magari qualche guerrafondaio impenitente, no? No, così, per par condicio. Del resto anche lì ci sono posti di lavoro in gioco, e dal "confronto" vengono sempre cose buone. Io però non lo vado a spiegare ai bambini iracheni o afghani bombardati, eh... (e neanche agli agnelli - o ai pesci - massacrati per far baldoria)

Mariano Saba

20/04/2014 09:17

ho paura che si stia rasentando l'idiozia in quanto ci preoccupiamo di non ammazzare gli agnelli e non ci preoccupiamo del rispetto dell'uomo. viviamo in una società che non ha rispetto di nessuno solo dei soldi e dell'economia e ci preoccupiamo della coscienza umana per non uccidere gli agnelli pasquali ma ci rendiamo conto in che mondo viviamo? meditate gente meditate...

roberto ghisellini

19/04/2014 11:30

Tutto ebbe inizio con Abramo, lui uccide l'agnello e tutto va bene, se invece lo uccide un pastore si accende un putiferio. Se gli allevatori macellano è perchè c'è richiesta di carne, anche tra i vari religiosi di ogni confessione dagli ebrei ai cristiani, agli islamici.

anna

19/04/2014 07:42

sottoscrivo pienamente anche quello che ha scritto Loredana!

anna

19/04/2014 07:39

Un'altra economia si può costruire. E in ogni caso i pastori d'Abruzzo e tutti gli altri che fanno allevamento possono fare le cose in modo diverso; a cominciare dal preoccuparsi veramente e attivamente di come gli animali vengono trattati in vita e poi quando vengono macellati. L'inchiesta di Animal Equality Italia (http://bit.ly/VideoCrudelt%C3%A0Agnelli2014) la dice lunga. Vogliamo vedere qui come vengono trattate le pecore per il divertimento umano? https://www.facebook.com/photo.php?v=706952422681662 ... Insomma si può essere anche onnivori, mangiare carne, ma rispettare almeno in vita gli animali; utilizzare il loro vello ma rispettandoli. Invece no: li si considera solo "prodotti", alla fine. Elemento che compone il conto economico. Così alla fine, come tutti d'altra parte, si raccoglie quel che si semina; e chi compra, tanto per essere chiari, per di più si mangia con la carne anche tutto il dolore e la paura provata dall'animale, se non altro nei suoi ultimi giorni di vita. Buon appetito...

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