I Retakers, quando vince il senso civico

Riprendersi la città e averne cura in nome di una responsabilità civica che punta ad essere contagiosa e coinvolgere cittadini di qualsiasi età e genere: è il senso che i Retakers danno alla loro azione. Con 3-4 ore alla settimana gruppi di  cittadini per lo più tra i 20 e i 35 anni ripuliscono i muri delle proprie città dalle scritte, rimuovono manifesti abusivi e favoriscono l'arte di strada.

09 Agosto 2015

Attivi già da cinque anni a Roma, il movimento Retake si è diffuso sia nei territori limitrofi come Ostia, Bracciano, Ardea, Rocca di Papa, Nemi, Pomezia, che in altre città, come Milano, Firenze, Varese, Bari, Torino e recentemente Senago, Capua, Bolzano e Terni.

Ce ne parla Alessandro Calabresi di Retake Roma, che racconta com'è nato questo movimento, com'è organizzato e come riesca a coinvolgere un numero sempre maggiore di cittadini che vogliono valorizzare il bene pubblico e l'ambiente in cui vivono.

Da chi è nata l' idea di iniziare a ripulire la città e come si è intessuta la rete di persone che gravitano attorno a Retake?

Retake Roma è nata nel 2009 da una signora italo-americana residente da decenni a Roma, Rebecca Spitzmiller, la quale, stanca delle scritte presenti sulle colonne di ingresso del proprio palazzo di viale Eritrea, decise insieme al figlio di provare a ripulirle, usando olio di gomito e vari prodotti per capire quale fosse più efficace. Da questa prima esperienza iniziò, insieme ad amiche italo-americane residenti a Roma, ad intervenire anche sulle strade circostanti, rimuovendo adesivi dai pali della luce e dalle cassette postali e tentando di eliminare le scritte apposte sulle superfici. Pian piano la rete di persone coinvolte si è estesa, come anche le collaborazioni con altri soggetti, come l’Ambasciata degli Stati Uniti d’America e varie scuole, inspirandosi alla campagna americana Keep America Beautiful, con l’obiettivo di riappropriarsi del bene comune, di curarlo e di sentirlo proprio, spingendo i cittadini ad interessarsene e ad attivarsi direttamente senza aspettare l’intervento dall’alto. Questa attività basata sul volontariato e sulla libera partecipazione di tutti in base alle diverse disponibilità è poi esplosa nell’estate del 2014 con l’utilizzo dei social network, a partire da facebook, dove il movimento si è organizzato con una pagina (25.000 like ad oggi) e con numerosi gruppi locali romani (circa 70) per poi estendersi anche al di fuori.

Come reagiscono i cittadini alle vostre azioni di ripulitura? Partecipano e si uniscono spontaneamente o siete voi a prendere i primi contatti e ad avvicinarli per cercare di allargare la rete?

I cittadini reagiscono in molti modi diversi:

- chi si congratula spronandoci a continuare ma senza partecipare lui stesso;

- chi reputa i nostri interventi inutili perché “tanto poi risporcano”;

- chi non potendo intervenire direttamente, a causa del lavoro e dell’età avanzata, ci offre un caffè o dell’acqua

- chi dice che pagando le tasse non spetta a lui pulire la città;

- chi si stupisce e ci dice di aver trovato finalmente qualcuno che ha attuato la sua stessa idea e partecipa al primo evento programmato;

- chi ci dice “venite anche sotto al mio palazzo”; al che noi spieghiamo che non siamo una società su chiamata, che gli interventi vanno fatti da tutti i cittadini in prima persona e che noi possiamo sì andare una prima volta per spiegare e mostrare come agire, ma che l’azione spetta a chi in quel palazzo e in quelle strade vive;

- chi non crede che siamo semplici volontari non pagati da nessuno che impegnano parte o tutto il loro tempo libero in queste attività senza desiderare altro che una città più pulita, più sensibilità per la cura dei beni comuni e un diverso senso civico basato sul rispetto delle regole e dell’altro.

Di recente ha fatto notizia l’hashtag dell'attore Alessandro Gassman #Romasonoioper portare all’attenzione generale il ruolo dei cittadini nel decoro e la pulizia della capitale. Avete avuto contatto con Gassman? Conosce la vostra realtà?

Fin da subito, dopo la proposta lanciata da Alessandro Gassman, molte persone che ci seguono o svolgono attività con Retake Roma hanno risposto all’attore segnalando l’esistenza da tempo del nostro movimento e di come si occupasse dei problemi con lo stesso approccio proposto dall’attore. Retake Roma ha più volte contattato Gassman per poter unire le forze e per poter lavorare insieme per gli stessi scopi, ma ancora non ha avuto risposte; tuttavia aspettiamo fiduciosi che da settembre, con il ritorno di Gassman in città, si possa avviare questa collaborazione per poter coinvolgere un numero sempre maggiore di persone nella cura e difesa della loro città.

Siete molto attivi sui Social networks per coordinare e diffondere le azioni che avete in programma: su che base decidete di organizzare le iniziative e dedicarvi proprio in quel giorno alla ripulitura di un quartiere piuttosto che un altro? Fate affidamento anche alle sollecitazioni di cittadini che magari vi contattano segnalandovi determinate situazioni di degrado?

Ogni gruppo, grazie soprattutto a facebook, organizza i propri eventi a seconda della disponibilità delle persone per una certa data, delle condizioni metereologiche e delle necessità impellenti sulle quali intervenire; naturalmente coinvolgendo volontari si cerca di convogliare gli eventi nel fine settimana o anche nei giorni feriali dopo l’orario lavorativo, ma spesso accade che anche senza molto preavviso una o due persone dicano di essere disponibili per un certo giorno ad un certo orario e subito si organizza un evento per quella data, sperando che anche altri volontari possano aggregarsi. Tutto è molto immediato e semplice, per far nascere un evento bastano due persone che possano dedicare un po’ di tempo per attuare anche un piccolo miglioramento delle condizioni del loro quartiere. Le segnalazioni dei volontari, o dei cittadini più in generale, sono fondamentali per intervenire, valutandone la fattibilità, ma è sempre importante ricordare che i retaker non intervengono su chiamata, intervengono per collaborare con colui che segnala, per dargli indicazioni ed aiutarlo, nello spirito per cui ognuno di noi è responsabile delle condizioni che ci circondano e che deve intervenire senza delegare gli altri, in base alle sue possibilità e condizioni. Essere retaker significa poter intervenire in molti modi: pulendo con prodotti comuni e olio di gomito, parlando con amici e vicini invitandoli a riflettere e a diffondere l’iniziativa, sostenendo con un caffè, con un detergente, in qualsiasi modo si possa, tenendo presente che bisogna anche sporcarsi le mani per vedere un cambiamento tangibile.

Non credete che l'iniziativa spontanea possa usurpare, in un certo qual senso, ruoli e compiti che spettano a organismi ed enti pubblici preposti e retribuiti a svolgere i compiti di cui vi fate carico?

Crediamo nell’importanza della partecipazione dei cittadini a livello orizzontale nei problemi della città e nella loro risoluzione, in un attivo impegno di ciascuno in base al principio di sussidiarietà sancito dall’art. 118 della Costituzione. Ciò non significa che ci si voglia sostituire all’amministrazione o agli organismi preposti per questi interventi, ma che si voglia affiancarli, specie in situazioni di estrema criticità come quelle attuali. In una città ideale il retaker non esisterebbe, ma nella nostra può svolgere un ruolo fondamentale per fare, collaborare e sottolineare le mancanze degli organismi che dovrebbero intervenire. Molti ci dicono che si pagano già le tasse per la pulizia e la cura generale della città e ciò non solo è vero, ma non dobbiamo mai dimenticarcene e smettere di pretendere il corretto svolgimento di servizi per i quali tutti paghiamo, ma di fronte ad enormi lacune in questi servizi è necessario non stare ad aspettare, denunciare sempre, ma contemporaneamente agire, perché a nessun cittadino crediamo possa piacere vedere le strade sporche, manifesti ed adesivi abusivi ovunque, tags sui muri dei palazzi. Al cittadino è riconosciuto il potere di intervenire, perché tutto ciò lo riguarda ogni giorno direttamente.

Gli attrezzi per le azioni di clean up oltre che da privati sono donate anche da aziende e multinazionali: non temete che qualcuno possa mettere il cappello sulle vostre iniziative o approfittarne per farsi pubblicità?

Essendo volontari anche i mezzi con i quali agiamo sono volontari, ognuno ha un proprio equipaggiamento più o meno completo con il quale opera; tuttavia spesso abbiamo l’esigenza di strumentazione più adeguata per interventi più ampi, ad esempio grandi superfici da verniciare o da ripulire con idropulitrici, come anche prodotti specifici per eliminare le tags o per proteggere le superfici pulite o le opere di street art legale che promuoviamo. Per affrontare questi casi, non disponendo di risorse finanziarie al di fuori di piccole donazioni sporadiche, abbiamo pensato di collaborare con aziende private o associazioni di categoria in grado di aiutarci, organizzando un evento insieme da loro promosso, nel quale avviene la donazione del materiale e il nostro ringraziamento, ripetuto nei canali social. Ciò, insieme a donazioni di materiali da parte di singoli privati o di aziende anche al di fuori di eventi, ci ha permesso interventi importanti che altrimenti senza questo tipo di collaborazioni non saremmo stati in grado di attuare. Le nostre sono sempre iniziative Retake, ovvero della comunità di semplici cittadini, in cui sono possibili collaborazioni e affiancamenti, se finalizzati ai nostri obiettivi e se rispettosi della nostra ottica di volontarietà ed assoluta indipendenza. Spesso ci sono state proposte collaborazioni con entità di natura politica, che siamo sempre stati costretti a declinare proprio per non dare un carattere particolare ad un movimento che è nato e che continua ad espandersi grazie alle sue peculiari caratteristiche di volontarietà, indipendenza, apartiticità. La nostra importante, fondamentale, collaborazione con l’amministrazione comunale è sussistita sempre oggi come ieri, con amministrazioni di differente natura politica, perché non ci interessa il colore politico, ma il ruolo ed il sostegno del soggetto pubblico nella società cittadina. Eventi con scopi analoghi o identici ai nostri, ma promossi da soggetti di un particolare schieramento o natura non sono da noi avversati, tutt’altro, perché contribuiscono alla cura della città, ma vanno ben identificati e non promossi come eventi Retake, perché pur avendo stesse finalità, nascono con diverse caratteristiche.

A seguito del Mayday di Milano, lo scorso 1° maggio, i cittadini hanno preso in mano scope, palette e pennelli e si sono dati da fare per riemettere a posto i danni fatti a vetrine e infrastrutture della città: avete avuto modo di partecipare?

In quella occasione Retake, come Retake Milano, non solo è stato presente, ma si è dimostrato essere uno dei protagonisti nel cancellare, quando possibile, i danni arrecati alla città e soprattutto nell’organizzare la manifestazione stessa, collaborando con l’amministrazione comunale e diffondendo tramite i suoi canali social e i suoi volontari la necessità di scendere in strada, di dimostrare che i milanesi difendono la propria città e non permettono che essa venga vandalizzata rimanendo indifferenti. In quella giornata di orgoglio civico e di difesa del bene pubblico, Retake Milano si è unita ad altre organizzazioni come a tantissimi cittadini per dimostrare non solo che si può operare direttamente per ripulire la città, ma soprattutto per rendere evidente l’orgoglio cittadino, il senso di appartenenza alla comunità che caratterizza numerosissime persone, molte più di quelle che appaiono, perché spesso molti semplicemente non sanno come poter dare il proprio contributo o non hanno incontrato per strada un retaker che con la sua pettorina e con il suo raschietto, con stracci, solventi, scopa e detergente, cerca di rendere evidente come la città ci appartenga e come sia in  nostro potere contribuire costantemente alla sua tutela.

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di Marta Valota

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Pippo

18/08/2015 16:01

Quando quando l'attivazione civica focalizza il problema sbagliato consciamente o non consciamente..in bocca al lupo

Vivere a basilica s.paolo e voler vedere quel quartiere rifiorire secondo me significa spingere per più asili, mezzi pubblici regolari, un'abitare sostenibile, percorsi natura, valorizzazione dei parchi, messa a sistema di tutti i writer, musicisti, poeti della zona, e non ripulire via gozzi ogni due mesi...inoltre spero che quell'istallazione davanti alla metro san paolo non sia un'opera di retake. Se quello è un messaggio politico...mi spaventa ancora di più due cubi grigi e pezzi di ferro neri senza colori...certo nessuna scritta o adesivo che diano fastidio (forse) a chi voglia ardentemente ordine e pulizia...ma comunque sia, a mio modesto parere, cemento griggio su ferro nero... è peggio...è degrado vero è un'orizzonte di triste ordine una limitazione di ambizioni...

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