Amore, desiderio, bisogno e paura

Sono moltissime le canzoni che contengono le parole "ti amo; ho bisogno di te" dove "amore" coincide con "volere a tutti i costi" e che l’altro sia lì solo per soddisfare i nostri bisogni.

24 Ottobre 2013
Amore, desiderio, bisogno e paura

Amore, desiderio, bisogno e paura

Lo chiamiamo amore, ma spesso è un insondabile miscuglio di attrazione, bisogni e paure. Nel libro «Sono qui per te», di cui pubblichiamo un breve estratto, Thich Nhat Hanh analizza le condizioni ottimali per creare un rapporto d’amore consapevole e duraturo.

Ogni essere umano desidera amare ed essere amato, è del tutto naturale; spesso però l’amore, il desiderio, il bisogno e la paura si mescolano tutti insieme. Sono moltissime le canzoni che contengono le parole «ti amo; ho bisogno di te»; versi come questi sottintendono che «amare» coincida con «volere a tutti i costi», e che l’altro sia lì solo per soddisfare i nostri bisogni.

Forse abbiamo la sensazione di non poter sopravvivere senza l’altro. Quando diciamo: «Caro (cara), non posso vivere senza di te, ho bisogno di te» pensiamo di parlare la lingua dell’amore, abbiamo perfino l’impressione di fare un complimento all’altro. Quel bisogno, però, in realtà è una prosecuzione della paura e del desiderio originari, che ci accompagnano fin dai primi anni di vita. Da neonati eravamo impotenti: avevamo braccia e gambe, ma non le sapevamo usare per spostarci; erano davvero poche le cose che riuscivamo a fare da soli. Eravamo passati da un posto caldo, umido e confortevole quale il grembo materno a un posto freddo e duro sotto una luce accecante. Per poter esalare il primo respiro avevamo dovuto prima espellere il liquido che ci riempiva i polmoni: un momento davvero pericoloso!

Il nostro desiderio originario è stato dunque quello di sopravvivere, e la nostra paura originaria è stata che non ci fosse nessuno a prendersi cura di noi. Prima ancora di imparare a parlare o di comprendere quello che ci veniva detto, il suono dei passi che si avvicinavano significava che sarebbe arrivato qualcuno pronto a nutrirci e a badare amorevolmente a noi.

Questo ci rendeva felici: avevamo davvero bisogno di quella persona! Da neonati sapevamo distinguere l’odore della mamma, o della persona che si prendeva cura di noi, e conoscevamo il suono della sua voce. Abbiamo imparato ad amare quell’odore e quel suono. Quello è stato per noi il primo amore, l’amore originario, nato dal nostro stato di bisogno. È del tutto naturale. Quando cresciamo, in molti di noi è ancora presente l’originario desiderio di sopravvivenza. Pensiamo di non riuscire a vivere senza che qualcuno si prenda cura di noi. Per questo ci mettiamo in cerca di un partner, senza renderci conto che il bambino che è in noi sta cercando quella sensazione di sicurezza e di agio che provava quando arrivava un genitore o una «tata» a prendersi cura di lui.

Da piccoli l’odore della mamma era per noi il più buono al mondo, perché avevamo bisogno di lei. In Asia le persone usano il naso, più che la bocca, quando si baciano: riconoscono con piacere l’odore dell’altro. Forse in una relazione ci rilassiamo, pensando: «Ora sto bene perché ho qualcuno che mi ama e mi sostiene»; in realtà il bambino che è in noi sta dicendo: «Ora mi posso rilassare perché qui c’è la persona che si prende cura di me».

Quella sensazione di gioia non viene solo da un reale apprezzamento della presenza dell’altro: ci sentiamo felici e in pace, invece, perché con quella persona possiamo sentirci al sicuro e a nostro agio. In seguito, quando la relazione si fa difficile, non siamo più così rilassati e la felicità se n’è andata.

Paura e desiderio sono collegati fra loro. Sulla base della nostra paura originaria nasce il desiderio della persona che ci ha fatto sentire bene, al sicuro. Un bambino lo sente: «Sono impotente; non ho modo di prendermi cura di me stesso. Sono vulnerabile; ho bisogno di qualcuno, altrimenti morirò». Fin quando non li riconosciamo, ce ne prendiamo cura e li sciogliamo, quei sentimenti continueranno a determinare le nostre decisioni. Se da adulti continuiamo a sentirci incerti e insicuri, si tratta della prosecuzione della paura originaria che non abbiamo ancora riconosciuto e compreso.

Ognuno di noi desidera profondamente conoscere e capire il mondo ed esserne a sua volta conosciuto e capito; è una sete profonda quanto naturale. Spesso però quella sete ci spinge ad aspettarci qualcosa «da fuori».

Spesso ci capita di innamorarci di una persona prima di aver avuto il tempo di capire noi stessi. Altri continuano ad aspettare qualcosa o qualcuno che li faccia sentire appagati; è una delle ragioni per cui molti di noi, nei paesi industrializzati, vanno di continuo a controllare se sono arrivati messaggi sul cellulare o nella casella di posta elettronica.

Ogni tanto capita a tutti noi di sentirci soli. Quando proviamo quel sentimento, forse cerchiamo di riempire il vuoto mangiando, bevendo alcolici oppure dandoci al sesso; ma il senso di solitudine persiste anche mentre ci godiamo quelle esperienze, anzi, diventa ancora più profondo.

Riusciamo a trasformare quel senso di solitudine solo quando comprendiamo davvero noi stessi e la persona che amiamo. D’altra parte non basta convivere o avere rapporti sessuali per far svanire quel senso di isolamento, non basta neanche fare un figlio insieme perché due persone smettano di sentirsi separate. Solo quando pratichiamo la consapevolezza e siamo in grado di tornare «a casa» da noi stessi e dall’altro riusciamo a dissolvere l’isolamento reciproco.

Articolo tratto dal mensile Terra Nuova Ottobre 2013, dove è stato pubblicato un passo tratto dal libro Sono qui per te: il primo libro del monaco zen Thich Nhat Hanh dedicato ai temi di un'intimità e una sessualità consapevoli.

Il libro Sono qui per te è in vendita in offerta su www.terranuovalibri.it, lo shop online di Terra Nuova.

Di seguito potete leggere in anteprima alcune pagine del libro:

 

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