Nepal: un'avventura interiore

Non sempre i viaggi sono finalizzati al semplice svago e diletto, qualche volta si possono trasformare in una vera e propria avventura interiore. Ed è proprio questo, quello che è successo a noi.

16 Gennaio 2002
Atterrare a Kathmandu ha significato scoprire un'altra dimensione; un mondo diverso è apparso ai nostri occhi regalandoci emozioni e sensazioni sconosciute.
Il Nepal, forse come tanti altri paesi asiatici, basti pensare alla vicina India, per tanti aspetti può essere vissuto come tutto e il contrario di tutto: gioia e sofferenza, povertà e ricchezza, vita e morte, si manifestano lì, più che altrove, come un vortice continuo ed inarrestabile; quegli stessi eventi che in Occidente sono nascosti da un velo di omertà e di patinata illusione, lì sono liberi di comunicarci la loro reale esistenza, bella o brutta che sia.
Ed è così che si mostra Kathmandu.
Cumuli di rifiuti abbandonati in strada cibo prezioso per vacche, galline e cani, cittadine e quartieri gremiti di persone dal via vai frettoloso, venditori ambulanti, bambini, accattoni alla ricerca di qualche rupia, sadhu fiduciosi di essere immortalati da qualche turista in cambio di cibo o danaro, taxi sgangherati, tuc-tuc, rischiò, biciclette, moto, carretti e Tata, gli autobus di linea dai sedili oramai consunti e arrugginiti. Tutto ciò rappresenta Kathmandu e l'anima del Nepal.
E ancora, in quel frastuono di voci e rumori, in quel disordine in qualche modo ordinato, tra quei tanti visi imbrattati e sporchi c'è tempo per uno sguardo, per un sorriso, per un saluto, Namaste!, un'antica usanza oramai sempre più volutamente in disuso da noi nell'evoluto Occidente.
Questa genuinità e anche la semplicità di queste piccole gesta, oltre alla gioia e all'entusiasmo di essere in vacanza, fa accalorare il cuore oramai inaridito dal nostro grigiore, dalla nostra pesantezza con cui trasciniamo avanti la nostra vita quotidiana. Eppure lì, dove sembra che la sofferenza umana sia maggiore per il mancato soddisfacimento di quei bisogni, definiti da noi stessi primari, si ha la tangibile sensazione che vi sia veramente più Vita.
Niente di nuovo, forse. Si sà, è così. Certo che lo è. E allora?
Il viaggio dell'anima
E allora, ha avuto inizio lì una sorta di viaggio dell'anima, della mente o del cuore, o come meglio lo si voglia definire. Non sentivamo la necessità di rivolgerci a qualche santone illuminato o monaco buddhista per richiedere l'elisir, la pratica o chissà che cos'altro, erano quegli odori nauseabondi, la vista dei corpi cremati, quell'acqua dei fiumi dove vita e morte era tutt'uno a far maturare in noi qualcosa. In principio provavamo un senso di disagio, psico-fisico, poi il rifiuto e il distacco, quel distacco che si avvale di quella falsa superiorità e presunzione che tutto giustifica e fa tacere con quel "perché noi (occidentali)...facciamo e siamo così e colà" pur di mettere a bada quell'esplosione di sensazioni che fanno paura. I primi due giorni a Kathmandu sono stati un inferno, saremo stati ben felici di cambiare destinazione pur di non sentirci invischiati in quel sudicio, in quella realtà; eppure proprio quella realtà ha costituito un fertile humus per far crescere in noi qualcosa di nuovo: forse per la prima volta abbiamo potuto veramente saggiare il significato di alcuni insegnamenti buddhisti riguardo al senso della Sofferenza e della Preziosa Rinascita Umana.
Ebbene si sà, ogni viaggio di ritorno porta con sè una maggiore apertura culturale, più entusiasmo, una chiarezza inedita di idee e di sani principi, un nutrito bagaglio di esperienze da condividere con le persone più care. Il viaggio è di per sè un grande dono, il viaggiare consapevolmente ancor di più.
Kathmandu
La giornata a Kathmandu si svolge in un caos frenetico e martellante, che rende difficoltoso rilassarsi e percepire l'anima, la vera essenza del luogo. Semmai è lo sconforto che a volte prende il sopravvento, perchè non vi è tregua a questo perpetuo movimento, a questo continuo pulsare, a questo eterno Samsara. Però, poi un'improvvisa quiete ci sovrasta, quando i primi colori della sera avvolgono la città di Kathmandu, ed è facile ora inebriarsi di un magico sentore: il vibrare dei campan

di Nicola Fontana e Cristina Michieli

Nepal: un'avventura interiore
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