Un tè tra le montagne

Faccia a faccia con il Kurdistan Turco... "Quest'anno ho passato sei mesi a Istanbul. Un po' per caso, un po' per mia volontà"...

25 Novembre 2011
Sono arrivato con un amico a bordo di una Renault 4 e ho deciso di trovarmi un lavoro per poi proseguire verso l'Asia. Non avevo calcolato dove mi trovavo, né quali fossero gli stipendi. Ho comunque lavorato in un bar per un mese e mezzo, poi in un ostello per quattro mesi. In questo lasso di tempo ho sentito parlare spesso della questione kurda e del cosiddetto Kurdistan Turco, sebbene questo stato non sia ad oggi riconosciuto e sulle carte geografiche sia a tutti gli effetti parte della Turchia. Incuriosito dalle differenti versioni a seconda di chi fosse il mio interlocutore, decisi che nel momento in cui mi si fosse presentata l'occasione di tornare in questo stato, sarei andato a vederlo con i miei occhi. L'occasione si presenta il 26 maggio 2011, a ridosso delle elezioni parlamentari. Non poteva esserci momento migliore per abbinare al viaggio un po' di cultura socio-politica.

L'espresso del Sud
Nella lingua locale si chiama Guney Express: è il treno che dalla stazione asiatica di Haydar Pasha mi porterà fino a Diyarbakir, la capitale riconosciuta del Kurdistan Turco. È il mezzo più economico per raggiungere l'Est, e io, da sempre viaggiatore low-budget, non mi faccio scappare l'occasione per spendere poco e avere la possibilità di vedere, attraverso i suoi finestrini, la Turchia scivolarmi accanto. Salgo sul treno alle quattro del pomeriggio, raggiungo il mio scompartimento a cuccette e mi preparo psicologicamente alle prossime quaranta ore di viaggio. Insieme a me viaggia una coppia di signori anziani diretti a Malatya, con i quali provo da subito a comunicare. Lei si chiama Shaide, lui è Alì, e io, purtroppo, so tre parole di turco. Nonostante ciò, riusciamo a intrattenerci con disegni su un foglio e qualche altra piccola improvvisazione gestuale, a tempi alterni, per tutta la durata del viaggio.

Scopro così che hanno due figli, e uno di essi è quello che stanno andando a trovare, l'altra invece lavora per un albergo come receptionist nella città di Izmir. Passata la notte, mi sveglio in tarda mattinata senza più niente da mangiare o bere. Grazie a Shaide e Alì ho pranzo, cena, rispettivi cay (tè turco) e acqua in abbondanza, senza calcolare che durante la notte del secondo giorno, quando scenderanno dal treno, mi lasceranno la colazione che consumerò prima di arrivare a Diyarbakir. Il Guney Express mi ha così cullato attraverso le pianure, gli altopiani e le montagne della Turchia, e in un mattino soleggiato, mi trovo finalmente a destinazione.

Da Diyarbakir a Van
Prima di partire da Istanbul, mi ero premunito di alcuni contatti che fossero in grado di darmi una mano a capire meglio queste terre, e soprattutto queste persone. È così che rintraccio una famiglia fiorentina che da sette anni vive a Van, città di frontiera tra Iran e Turchia e situata a 1700 metri sul livello del mare. Sarà per questo che, appena arrivato a Diyarbakir, correrò alla stazione degli autobus per raggiungere Roberto, Costanza e Gabriella, ai quali rimangono pochi giorni prima di tornare in Italia per una breve visita alla
madre di quest'ultima...

Sempre nell'articolo:

- Van: la città di frontiera
- La diga di Hasankeyf
- Diyarbakir: il Kurdistan in piazza
- Il colpo di coda


La versione completa dell'articolo è pubblicata nel numero cartaceo della rivista Terra Nuova - Dicembre 2011 disponibile anche come eBook.

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di Andrea Sawyer

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