Ecovillaggi e cohousing: quanto ti metti in gioco?

Giocare non è mai stato importante come oggi: nell'era della velocità e dell'efficienza, del profitto e della crescita, gli ecovillaggi e i cohousing propongono non sono solo soluzioni abitative ma esperienze per cambiare paradigma. E non si cambia senza mettersi in gioco.

23 Febbraio 2018

Quando si parla di vita di comunità, che sia in cohousing o in ecovillaggio, la nostra attenzione viene rapita da argomenti relativi alla progettualità, alla bioedilizia, all'organizzazione, al lavoro, alla relazione, all'agricoltura. Ma la vita di comunità è caratterizzata anche da aspetti meno evidenti, come la convivialità, l'espressione artistica, il gioco. Quest’ultimo è forse l'aspetto meno considerato e ancora troppo spesso additato come bisogno infantile; in realtà, giocare svolge un'importante funzione sociale e formativa. In questo articolo sono riportate esperienze dirette di gioco in comunità e alcuni suggerimenti da applicare nei gruppi.

Giocare insieme è una scoperta

Nicoletta Benfatti

"Nei giochi che coinvolgono diverse fasce d'età, l’arricchimento reciproco è certo, grazie alla compresenza di diversi punti di vista" spiega Nicoletta Benfatti, segretaria della Rete italiana villaggi ecologici-Rive e animatrice ludica "c'è quello dei bambini, degli adulti e degli anziani: ognuno apporta in base alla propria esperienza dei particolari che sicuramente altri non avevano tenuto in considerazione". Questa riflessione di Nicoletta Benfatti, scatena subito un ricordo nella mia mente. Un paio di mesi fa, durante una cena nell'ecovillaggio Tempo di vivere , il piccolo Pietro chiese: "giochiamo al gioco del sono felice perchè...?". La proposta venne accolta con piacere e le venti persone sedute al tavolo, una alla volta, iniziarono ad elencare tre cose accadute durante la giornata che li avevano resi felici. Il gioco durò tutta la cena e venne apprezzato sia dalla comunità che dagli ospiti: l’attenzione all’ascolto aveva portato calma e silenzio tra le mura della casa e, dopo giorni trascorsi in mezzo a tante persone, parole ed attività, era proprio quello che serviva. Inoltre, aveva creato un clima di dolcezza e riconoscenza, perché in varie affermazioni trasparivano apprezzamenti reciproci. Alla fine era emerso ciò che per ognuno di noi era stato veramente importante e tutti ci conoscevamo un po’ di più.

La scelta di vita in ecovillaggio o cohousing, necessita di serietà ed attenzione a ciò che si fa, a come si fa e a come ci si relaziona. Questo può generare nella quotidianità molte tensioni e una buona dose di leggerezza è necessaria. “Il gioco nelle comunità e nei gruppi” secondo Nicoletta Benfatti “ha tanti aspetti positivi, tra cui la valorizzazione di momenti di gioia fini a se stessi”. Come una battaglia a palle di neve tutti contro tutti! dove non c’è né obbiettivo né risultato da ottenere, se non quello di giocare fino allo sfinimento, crollando a terra e ridendo a crepapelle fino a sentire di nuovo freddo, che significa che è l’ora di rientrare in casa. “La leggerezza e la spensieratezza aiutano a rilassare il corpo e a staccarsi dai pensieri della quotidianità” prosegue Nicoletta “e se il gioco diventa una pratica costante nelle comunità, aumenta il piacere dello stare insieme e molte tensioni della vita quotidiana si sciolgono”.

Costruire la comunità giocando

Alcuni tipi di gioco possono essere strumenti di costruzione o rafforzamento della comunità e possono aiutare l'emersione di dinamiche spontanee, e quindi autentiche, di relazione e rapporto tra gli elementi di un gruppo. In un incontro che ho co-facilitato con Riccardo Clemente, co-presidente Rive e appassionato dei giochi di comunità, abbiamo proposto un gioco ad un gruppo formato da persone accomunate dall'esplicito intento di basare la propria relazione sulla collaborazione e la cooperazione. Abbiamo diviso il gruppo in tre sottogruppi e abbiamo dato loro un foglietto di carta con scritto un obiettivo, facendo attenzione che gli altri non lo vedessero. Lo dovevano raggiungere in un tempo stabilito e, senza ulteriori informazioni, abbiamo dato il "via!". Le persone sono corse verso il proprio obiettivo, coordinandosi appena con il proprio gruppo, iniziando una specie di lotta con gli altri per realizzare il proprio mandato. Due si contendevano una sedia, un altro ha alzato di peso l’avversario, un altro ancora insisteva nel mettere le sedie in una certa posizione.

Solo allo scadere del tempo i partecipanti hanno scoperto che i loro obiettivi non erano in competizione e che, parlando e cooperando, li avrebbero potuti raggiungere insieme senza lottare. Il mandato che avevano ricevuto non esplicitava se era lecito parlare, confrontarsi o condividere il proprio obiettivo con gli altri ma il “vuoto” creato dall'assenza di questa specificazione, si è istintivamente riempito di competizione, dando per scontato che non si potessero mettere in gioco, è proprio il caso di dirlo, capacità collaborative. Ogni volta che riproponiamo questo gioco, la dinamica è la medesima: ciò mostra come in un gruppo, che razionalmente aderisce ad un'idea di convergenza, agiscono "forze" o dinamiche di competizione istintive, culturali, inconsce, difficili da controllare e anche difficili da ammettere. Questo è quello che accade in un gioco. Immaginatevi che cosa può succedere nel prendere una decisione insieme su un argomento importante, o a decidere un investimento sostanzioso per la comunità!

“L'esperienza del gioco” spiega Clemente “può essere usata come strumento educativo per trasmettere valori come la cooperazione, la coesione del gruppo, il senso di comunità, mostrandoci per come siamo e riflettendo sulle nostre dinamiche personali e di gruppo, in modo da sviluppare nell'individuo una consapevolezza profonda di cosa vuol dire essere squadra. Il gioco è uno strumento per prendere coscienza e confidenza con dinamiche che spesso ignoriamo ma che agiscono sulla nostra vita molto più di quanto crediamo. “Col gioco” prosegue Clemente “possiamo interiorizzare nuovi modi di approcciare alle sfide e alle relazioni. Allora sì che possiamo cambiare giocando!

Ci sono dei giochi semplici e divertenti che permettono di comprendere concetti come la leadership, il consenso, l'interdipendenza, l'influenza dell'individuo nel gruppo, che sono fondamentali nella vita di comunità e nella vita di qualsiasi associazione o organizzazione. Se avete un gruppo, vi consiglio di prendere una canna di bambù di circa due metri e di chiedere ai vostri compagni (massimo 8 persone) di creare due file parallele e di mettere la canna di bambù nel mezzo. Poi partendo da pochi centimetri da terra, chiedete ad ogni giocatore di sollevare la canna di bambù col solo dito indice della mano destra o sinistra: ovviamente non vale reggerla e neanche parlare! Osservate che cosa accade: c’è qualche frettoloso, c’è un lato che non sale? Quali sono i tuoi pensieri? Come ti senti in questo movimento di cui hai solo minimo controllo? Osserva i tuoi compagni, che cosa fanno? Vi assicuro che scoprirete molte cose interessanti su di voi e il vostro gruppo.

La rete degli ecovillaggi si mette in gioco

Nella Rete italiana villaggi ecologici-Rive, i momenti di gioco sono presenti in tutte le riunioni. Se da un lato hanno lo scopo di alleggerire le lunghe sessioni organizzative, decisionali e di condivisione di esperienze, che richiedono uno sforzo prevalentemente cognitivo, dall'altro consentono ai partecipanti di esperire concetti e approcciare alla relazione in modo diverso dal solito. Il gioco avvicina le persone, "rompe il ghiaccio", aiuta a superare le difficoltà di interazione corporea. Spesso all’inizio di ogni cerchio di assemblea, chiediamo ad ognuno dei presenti di dire il proprio nome e come si sente, esprimendo questo “sentire” con un movimento corporeo. Appena mostrato il gesto, tutto il gruppo lo ripete. Così facendo tutto il gruppo si sintonizza con la persona ed il suo stato d’animo, creando un clima informale e di fiducia. Il movimento spalanca le porte di un canale di apprendimento molto incisivo dove l'esperienza e le emozioni provate vengono impresse nel corpo e assimilate ad un livello più profondo.

Se a qualcuno “giochetti” così possono sembrare una perdita di tempo, il mio invito è provare per credere: il divertimento e la spontaneità sono due elementi che nutrono la relazione, la partecipazione, lo stare insieme. E sostengono l’impegno e la fatica di coloro che in modo volontario dedicano tempo ed energie in un movimento che intende cambiare paradigma e prova a fare la rivoluzione col sorriso.

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di Francesca Guidotti


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