Gary Snyder: il poeta della natura

Intervista all'autore de L'Isola della Tartaruga, Premio Pulitzer 1975 per la poesia e fondatore del Bioregionalismo.

10 Febbraio 2005

Vicino ai 75 anni, Gary Snyder, il Japhy Ryder de I Vagabondi del Dharma di Jack Kerouac, è l'ultimo saggio della beat generation statunitense e uno dei padri dell'ecologia profonda. Ecologia vissuta in prima persona con estrema semplicità, e nonostante gli anni, con grande vitalità. Un po' indiano Hopi, un po' San Francesco, Gary Snyder è stato invitato in Italia da Stampa Alternativa per la presentazione di L'Isola della Tartaruga (un'ampia recensione del volume è stata pubblicata sul numero di ottobre 2004), la raccolta di poesie che gli è valso nel 1975 il Premio Pulitzer, uno dei premi letterari più ambiti al mondo. Il poeta di San Francisco ha approfittato del suo tour italiano anche per promuovere il Bioregionalismo, un movimento che negli States conta migliaia di sostenitori e di cui egli stesso è uno dei padri fondatori e massimi ispiratori. 
Lo abbiamo intervistato a lato dell'incontro con la Rete Bioregionale Italiana svoltosi a Pratale presso l'omonima fattoria biologica di Martin ed Etain Addey. 

Il termine bioregionalismo ricorda molto quello di federalismo, una visione politica che almeno in Italia ha una connotazione poco rassicurante... 
Il federalismo prende in considerazione solo gli esseri umani e poggia su caratteristiche omogenee di linguaggio, etnia o razza. Il bioregionalismo va oltre, parla di una "nuova cittadinanza" comprende quelli che noi chiamiamo i "nostri vicini non umani": piante, alberi, uccelli, fiumi. Questo è, per il bioregionalismo, il vero "Comune", la famiglia ecologica d'appartenenza. Da qui si arriva alla definizione di "regioni naturali", che in molti casi corrispondono ai bacini idrografici, la cui delimitazione risulta pertanto più appropriata dei confini creati artificialmente dalla politica. I cittadini di una bioregione non si distinguono per etnia o backgroud culturale, ma perché si riconosco parte dell'area dove vivono. Quali sono le piante, qual è l'agricoltura, qual è l'economia e come potrebbe essere e dovrebbe essere per assicurare sostenibilità a lungo termine a quella determinata regione. Si tratta di quello che noi chiamiamo ecoliteracy (lett.: ecoalfabetizzazione). Se vogliamo avere una "Terra Nuova", dobbiamo considerare con più intelligenza i sistemi ecologici, la geografia naturale, ma anche gli esseri non umani di un determinato ecosistema. Questo è in sintesi il progetto bioregionalista. Gli obiettivi non sembrano molto diversi da quelli del movimento ambientalista... Di diverso c'è l'accento sulla conoscenza del luogo dove si vive. La decisione di creare e sostenere comunità e forme di economia locali. In poche parole di vivere in prima persona l'ecologia. Quello che cerchiamo di fare, nel movimento bioregionalista americano, è formare delle persone che si sentano veramente come dei nativi del luogo e, per usare una terminologia cristiana, diciamo che cerchiamo delle persone disposte a rinascere nell'Isola della Tartaruga, l'antico come con cui gli indiani chiamano le Americhe. 

Il bioregionalismo è solo un movimento culturale o anche politico? 
Il nostro è soprattutto un movimento educativo che tende all'autogoverno all'interno delle strutture presenti. Uno dei motivi per cui il bioregionalismo è nato in Nord America, prima che in altri paesi, è perché qui da noi i confini politici tra i vari stati non hanno niente a che fare con quelle che sono le caratteristiche orografiche e biologiche dei vari paesi, sono solo linee rette che tagliano a metà colline, montagne e fiumi. Quello che proponiamo è rivalutare le bioregioni, disegnate secondo i confini naturali tracciate dai rilievi montuosi, ma questo non per sottolineare la specificità etnica o linguistica di un'area, ma per gestirne meglio le risorse idriche, agricole e forestali. Spesso il decentramento e il federalismo mascherano nuove forme di nazionalismo, decisamente di destra e potenzialmente fascista; mentre il nostro slogan è: "Pensare globalmente, agire localmente". 

di Mimmo Tringale

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