I bambini del nuovo millennio

I nuovi nati presentano novità sostanziali nei processi di apprendimento e in alcuni aspetti psicologici ed emozionali. Ne abbiamo parlato con Noemi Paymal, un'antropologa francese che studia questo fenomeno in 33 paesi.

25 Novembre 2011
È il 2001. Osservando i bambini dell'Equador, del Perù e del Messico, un'antropologa francese rimane colpita da alcune caratteristiche ricorrenti e, per capire se si tratta di casi isolati o di un fenomeno più consistente, ne testa duemila, dai cinque agli otto anni. Inizia così l'avventura di Noemi Paymal, un'avventura destinata ad accompagnarla per tutti gli anni a venire, fino a oggi. Perché in ben l'80% del campione, la studiosa francese ha rilevato caratteri nuovi, assenti nelle generazioni precedenti. E oggi, sulla base dei dati raccolti in 33 paesi, si sente di affermare con certezza che i nati nel terzo millennio presentano novità sostanziali nei processi di apprendimento, e in alcuni comportamenti e aspetti psicologici ed emozionali.

Ma non finisce qui: ci sono almeno altri due punti interessanti nel suo lavoro. Il primo è che nel cercare i motivi del cambiamento è risultato che gli stimoli derivati dallo sviluppo tecnologico non sarebbero una spiegazione sufficiente. Il secondo ha a che fare con l'educazione: se è vero che i bambini sono cambiati, i vecchi metodi educativi possono essere ancora efficaci? Chiediamolo direttamente a lei. L'abbiamo intervistata durante la sua prima conferenza in Italia. Queste pagine sono il primo testo in italiano sull'argomento.

D: Noemi, iniziamo con la domanda più importante: quali sono le principali novità che hai rilevato nell'osservazione scientifica dei nuovi nati nei 33 paesi presi in esame?
R:
Tanto per cominciare, nella maggior parte dei casi ho riscontrato una particolare facilità a utilizzare l'emisfero destro del cervello, deputato alla creatività e al movimento. Per i bambini delle generazioni precedenti, l'accesso non era altrettanto immediato. I nuovi nati sono creativi e veloci nei movimenti, perché il loro sistema nervoso risulta modificato. La loro è un'intelligenza multipla, capace di gestire un certo numero di attività diverse contemporaneamente. Abbiamo individuato la presenza di 13 intelligenze potenziali sovrapponibili: liguistica, logico-matematica, visivo-spaziale, corporale-cinestetica, musicale, interpersonale, extra personale, naturalista, trascendente, intuitiva, emozionale, pratica e cocreatrice. I nuovi bambini hanno un metabolismo veloce e moltissima energia, pur necessitando di poche ore di sonno e di una quantità moderata di cibo. Si frustrano facilmente nei primi anni di vita, perché la padronanza del corpo non è ancora tale da permettere loro di esprimere quanto interiormente sarebbero già in grado di comunicare e raggiungere. A confronto con la generazione precedente sono risultati più percettivi e sensibili, e la dimensione intuitiva e spirituale è apparsa più marcata. L'intelligenza emozionale è cresciuta, sono molto empatici. Ho rilevato anche una diffusa tendenza a resistere all'autorità, e quindi a disobbedire agli ordini. Se però l'adulto spiega a un bambino, per quanto piccolo, il concetto astratto di collaborazione, è altamente probabile che questi lo comprenda e accetti di cooperare. Inoltre, nella maggior parte dei casi ho trovato bambini indipendenti, in grado di svilupparsi da autodidatti.

D: Dopo aver individuato le caratteristiche dei bambini del terzo millennio, la tua equipe si è dedicata allo studio di vari modelli educativi. Che tipo di ricerche avete condotto e perché?
R:
Dopo aver individuato queste nuove caratteristiche, mi sono resa conto che in molti contesti vengono frustrate da un'educazione incapace di riconoscerle. Siccome si tratta di novità, gli adulti possono facilmente sbagliare nell'approcciarvisi, essendo privi degli strumenti per comprenderle. Faccio un esempio. Oggi si guarda con preoccupazione ai bambini iperattivi e ci si lamenta dei loro problemi di attenzione. In alcuni paesi vengono curati con farmaci o tramite l'assistenza psicologica. Gli adulti, più lenti e meno capaci di concentrarsi su più piani contemporaneamente, considerano il loro comportamento anomalo e «difettoso».
In realtà il cervello dei nuovi nati è davvero in grado di gestire senza sforzo parecchie azioni e livelli nello stesso momento. Rimanere concentrati a lungo su un unico argomento per loro è noioso e difficile. Non trovo in sé niente di sbagliato in questa tendenza. Piuttosto è importante agire su due fronti. Da una parte occorre che gli educatori siano capaci di non essere esclusivamente lineari e offrire stimoli multipli contemporanei, in modo da valorizzare quello che in realtà è un talento. Dall'altra occorre permettere ai bambini di conoscere la calma interiore, e questo lo si può fare agganciandosi ad altre qualità come la sensibilità e la sintonia con la natura. Ci sono scuole in cui fin dai due-tre anni si inizia la giornata con dieci minuti di meditazione e si finisce allo stesso modo, e scuole in cui vengono incoraggiate le esperienze all'aperto e l'interazione con le piante e gli animali...

La versione completa dell'articolo, con il testo integrale dell'intervista, è pubblicata nel numero cartaceo della rivista Terra Nuova - Dicembre 2011 disponibile anche come eBook.


La nostra rivista: TERRA NUOVA 

Abbonati a Terra Nuova

Acquista l'ultimo numero della rivista

Leggi on line la copia omaggio integrale della nostra rivista 




Letture consigliate:

- Maternità tra estasi e inquietudine

- Svezzamento secondo natura

- Risvegliare il cuore bambino

- Allattare secondo natura

- La prima ferita

- Il senso di appartenenza

- Liberi da allergie e intolleranze

- Naturalmente bimbo

- Senza pannolino

di Barbara Pianca

Posta un commento