La sindrome di Giocasta-Laio

Da "Il senso di appartenenza", un libro che conduce alla ricerca delle proprie radici per una vita più intensa e consapevole, riportiamo un significativo passo dal titolo "Amore non appagato".

07 Giugno 2010






Il senso di appartenenza - Alla ricerca delle proprie radici: un viaggio essenziale per una vita più intensa e consapevole
di Willi Maurer
Terra Nuova Edizioni
pp. 258 - € 13.00
(per gli abbonati € 11.70)











Amore non appagato

"Sindrome di Giocasta-Laio" è il nome che ho dato al meccanismo che si sta riproducendo da generazioni e da secoli perché i neonati vengono separati dalla madre. È fuori luogo rovesciare la colpa sulle madri, in quanto tutti, uomini e donne, siamo responsabili di questa sindrome malsana e ci ritroviamo alternativamente nel ruolo di Laio, Giocasta, Edipo o Barbie (così chiamo la sorella immaginaria).

In questo paragrafo presento in modo semplificato la catena di "indizi" che ho individuato in anni di esperienza con il Lavoro Emotivo e Corporeo. In realtà le tendenze che descrivo non sono così nette, ma l'esagerazione, quasi caricaturale, rende più riconoscibile il principio di funzionamento. Nel frattempo la mentalità è cambiata, molte persone sono diventate sensibili ai bisogni del neonato ed è sempre più frequente lasciare il bambino appena nato con la madre, anche se non si è compreso ancora fino in fondo quanto sia importante che non vi sia proprio alcuna interferenza. Le esperienze del periodo primale non possono essere ricordate solo con le capacità intellettuali e, secondo me, non sono totalmente accessibili alla psicoanalisi freudiana.

Non c'è pertanto da meravigliarsi che Freud abbia considerato il figlio maschio rivale del padre, in competizione per avere i favori della madre, e abbia chiamato questo fenomeno complesso di Edipo. Ma chi intraprende un percorso di autocoscienza, che contempli sia sensazioni fisiche che sentimenti ed emozioni, riconosce i nessi di cui parlo e comincia a dubitare della visione di Freud. La scienza considera queste correlazioni soggettive e ne riconosce, purtroppo, solo in parte l'attendibilità.
Nella coppia, l'attrazione e l'innamoramento agiscono come un rimedio omeopatico, in grado di far affiorare una vecchia malattia, e costituiscono una grande opportunità per risolvere la sindrome di GioLa, permettendo di raggiungere la consapevolezza grazie al risveglio emozionale reciproco.

Laio ed Edipo - l'uomo
L'uomo è scisso dai suoi sentimenti. A seguito delle esperienze infantili, vive nell'errata assunzione di essere stato desiderato e "amato" dalla madre, ma in realtà da neonato è stato anche lui messo da parte e i suoi bisogni fondamentali sono stati ignorati. Le prime esperienze lo hanno impregnato sia di un senso di impotenza e abbandono che di un senso di oppressione per il comportamento iper-protettivo della madre o per essere stato utilizzato per un secondo fine. Una volta autonomo, prende provvedimenti affinché entrambe le situazioni, di essere abbandonato e di dover essere disponibile, non si ripresentino più. Ma in tutte le relazioni d'amore, inevitabilmente, la situazione dell'infanzia si ripete e lui si sente vittima piuttosto che co-responsabile.

Giocasta e Barbie - la donna
La donna è più vicina ai veri sentimenti dell'uomo. L'esperienza infantile di essere stata messa da parte, con il risultante senso di impotenza e di non aver valore, è stata totale e non lascia spazio a dubbi. In ogni relazione d'amore inevitabilmente si risvegliano anche quelle emozioni infantili e la donna tende a sentirsi vittima ma anche colpevole. Nel profondo, dentro di sé, la donna riconosce che qualcosa non quadra, ma si sente tuttavia sempre obbligata a fornire delle prove. Sarà soltanto cominciando a fidarsi dei suoi sentimenti e delle sue intuizioni e mettendo in dubbio l'autorità maschile che troverà la chiave per liberarsi dalla prigione della sindrome di GioLa. C'è chi ha affermato, in modo molto azzeccato, che "il silenzio della donna è il potere dell'uomo".


Senso di abbandono
Laio e Giocasta nel frattempo sono diventati adulti. Provano un senso di vuoto e di inutilità inspiegabile quando sono soli e cercano di scampare a questa sensazione con diverse attività: consumano tutto, cercano evasione nei divertimenti con la televisione, esigono dimostrazioni d'amore. Laio e Giocasta sono abituati a placare il nervosismo con sigarette e gomme da masticare, a colmare il senso di vuoto con l'alcol o perfino l'eroina, a dissimulare il senso di inferiorità con le macchine di grossa cilindrata e un abbigliamento stravagante, per nascondere la tristezza o la collera dietro una maschera sorridente. Laio si sente in modo viscerale non amato, incompreso e prigioniero - cerca riconoscimento nel lavoro, nello sport o nell'attività di associazioni. Giocasta si sente inferiore e tenta di aumentare la stima in se stessa grazie ai complimenti che riceve quando è gentile, utile o attraente.

Nostalgia:Laio e Giocasta si innamorano
Laio si innamora di donne che ammirano la sua forza, si comportano in modo eccitante e seducente e sono disponibili a prendersi cura di lui. Le seduce con l'automobile, i regali, i complimenti oppure con la posizione sociale. Giocasta si innamora di uomini che la guardano pieni di desiderio e di approvazione e si mostrano forti, indipendenti e generosi. Li seduce con il trucco, gli abiti sexy e l'ammirazione incondizionata.


Delusione: La relazione di coppia risveglia la antiche paure
Laio sente la sua libertà minacciata dal bisogno di tenerezze di Giocasta e si sottrae al senso di oppressione restando assente, fisicamente o psicologicamente. Non parla del suo disagio e si nasconde dietro gli obblighi sociali: "gli amici, il principale, l'associazione si aspettano da me...". Giocasta cerca la "relazione d'amore", vuole essere coccolata e ricevere sguardi affettuosi. Non ha coraggio di esprimere il suo disagio per la chiusura e l'assenza del partner, perché teme di farlo arrabbiare o che la lasci. Fa pressione per una garanzia: il contratto di matrimonio.

"Soluzione" del problema: matrimonio, figli
Laio, orgoglioso di aver concepito un erede e felice di vedere Giocasta appagata, può dedicarsi senza intralci alla carriera e alla sue attività di seconda scelta. In segreto è tuttavia geloso del figlio, pertanto consiglia a Giocasta, per esempio, di non viziarlo con l'allattamento e considera il pianto del bambino un capriccio da punire. Edipo, il figlio maschio, viene accolto con gioia ed entusiasmo e presentato con orgoglio, ma nonostante abbia senza dubbio valore di per se stesso, viene messo da parte. Tra le prime esperienze pregnanti, il senso di impotenza e di abbandono che prova da solo nel suo lettino. Viene consolato con il ciuccio, il surrogato del seno materno - il suo primo incontro con la seconda scelta. Giocasta nel ruolo di sposa sente di aver un certo valore, ma si consola con i figli per la mancanza di contatto all'interno della relazione di coppia. Nonostante l'istinto si opponga, accetta di venir separata subito dopo la nascita dai suoi figli, Edipo e Barbie, e che vengano lasciati da soli in un lettino d'ospedale. Sopporta la medicalizzazione del parto e crede al detto popolare che piangere faccia bene ai polmoni. Barbie, la figlia femmina, si sente un oggetto senza valore - viene messa da parte senza gioia, allattata e cambiata ad orario. Questa sensazione, assieme al panico provato, al senso di vuoto e d'abbandono e all'inutilità della sua protesta, costituisce la sua prima esperienza. Il suo pianto, legittimo, viene punito con sguardi arrabbiati o addirittura con percosse. Inconsolabile, le rimane di conforto solo il ciuccio, la seconda scelta....


Testo tratto da pagina 142 e seguenti del libro.
 

di F.G.

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