“Pedagogia esperienziale? Noi la facciamo sugli alberi”

Christian Mancini è arrivato dalla Germania in Toscana e ha iniziato a proporre a bambini, gruppi e scuole percorsi di pedagogia esperienziale da realizzare arrampicando. “Si risolvono problemi, si allena la collaborazione, si comprendono i propri limiti ma anche la vastità delle proprie possibilità” spiega. E noi ci siamo fatti spiegare meglio…

25 Novembre 2013

Pedagogia e arrampicata esperienziale: chi l’avrebbe mai detto che potesse uscirci un matrimonio così ben assortito? “Si imparano a gestire nuove sfide e difficoltà e poi si traspone questa abilità in tutte le fasi sensibili della propria crescita fisica e mentale – spiega Christian Mancini, che ha fondato Natura Rock, una società che propone questi progetti -  Quando si arrampica non si impara solo ad arrampicare; si comprendono i percorsi con i quali si costruisce un team, si impara la fiducia, l’educazione ambientale in combinazione con esperienze nuove ed intense. Questo tipo di formazione è già largamente applicato nei paesi del nord Europa e si è sviluppato molto, fino a diventare in Germania e Inghilterra un master universitario”. Christian è italo-tedesco, è cresciuto in Germania e nel 2012 si è trasferito in Toscana e ho fondato Nature Rock che propone appunto programmi di pedagogia esperienziale in combinazione con percorsi d’arrampicata esperienziale a classi scolastiche, gruppi, disabili. “Abbiamo sempre ben presente il detto: se ascolto dimentico, se vedo imparo, se faccio capisco”.

 Quali opportunità educative offrono l’arrampicata sportiva e l’arrampicata esperienziale? 

“L’arrampicata è una strategia di movimento profondamente radicata nella nostra storia evolutiva e collega il passaggio dal movimento a quattro zampe al cammino eretto. Un bambino scopre in questo modo il mondo; nella prima infanzia i bambini si arrampicano istintivamente. In ogni parco giochi troviamo elementi d’arrampicata per bambini, ma poi il bisogno istintivo d’arrampicarsi si esaurisce spesso verso la fine dell’adolescenza. Poi, al di là del contesto pedagogico e socio-psicologico, l’arrampicata permette anche uno sviluppo delle proprie competenze personali, offre la possibilità di condividere forti emozioni all’aria aperta e opportunità di auto-miglioramento. Si sviluppa una nuova resistenza a situazioni sconosciute, scomode o al sentirsi esposti; si guadagna in autostima e in fiducia in se stessi. Poi può diventare strategia pedagogica. Occorre creare una situazione esperienziale; la metodologia può variare ma l’obiettivo è raggiungere un’atmosfera di formazione ed evoluzione usando storie, metafore e giochi intorno all’attività sportiva. Nell’arrampicata esperienziale non conta arrivare in cima all’albero o alla parete, non conta passare un ponte sospesa tra due alberi in meno tempo possibile o costruire la torre di casse d’acqua più alta mai esistita; tutta la formazione punta a come approcciarsi e come condursi attraverso queste sfide sconosciute ed emozionanti. In futuro ci auguriamo di poter aprire un centro di formazione ed educazione esperienziale per ampliare le nostro offerte”.

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di Alexis Myriel

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