«La prevenzione vera non è diagnosi precoce»

«La prima e vera prevenzione consiste non nella diagnosi precoce di una malattia ma nel non far ammalare le persone e questo può essere ottenuto riducendo le fonti di inquinamento dell’acqua, dell’aria, del suolo e del cibo e quindi anche con una agricoltura che rinunci subito all’utilizzo dei pesticidi e diserbanti»: diretta e chiara la dottoressa Antonella Litta di Isde, Medici per l'Ambiente.

28 Marzo 2017

Efficace e significativo intervento quello della dottoressa Antonella Litta, referente dell’Associazione italiana medici per l’ambiente - Isde , al congresso che si è tenuto di recente  al Policlinico Gemelli di Roma sul tema alimentazione e salute.

«La prima e vera prevenzione consiste non nella diagnosi precoce di una malattia ma nel non far ammalare le persone e questo può essere ottenuto riducendo le fonti di inquinamento dell’acqua, dell’aria, del suolo e del cibo e quindi anche con una agricoltura che rinunci subito all’utilizzo dei pesticidi e diserbanti - ha detto la dottoressa Litta - L’agricoltura intensiva, quella che utilizza sostanze di sintesi chimica, ha avuto un grande sviluppo e diffusione soprattutto dal dopoguerra in poi e già alla fine degli anni 50 del secolo scorso ha mostrato una serie di effetti negativi sulla salute e l’ambiente oggi bene e ampiamente riconosciuti e documentati. Con il termine generico di  pesticidi  si indicano tutte quelle le sostanze che interferiscono, ostacolano o distruggono organismi viventi (microrganismi, animali e vegetali) utilizzate nell’agricoltura intensiva di tipo industriale e che comprendono: diserbanti, fungicidi, insetticidi, nematocidi, erbicidi etc.».

«Si tratta per la maggior parte di sostanze tossiche, persistenti, bioaccumulabili che possono penetrare nella catena alimentare anche come multiresidui e che si possono riscontrare  perfino nei cordoni ombelicali e nel latte materno. Tali agenti hanno un impatto negativo non solo sugli organismi che vogliono contrastare e distruggere ma anche su moltissimi altri organismi viventi, interi ecosistemi, nonché sulle proprietà fisiche e chimiche dei suoli e sulla salute umana. In Italia il consumo di tali sostanze è tra i più alti d’Europa; nel nostro paese si utilizzano ogni anno circa 135.000 tonnellate di pesticidi, con una media di oltre 5 kg di principi per ettaro. Attualmente, la massiccia diffusione di pesticidi nelle matrici ambientali - acqua, aria, suolo e alimenti- evidenzia un’esposizione biologica a tali sostanze e ai loro metaboliti le cui proporzioni devono essere seriamente ponderate in relazione ai loro documentati impatti negativi. L’esposizione a “dosi piccole” ma prolungate nel tempo ovvero l’esposizione cronica è un problema che ormai non riguarda più solo le esposizioni professionali, ma l’intera popolazione attraverso il cibo, l’aria e l’acqua e rappresenta una preoccupazione di sempre maggior rilievo per la salute pubblica. I danni provocati da questi composti possono variare in relazione alla tipologia delle molecole considerate, alla loro quantità, alla compresenza di più principi attivi in miscele, ai contesti ambientali in cui tali molecole si disperdono, e alla diversità degli organismi esposti».

«Una mole davvero imponente di studi scientifici, condotti a cominciare dagli anni ’70, ha comprovato come l’esposizione cronica a pesticidi possa comportare alterazioni di svariati organi e sistemi dell’organismo umano quali quello nervoso, endocrino, immunitario, riproduttivo, renale, cardiovascolare e respiratorio. L’esposizione a  tali sostanze è pertanto correlata ad un incremento statisticamente significativo del rischio per molteplici patologie quali: neoplasie, diabete mellito, patologie respiratorie, malattie neurodegenerative (in particolare morbo di Parkinson, malattia di  Alzheimer, sclerosi laterale amiotrofica (SLA), malattie cardiovascolari, disturbi della sfera riproduttiva, disfunzioni metaboliche ed ormonali, specie a carico della tiroide. Particolarmente elevati sono i rischi per tumori del sangue. Anche nei bambini figli di agricoltori o comunque esposti a pesticidi aumenta il rischio di neoplasie, in particolare di linfomi, leucemie e tumori cerebrali. Particolarmente a rischio appare l’esposizione in utero: il rischio di leucemia infantile per esposizione residenziale è risultato il doppio dell’atteso per esposizione durante la gravidanza anche a pesticidi per uso domestico. Tali rischi inoltre sono ancor più elevati se l’esposizione avviene nelle fasi più precoci della vita, a cominciare dal periodo embrio-fetale e proprio il cervello in via di sviluppo appare come un organo estremamente sensibile a tali agenti. Una recente revisione  della letteratura scientifica ha confermato che per esposizione in particolare a pesticidi organofosforici si registrano danni della sfera cognitiva, comportamentale, sensoriale, motoria, riduzione del  Quoziente Intellettivo e si evidenziano alterazioni specifiche negli esami di RMN cerebrale».

«In Svezia, dove dal 1970 sono stati banditi alcuni tipi di pesticidi (clorofenoli ed erbicidi fenossiacetici), si è  registrato, a cominciare dagli anni ’90,  la riduzione dell’incidenza di linfomi non Hodking. Tutto ciò conferma che sia scelte politico-economiche (ad esempio ordinanze sindacali di divieto dell’utilizzo di fitofarmaci e mense scolastiche ed ospedaliere  rifornite con prodotti biologici), che scelte individuali di sani stili di vita possono generare importanti benefici per la salute pubblica. Anche le drammatiche quanto emblematiche storie del lago di Aral, in passato, e di altri bacini lacustri più di recente, evidenziano la necessità di un rapido abbandono dell’agricoltura intensiva e chimica in favore di una agricoltura più sana, naturale, ecologica, rispettosa cioè della composizione e della vitalità dei suoli, della biodiversità e non asservita alle monocolture, che non inquini l’aria, l’acqua e quindi il cibo; una agricoltura  che sappia riappropriarsi delle conoscenze e dei saperi  acquisiti nel corso dei millenni di storia umana, ricominciando a produrre rispettando i naturali i cicli della terra  e insieme  la dignità del lavoro, tutelando così l’ambiente e la salute di tutti a cominciare proprio da quella degli agricoltori e delle loro famiglie».

Letture utili

di Terra Nuova

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