Studio rilancia: la chiropratica per il mal di schiena riduce l'uso di oppioidi

Ricerca USA pubblicata su Pain Medicine rilancia il ruolo del chiropratico contro l'abuso di farmaci oppioidi e antidolorifici. Professione in crescita del 7% negli USA entro il 2028. L'Italia fanalino di coda nei Paesi occidentali con appena un chiropratico ogni 150 mila cittadini. Pesa l'incertezza sul percorso di studi e a farne le spese sono i pazienti.

22 Gennaio 2020

Una recente ricerca condotta da un team di ricerca medica negli USA e pubblicata dalla rivista scientifica Pain Medicine conferma ancora una volta come i pazienti che facciano ricorso alle cure dei dottori chiropratici abbiano maggiori probabilità di evitare l'uso di antidolorifici oppioidi per la riduzione del dolore cronico legato all'apparato muscolo scheletrico.

«La notizia, ripresa anche dall'Agenzia internazionale Reuters, illustra i risultati della ricerca che ha esaminato i dati di sei studi minori precedentemente pubblicati, con un totale di oltre 62.000 partecipanti con dolore alla colonna vertebrale. In tutti gli studi, dall'11% al 51% dei pazienti erano sottoposti a cure chiropratiche - spiega il presidente dell'Associazione Chiropratici John Williams - Secondo i ricercatori della rivista Pain Medicine, le persone che sono state trattate da un chiropratico avevano il 64% in meno di probabilità di usare oppioidi rispetto alle persone non trattate».

"I pazienti con dolore alla colonna vertebrale che vengono trattati da un chiropratico possono ricevere trattamenti quali la manipolazione spinale, il massaggio, l'agopuntura, esercizi e indicazioni, a seconda dei casi - ha affermato l'autore principale Kelsey Corcoran della Yale School of Medicine di New Haven, nel Connecticut - Queste terapie possono portare a una riduzione del dolore, a una migliore estensione del movimento e ad una maggiore funzionalità. Se il dolore di un paziente è controllato dal trattamento chiropratico, conseguentemente si potrebbe aver bisogno di meno antidolorifici o addirittura eliminarli del tutto".

"In Italia, nonostante gli studi scientifici internazionali, la situazione è ancora molto difficile per i dottori chiropratici, perché non hanno ancora ottenuto la regolamentazione del percorso di studi secondo quanto stabillito dall'Organizzazione Mondiale della Sanità - afferma Williams – Ricordiamo che l'Italia è ancora un unicum negativo nel panorama dei Paesi occidentali, con un chiropratico attivo ogni 150 mila persone. Ad influire su questa situazione, l'impossibilità di laurearsi in Italia, e ottenendo la laurea magistrale con un ciclo di studi quinquennali, così come previsto dagli standards internazionali e dalla stessa OMS".

A suffragare i risultati dello studio, negli USA, ci sono anche organizzazioni come la Veterans Health Administration e l'American College of Physicians, che attualmente raccomandano ai pazienti di provare trattamenti conservativi comunemente offerti da dottori in chiropratica anziché affidarsi agli oppioidi per la riduzione del dolore.

Negli Stati Uniti la professione del chiropratico è in continua crescita. Secondo le analisi del "Bureau of Labor Statistics", del Dipartimento del lavoro, le proiezioni di crescita dei dottori chiropratici registreranno un aumento +7% entro il 2028. Cifre significative, visto che nel 2018 negli USA i chiropratici attivi erano ben 50.300 (uno ogni 6560 abitanti).

di Terra Nuova

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