Vaccino anti papilloma: crescono i dubbi

È partita in maniera martellante la campagna di diffusione del vaccino anti papilloma virus come prevenzione contro il cancro dell'utero. In Italia, il Ministero della Salute lo offre gratuitamente a centinaia di migliaia di ragazzine giovanissime. Ma da più parti sono stati sollevati dubbi.

25 Marzo 2008
Autore: Eugenio Serravalle

Ecco, in proposito, un intervento del dottor Eugenio Serravalle, medico pediatra, omeopata e nutrizionista, che da anni si occupa di vaccinazioni di massa.

Una spregiudicata campagna propone un vaccino come strumento preventivo contro il cancro. La vaccinazione contro il papilloma virus umano (Hpv) dovrebbe evitare l'insorgenza del tumore del collo dell'utero. In realtà gli studi sull'efficacia di questa vaccinazione dimostrano soltanto la possibilità di ridurre l'incidenza dei condilomi e delle lesioni precancerose associate ai tipi di Hpv contenuti nel vaccino. Efficacia che si riduce nelle donne con precedente infezione da uno dei genotipi contenuti nel vaccino.

Non è ancora nota invece la capacità di prevenire la neoplasia cervicale. Il tumore ha il suo picco di incidenza attorno ai 45 anni mentre gli studi sull'efficacia del vaccino sono stati condotti su donne di età inferiore ai 26 anni.
Il tempo massimo di osservazione è stato di 5 anni, quando normalmente il tempo che intercorre fra l'infezione da Hpv e lo sviluppo delle lesioni cancerose è mediamente di 20-30 anni.
Pertanto è ingannevole dichiarare che i vaccini disponibili prevengono il tumore e le autorità competenti hanno la responsabilità e l'obbligo di fornire un'informazione corretta.

Una donna su 13
Il cancro della cervice uterina è un tumore non frequente e infrequentemente mortale. In Italia rischia di contrarlo, nel corso della vita, una donna ogni 13, e di morirne 1 ogni 1250. I dati riferiti al periodo 1998- 2002, relativi a 175.314 casi di nuovi tumori diagnosticati fra le donne italiane, collocano il tumore della cervice (2% dei tumori totali) all'ottavo posto. È quindi più raro del tumore del seno (27%), di quello della cute diverso dal melanoma (14%), del colon-retto (11%), del polmone (4,5%), dello stomaco (4%), del corpo dell'utero (4%), dell'ovaio (3%), del pancreas (2,5%).
Rispetto ai dati del quinquennio 1988-92, sia l'incidenza sia la mortalità per tumore della cervice uterina appaiono in diminuzione. La riduzione dei nuovi casi è dovuta soprattutto ad un calo del tipo istologico squamocellulare, più facilmente identificabile tramite il Pap test. L'Hpv è il più comune fra i virus del tratto genitale, si trasmette per via sessuale e, in caso di infezione, non si effettua alcuna terapia.
È impossibile sapere da chi e quando una persona ha contratto il virus poiché la maggior parte delle persone non sa di averlo.

>> E' realmente necessario il vaccino anti papilloma?
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Vaccinarsi evita l'insorgere del tumore al collo dell'utero?
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Ci sono studi che ne dimostrano l'efficacia o le controindicazioni?
>>
Perchè tanta propaganda dal Ministero della Salute?

La versione completa dell'articolo "Vaccino anti papilloma: crescono i dubbi" di Eugenio Serravalle è disponibile sul numero di Aprile 2008 di Terra Nuova.

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