Chi ha paura del matriarcato?

Le comunità matriarcali ancora esistenti sono esempi concreti di modelli egalitari e ci mostrano come possono ispirare nuovi paradigmi sociali, al di fuori del pregiudizio e dello stereotipo che abbiamo costruito interno ad essi.

22 Novembre 2018

Ci sono termini verso cui l'immaginario collettivo ha maturato nel corso della storia una certa diffidenza. Uno di questi è la parola matriarcato: evocando una sensazione di disagio, essa sembra portare alla mente uno spazio-tempo indefinito, in cui il potere delle donne non è arginato e quindi percepito come pericoloso. Ma da dove proviene questa paura nei riguardi di una forza naturale come quella creativa insita nel grembo femminile (fisico e simbolico), un tempo al servizio dell'intera comunità, e per questo celebrata e sacralizzata? Forse andrebbe letta nel quadro di un processo avvenuto in maniera non casuale, ma funzionale al distacco dalla natura e dai suoi fenomeni, che ha portato nelle nostre società quel grado di cinismo necessario per approdare ad una civiltà consumista basata sull'esclusione, come quella attuale.

La studiosa Heide Goettner-Abendroth, autrice di numerosi testi sull'argomento e fondatrice dei Moderni Studi Matriarcali, nel libro "Società di pace. Matriarcati del passato, presente e futuro", ha cercato di ridare autorità al termine matriarcato, spiegando come esso indichi non il dominio delle madri, ma la loro centralità all'interno del nucleo sociale e ha analizzato le numerose società matriarcali ancora viventi mostrando come la loro organizzazione, incentrata sull'uguaglianza fra tutte e tutti i suoi componenti, sia di grande ispirazione per un nuovo paradigma sociale.

Riportare il mondo in equilibrio

“Riportare il mondo in equilibrio significa creare equilibrio e pace a tutti i livelli: tra i sessi, tra le generazioni e tra i diversi gruppi sociali. Questo è l'obiettivo principale di tutti i tentativi che vanno nella direzione di una società sostenibile” scrive Goettner-Abendroth.

Il volume italiano raccoglie la testimonianza di sei autrici che riportano all'attenzione esempi attuali di società basate sulla centralità della donna, sull'economia del dono, la gestione condivisa, la sacralità della continuità e del simbolico: “solo un assaggio di una ricerca, importante, estesa e che coinvolge tutti i continenti, su delle possibilità concrete di fare società, su modelli di organizzazione culturale completamente diversi da quelli che si sono sviluppati  in epoca storica in Occidente (che sono stati e continuano ad essere imposti globalmente) e che rappresentano modelli di sopravvivenza per tutte le infinite minoranze negate e perseguitate ovunque nel mondo”, spiega Luciana Percovich.

I Moderni Studi Matriarcali mirano infatti a un'analisi multidisciplinare di queste società al fine di riproporne gli aspetti fondanti nell'attualità delle nostre.

Comunità solidali

Goettner-Abendroth ci fornisce infatti anche una metodologia, una struttura che permette di identificare i tratti principali di queste comunità. Esse riconoscono la maternità come principio fondamentale, una maternità condivisa, in cui tutte le donne del clan hanno pari valore nella cura dei nuovi venuti. La trasmissione de beni avviene per via materna e le anziane sono tutte riconosciute come madri sagge, al di là che abbiamo dei figli o no. A livello politico si basano sul consenso, il metodo che cerca di trovare una soluzione mediata fra tutte le parti e che prevede la partecipazione attiva di tutte e tutti nel processo decisionale sulle tematiche collettive. Questa orizzontalità si riflette poi nel sistema economico che utilizzano, basato sul dono: “i matriarcati hanno le loro economie di comunicazione. Economie basate sul dare e ricevere beni materiali, che rinforzano la soggettività materiale e spirituale di chi riceve e l'atteggiamento positivo orientato verso l'altro di chi dona. Questi effetti permettono lo sviluppo delle relazioni tra donatore e ricevente, come pure tra tutti i membri delle comunità in cui i doni circolano liberamente.” Spiega Genevieve Vaughan nel saggio che chiude la raccolta.

La percezione integrata della vita tipica dei matriarcati ci restituisce quindi un'immagine di comunità non individualista, in cui le differenze sono coltivate come frutti preziosi ed è possibile grazie alla profonda visione spirituale che li caratterizza. Il divino, esteso in ogni singola cosa, collega l'essere umano con il cosmo, attraverso la sacralità della natura e della Madre Terra, che tutto nutre e regge. Celebrata attraverso il corpo femminile e i suoi cicli, questa spiritualità è il collante che ha reso possibile che le antiche civiltà portassero i loro valori sino a noi, nonostante la minaccia costante da parte della società contemporanea. 

“Oggi diventa sempre più chiaro che le strutture matriarcali hanno una grande rilevanza, sia per il passato che per il futuro, perché non sono utopie astratte costruite sulla base di ragionamenti filosofici irrealizzabili ma, al contrario, sono società concrete, esistite attraverso fasi lunghissime e arrivate fino al presente. Incarnano un'enorme creatività intellettuale e altrettanta esperienza pratica e sono una componente indispensabile del patrimonio di conoscenza umana. I loro insegnamenti mostrano come sia possibile organizzare la vita sulla base del soddisfacimento incondizionato dei bisogni, in maniera non violenta e semplicemente umana.” Scrive Heide Goettner-Abendroth, invitandoci a ripensare radicalmente le nostre società oltre gli stereotipi e i pregiudizi, a partire da quelli sul termine matriarcato.

di Giuditta Pellegrini

Blog femminile - Matriarcato Sonia Serravalli

23/11/2018 09:12

Buongiorno, grazie per questo articolo. Ho un blog inerente e sto creando una grande rete, sarebbe possibile che mi linkaste nel vostro testo? Ricambierei facendo altrettanto in questa pagina, che è anche la stessa che potreste liknare qui :-)
http://ilboscofemmina.com/quando-dio-era-donna/
Grazie! :-)
Sonia S.

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