Fino a Capo Nord in bicicletta e ora Mirko ha un sogno: «Voglio realizzare una velostazione»

Mirko Caravita è reduce da una super pedalata: fino a Capo Nord in bicicletta! E non solo: seguendo la sua passione pr le due riote, ha realizzato anche una "biblioteca a pedali". Ora punta ancora più in alto, a dar vita al suo sogno: una velostazione.

28 Settembre 2018

Mirko Caravita è un “ciclista urbano” con una grande passione per la bici, i libri e i viaggi. Quarant’anni, di Fusignano, dal 2012 ha rottamato la sua auto, per scelta etica ed ecologica. Da allora si muove sempre in bici, piedi o mezzi pubblici. Di lavoro Mirko fa l’addetto alla cucina in un ipermercato di Lugo (a 10 km di distanza) e anche lì, con ogni tempo, si reca in bici.

“La bicicletta - racconta - è sempre stata la mia passione fin da bambino. Ho corso in bici nelle categorie giovanili fino all'età di 18 anni. Poi ho preso la patente e, per qualche anno, la bici è passata in secondo piano. Dal 2010 ho iniziato ad andare a lavorare in bici, e l'auto rimaneva parcheggiata davanti a casa per settimane senza essere utilizzata. Così ho deciso di venderla e comprarmi una cargobike , con la quale potevo portare carichi pesanti fino a 110 kg”.

Per Mirko la bici è una scelta di pace e non violenza, oltre che di efficienza e risparmio economico: “La bici non inquina, non provoca incidenti, non causa guerre per il petrolio, non consuma suolo, non deturpa le città, vivifica il commercio locale, crea cultura. Sono sempre più convinto che le bici e i libri sono le due cose che ci salveranno”.

Ed è proprio per condividere i suoi libri, che Mirko nel 2014 ha creato una Biblioteca a pedali, recuperando scaffalature che sarebbero state buttate, adattandole e inserendole nel carrello attaccato alla cargobike: “I libri, i primi, erano i miei,” racconta” poi sono arrivate le donazioni di tanti amici. Ora abbiamo 400 libri, collaboriamo anche con la Biblioteca Comunale e facciamo presentazioni. Non siamo troppo fiscali nella catalogazione, facciamo tutto a mano su un quaderno…I libri vanno e vengono, li prestiamo nelle piazze, nei vicoli, nei parchi. Accorrono soprattutto le famiglie con i bambini”.

La biblioteca a pedali, una delle poche in Italia, è solo una delle iniziative dell’associazione “Ruota Libera Fusignano” che Mirko ha fondato insieme a suo cugino. “Organizziamo anche altri eventi, pedalate collettive e incontri serali per dimostrare come, a differenza dell’auto, la bici consenta di interagire con le altre persone e di vivere appieno il centro cittadino.”

Questo amore per la bici, per la cultura e per la condivisione, hanno spinto Mirko fino a Capo Nord: un viaggio lungo 9720 km, andata e ritorno, tutto in bici, da maggio a fine agosto. “Da anni sognavo di visitare il Nord Europa, i paesi scandinavi, la loro cultura, il loro modo di muoversi senz’auto”.

Per compiere il viaggio ha usufruito di sei mesi di aspettativa non retribuita, sfruttando il più possibile la tenda e vivendo al risparmio. “Passavo tra paesini e grandi città, talvolta mi perdevo, ma il bello del viaggio è proprio nel perdersi. Da Mantova a Copenaghen ho comunque percorso quasi tutte ciclabili”

Ma la cosa che più lo ha impressionato è la cultura che ha visto, la gentilezza e il rispetto verso gli utenti deboli: “ In Danimarca tutti ti salutano anche se non ti conoscono, qui i ciclisti sono il traffico”.

Il paradiso dei ciclisti è in assoluto Copenaghen, dove Mirko si è fermato qualche notte ospitato da amici: “Ovunque ti giravi vedevi ciclabili, tram e bus elettrici, infiniti ponti ciclabili…e di auto quasi nessuna!”

Quando è arrivato a Capo Nord l’emozione è stata enorme: “Gli ultimi 500 metri li ho fatti a piedi, contro un vento infernale. Non c’era nessuno. Era l’inferno e il paradiso insieme.”

Ma ora che i 6 mesi di aspettativa stanno terminando, e il lavoro di commesso lo aspetta, Mirko guarda al futuro: “Il mio sogno è cambiare lavoro, fare qualcosa legato alla bici, alla mobilità sostenibile, alla cultura: sogno di realizzare una velostazione, oppure lavorare come guida nel cicloturismo”.

di Linda Maggiori

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