Tutelare gli animali è tutelare noi stessi

Perché la legislazione sugli animali è più avanzata rispetto alla maturità della società civile? Il professor Luigi Lombardi Vallauri, nell'articolo "Tutelare gli animali è tutelare noi stessi" ci spiega come la «questione animale» può rivelarsi una preziosa opportunità per interrogarci sul nostro attuale sistema di valori.

28 Marzo 2012
Tutelare gli animali è tutelare noi stessi
Luigi Lombardi Vallauri è filosofo, scrittore, ordinario di filosofia del diritto presso l'Università di Firenze. Fra i più attivi sostenitori della tutela dei diritti animali, interviene spesso nel dibattito animalista e a favore della scelta vegan. Sostiene la visione di un «animalismo umanista», che colloca all'interno di una sua filosofia della vita e della società in aperta rottura con gli architravi del mondo attuale.

Lo incontriamo per fare il punto sulla «questione animale». Luigi, innanzitutto grazie per l'opportunità di poter approfondire con te una tematica tanto urgente quanto discussa. Tu collochi la tua visione animalista all'interno di una «utopia filosofica», che poggia su una critica forte della società presente. Quali sono i punti chiave di questa critica?
Io parto da questa considerazione: esiste uno scarto enorme fra i diritti formalmente garantiti a livello internazionale e la loro effettività. Esclusi gli animali, sulla carta abbiamo un sistema di tutele che non è migliorabile. Ma la realtà non corrisponde a ciò che è scritto nei codici e nei trattati. Questo avviene perché il diritto va in una direzione, mentre il desiderio degli uomini ne prende un'altra. Oggi nella nostra società vige l'egemonia del desiderio dettato dall'individualismo possessivo, che si condensa in una triade: ricchezza, potere e successo (quest'ultimo inteso come notorietà e visibilità). Si tratta di un'accezione del desiderio che accomuna destra e sinistra, Milano e Mumbay, New York e Shanghai. Gli stessi partiti di sinistra e i sindacati, da Marx in poi, non sono stati che l'altoparlante ugualitario dei valori borghesi: c'era l'idea di diventare tutti borghesi, senza intaccare i valori di fondo. Io credo invece che si possa fare una critica dell'individualismo possessivo.

Che cosa contrapponi però a questa triade?
Io faccio questa domanda: ricchezza, potere, successo, sono dei beni reali? Prendiamo la ricchezza. Tutti i momenti alti della vita sono fatti di nudità, di essenzialità. L'atleta corre nudo, l'amore è nudo e fa a meno di tutto il resto, anche del cibo; l'amore non è gourmet, bastano poche cose consumate sotto l'ombra di un glicine per rendere felici. L'uomo che pensa come prima cosa alla ricchezza è un pover'uomo, non è 'in-amorato', cioè 'in amore' con gli altri e con il mondo. Potremmo dire cose analoghe per il potere e la notorietà. Il punto è che questi sono tutti beni esclusivi: il loro possesso esclude o riduce il possesso da parte di altri. Il mio potere esiste solo se ne ho più di altri; più cresce la mia ricchezza, meno può crescere la tua. I beni materiali si escludono....

La versione completa dell'articolo "Tutelare gli animali è tutelare noi stessi" è disponibile nel mensile Terra Nuova Aprile 2012 acquistabile anche come eBook.

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