In 17 paesi si chiede una revisione della politica energetica europea
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Nei giorni scorsi cittadini, associazioni e comitati provenienti da 17 Paesi europei (Belgio, Croazia, Danimarca, Estonia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lituania, Norvegia, Paesi Bassi, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Spagna e Svezia) si sono riuniti in Place du Luxembourg, davanti al Parlamento europeo per chiedere una revisione della politica energetica europea. Attraverso 25 interventi e una conferenza di esperti, EU CHARADE ha chiesto che le scelte energetiche europee «siano valutate alla luce dei loro costi complessivi, dei loro effetti sulle reti, sui trasporti, sulle infrastrutture e sui mercati dell’elettricità, nonché delle loro conseguenze sulla salute, sulla biodiversità, sui paesaggi, sul patrimonio e sul potere d’acquisto».
EU CHARADE «non contesta la necessità di ridurre le emissioni né di preservare le risorse – spiegano i promotori – La piattaforma civica europea chiede che le tecnologie siano confrontate senza pregiudizi, sulla base di dati verificabili, e che la loro utilità pubblica sia dimostrata prima di proseguire con investimenti massicci. Questa esigenza vale in particolare per la produzione intermittente da eolico e da fotovoltaico a terra, variabile e dipendente dalle condizioni meteorologiche, la cui integrazione richiede anche reti, sistemi di bilanciamento, stoccaggio e capacità di riserva».
Le testimonianze presentate a Bruxelles hanno evidenziato preoccupazioni comuni: «aumento dei costi del sistema elettrico, conflitti nell’uso del territorio, danni ai paesaggi e al patrimonio, pressione sulla biodiversità, interrogativi sanitari e allontanamento dei cittadini dalle decisioni che trasformano direttamente il loro ambiente di vita».
«Le infrastrutture legate alle energie rinnovabili intermittenti, in particolare l’eolico e il fotovoltaico a terra, producono effetti profondi sui territori – spiegano ancora i promotori – occupano suolo, modificano i paesaggi, sollecitano le reti locali e colpiscono in primo luogo le popolazioni residenti nelle vicinanze. Per la loro localizzazione e le loro conseguenze, sono quindi anche energie locali. Gli obiettivi europei non possono pertanto essere attuati senza un’informazione completa, una partecipazione effettiva e un potere decisionale dei territori interessati».
I membri di EU CHARADE hanno poi deciso di dare seguito alla mobilitazione di Bruxelles attraverso quattro gruppi di lavoro europei:
• Patrimonio e paesaggi: proporre modifiche legislative per adeguare le tutele nazionali ed europee alle dimensioni e agli effetti cumulativi degli impianti contemporanei.
• Biodiversità e salute: raccogliere i dati disponibili, individuare le lacune e chiedere programmi di ricerca indipendenti; quando le conoscenze sono insufficienti di fronte a rischi gravi o irreversibili, proporre l’applicazione del principio di precauzione, che può arrivare fino a una moratoria mirata.
• Economia e potere d’acquisto: determinare il costo complessivo delle diverse opzioni, verificarne l’utilità pubblica e individuare le cause dell’aumento del costo globale del sistema elettrico europeo.
• Democrazia e sussidiarietà: sostituire l’approccio dall’alto con la neutralità tecnologica, un’informazione trasparente e un autentico potere decisionale delle autorità e delle popolazioni locali.
EU CHARADE chiede alle istituzioni europee e agli Stati «di pubblicare valutazioni comparative indipendenti che includano l’intero ciclo di vita, le emissioni dirette e indirette, i costi delle reti e del bilanciamento, il fabbisogno di materie prime, nonché gli effetti sanitari, ambientali, paesaggistici, culturali e sociali».
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