Ambiente
Greenpeace: «Clima, stagione dei roghi sempre più in anticipo»
Gli incendi che stanno interessando diverse aree d’Italia sono l’ennesimo segnale di territori sempre più vulnerabili agli effetti della crisi climatica: lo denuncia Greenpeace.
Gli incendi che stanno interessando diverse aree d’Italia sono l’ennesimo segnale di territori sempre più vulnerabili agli effetti della crisi climatica: lo denuncia Greenpeace.
Nuove immagini diffuse da Greenpeace Brasile mostrano come, nonostante il calo significativo della deforestazione in Amazzonia registrato quest’anno, la foresta continui a bruciare a un ritmo allarmante. Sono 15.744 i focolai divampati in Amazzonia nel 2023, con un aumento del 5,3% rispetto al medesimo periodo del 2022
In Italia da inizio anno al 27 luglio sono andati in fumo ben 51.386 ettari percorsi dal fuoco equivalenti a oltre 73.408 campi da calcio. Lo denuncia Legambiente che avanza dieci proposte per contrastare questa piaga che si ripresenta sempre e che non ha ancora soluzione.
Come di consueto nei mesi estivi divampano gli incendi boschivi, favoriti dall’incuria o dalla criminalità organizzata. L’importanza dei buoni comportamenti per difendere il nostro paesaggio.
Greenpeace ha reso disponibile la mappa degli incendi nel Pianeta, «per visualizzare in tempo reale i focolai in Italia e nel mondo: uno strumento pensato non solo per le e gli addetti ai lavori, ma per chiunque voglia conoscere sia la situazione attuale sia i dati storici sugli incendi» spiega l'associazione.
Sono 159.437 gli ettari di superfici boscate e non boscate che sono stati «devastati dalle fiamme nel 2021 (+ 154,8% sul 2020). In aumento anche i reati tra incendi dolosi, colposi e generici, 5.385 (+27,2% rispetto al 2020) e le persone denunciate (658, + 19,2%)»: così l'associazione Legambiente in una nota.
Nel 2021 più di 600.000 ettari sono andati in fumo nei sei paesi euromediterranei di Italia, Spagna, Portogallo, Francia, Grecia e Turchia, una superficie ben superiore alla media dei decenni precedenti, come già era accaduto nel 2017 e nel 2020. È quanto emerge dal nuovo report WWF “Spegnere oggi gli incendi di domani. Dalla gestione dell’emergenza a gestione e prevenzione del rischio”.
Gli scienziati del Copernicus Atmosphere Monitoring Service avvertono che «livelli molto elevati di inquinamento da ozono rilevati in Europa meridionale, causati dall’ondata di calore, potrebbero colpire anche le aree nord-occidentali nei prossimi giorni».
Anche la Sicilia in fiamme, dopo le devastazioni della Sardegna. E il fuoco, spesso doloso e alimentato dal caldo, lascia dietro di sé danni enormi. Da Palermo a Catania, da Enna e Noto al messinese.
Un disastro immane che ha azzerato la biodiversità, distrutto interi ecosistemi, carbonizzato boschi secolari, sterminato migliaia di animali: dai mammiferi agli uccelli, dagli insetti agli anfibi e ai rettili. Enormi porzioni di paesaggio sono ormai irriconoscibili. Gli incendi che infuriano in Sardegna stanno causando una tragedia ambientale.
A circa un anno dalla stagione di incendi senza precedenti che da giugno 2019 a febbraio 2020 ha colpito l'Australia, il bilancio è drammatico. Più di 15.000 roghi hanno impattato un'area totale di almeno 19 milioni di ettari in diversi Stati e rilasciato in atmosfera 900 milioni di tonnellate di anidride carbonica. E 49 specie hanno perso più dell'80% del loro habitat.
Almeno 480 milioni di animali, secondo la stima di un ecologo, potrebbero essere morti nello Stato australiano del Nuovo Galles del Sud dall'inizio degli incendi boschivi a settembre: la stima in una nota dell'Università di Sidney.