Gas liquefatto, verso la dipendenza dagli Usa
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Nei prossimi anni, fino al 75–80% del GNL, il gas liquefatto, importato dall’UE potrebbe provenire dagli Stati Uniti e ciò creerà un'altra dipendenza energetica. Associazioni e comitati non ci stanno: «Così non si esce dalla crisi energetica e climatica».
Mentre a Vado Ligure comitati e istituzioni locali ottengono una vittoria impedendo il trasferimento in quella zona costiera del rigassificatore ora a Piombino, l’Italia si avvia verso una ulteriore dipendenza energetica, stavolta dagli Stati Uniti, «da cui nei prossimi anni potrebbe provenire fino al 75-80% del GNL importato nella UE» spiega l’organizzazione ReCommon. «In nome della “sicurezza energetica”, l’Unione Europea sta costruendo tale vincolo strutturale attraverso nuovi rigassificatori, contratti di lungo periodo e scelte infrastrutturali che rendono il sistema europeo sempre più esposto a un unico e instabile grande fornitore. Si tratta di una precisa scelta politica, risultato di decisioni che hanno privilegiato nuove infrastrutture e contratti fossili rispetto ad altre opzioni disponibili» ribadisce ReCommon.
«La forza dell’Europa va di pari passo con l’indipendenza energetica. Più l’Europa dipende dagli Stati Uniti per l’energia, più è vulnerabile alle pressioni di Trump. Ogni euro speso per il gas statunitense rafforza l’agenda autoritaria di Trump in patria e le ambizioni imperialiste all’estero», dichiara Lisa Göldner di Greenpeace Germania. «L’unico modo per l’Europa di proteggere la propria indipendenza politica e raggiungere una vera sicurezza energetica è eliminare gradualmente il gas fossile e accelerare la transizione verso un sistema energetico completamente rinnovabile».
Greenpeace calcola che «a partire dal secondo insediamento di Trump il 20 gennaio 2025, i Paesi dell’UE hanno importato gas statunitense per un valore stimato di 28 miliardi di euro. Nonostante le ripetute minacce di Trump nei confronti dell’Europa, dall’inizio del 2026 sono arrivate in Europa più di 60 navi cisterna di gas statunitense, di cui nove solo in Italia».
«Il servilismo italiano nei confronti del presidente Trump ha portato il governo Meloni a importare in Italia il 12% del GNL statunitense diretto all’Europa, mentre ENI firma accordi pluridecennali con compagnie a stelle e strisce», dichiara Simona Abbate di Greenpeace Italia. Greenpeace chiede all’Unione Europea «di ritirarsi dall’impegno di importare 750 miliardi di dollari di energia, principalmente gas fossile, dagli Stati Uniti entro il 2028, e di interrompere immediatamente tutti i negoziati per nuovi accordi di acquisto con i fornitori di gas statunitensi». Greenpeace chiede inoltre all’UE «un piano per porre fine alla dipendenza dal gas statunitense e di rescindere anticipatamente i contratti di fornitura a lungo termine esistenti, nonché misure aggiuntive per ridurre la domanda di gas e accelerare la transizione verso l’energia rinnovabile prodotta in Europa».
Intanto, come spiega ReCommon, «Snam ha presentato richiesta di proroga per la permanenza del rigassificatore a Piombino. Ma non abbiamo bisogno di impianti fossili né a Vado Ligure, né a Piombino, né altrove».
LETTURE UTILI
Aumento dei costi, blocco delle forniture, “guerra del gas” sono tra le espressioni più usate per raccontare la crisi energetica, intrecciata a conflitti e cambiamento climatico. L’energia rinnovabile prodotta dal basso è il punto di partenza per qualsiasi soluzione. E le tecnologie che oggi abbiamo a disposizione possono contribuire a realizzare un nuovo modello energetico libero dal gas e da tutti gli altri combustibili fossili. L’autore spiega come pompe di calore, geotermia a bassa entalpia, efficienza energetica, fotovoltaico, biomasse, accumulo e solare termico possono essere utilizzati nelle nostre case per uscire dalla dipendenza dal gas. Il volume offre anche proposte e soluzioni alla portata di tutti, per ridurre il peso crescente che il gas rappresenta per l’ambiente e le nostre tasche.


Per una casa autonoma in acqua, elettricità e riscaldamento
Gli autori hanno costruito una casa autosufficiente ispirata alla “earthship”. E hanno cercato e trovato l’aiuto di alcuni progetti di costruzione partecipata. Oggi sono praticamente autosufficienti sia dal punto di vista energetico (pannelli solari, una serra esposta a sud per catturare l’energia solare e una massa termica per immagazzinarla) che dal punto di vista idrico (raccolta e filtraggio dell’acqua piovana). Inoltre, coltivano un orto in permacultura per produrre raccolti abbondanti nel rispetto della biodiversità. In questo libro condividono le loro esperienze di costruttori principianti e convinti sperimentatori dell’autosufficienza: offrono “ricette” per intonaci a base di terra e per costruire muri con bottiglie o pneumatici, e descrivono nel dettaglio le soluzioni low-tech che hanno messo in atto per ridurre il consumo energetico.
