Il Ministero degli Interni ha emanato una circolare per limitare fortemente le manifestazioni di protesta contro la certificazione Covid obbligatoria per entrare nei luoghi pubblici e per lavorare: interdette aree "sensibili" individuate dai prefetti, introdotti divieti e prescrizioni per le manifestazionip preavvisate, forma statica senza corteo.
Il Ministero degli Interni ha emanato una circolare (dal titolo “Direttiva recante indicazioni sullo svolgimento di manifestazioni di protesta contro le misure sanitarie in atto”) per limitare fortemente le manifestazioni di protesta contro la certificazione Covid obbligatoria per entrare nei luoghi pubblici e per lavorare: interdette aree “sensibili” individuate dai prefetti, introdotti divieti e prescrizioni per le manifestazionip preavvisate, forma statica senza corteo.
Una stretta repressiva che arriva dopo
la petizione lanciata da Confcommercio che sosteneva come gli acquisti natalizi andassero salvaguardati dai disagi provocati dai cortei.
«Il Viminale pare quindi aver deciso che il diritto a manifestare sancito dalla Costituzione è sacrificabile difronte alla sacralità dello shopping» scrive L’Indipendente online.
Sulla circolare del Ministero dell’Interno si legge: «Tali manifestazioni stanno determinando elevate criticità (…) sul libero esercizio di altri diritti quali in particolare quelli attinenti allo svolgimento delle attività lavorative e alla mobilità dei cittadini con effetti peraltro particolarmente negativi nell’attuale fase di graduale ripresa delle attività sociali ed economiche».
Inoltre, in conclusione della circolare si legge anche: «(…) le presenti indicazioni, per la loro valenza generale, potranno trovare applicazione per manifestazioni pubbliche attinenti a ogni altra tematica».
Qualche settimana fa, lo ricordiamo, il
Washington Post aveva già scritto: «L’Italia si è spinta in un nuovo territorio, inesplorato per una democrazia occidentale» (concetto ripreso anche dal
New York Times) e, sempre riferendosi all’Italia: dovrà «capire cosa significhi convivere con il virus e quale livello di controllo la società risultare disposta ad accettare».