«Uffa, proprio questo lo volevo tantissimo»: la satira di Arianna Porcelli Safonov:
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“Uffa, proprio questo lo volevo tantissimo”: la rubrica satirica di Arianna Porcelli Safonov, sul numero di gennaio della rivista Terra Nuova. E che qui condividiamo anche con i lettori del web. Divertente, graffiante, provocatoria, da leggere!
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A un certo punto, da bambini attraversiamo la fase del «Uffa, proprio questo non lo volevo!». In realtà, per molti non è una fase, ma l’inizio di una lunghissima era. Non è un processo nichilista, ma un simpatico gioco di contraddizioni per cui è come se conoscessimo noi stessi attraverso un lento, inesorabile cambio di opinioni. Come se la costruzione dei propri desideri autentici venisse compilata dalla lista delle cose che pensavamo ci facessero schifo ma che, piano piano, ci hanno conquistati. Personalmente, tutti i miei più grandi desideri sono il risultato della fastidiosa scoperta che posso sbagliarmi sul mio conto e che tutto ciò che inizialmente ho disprezzato, poi, non solo me lo sono comprato, ma l’ho anche amato tantissimo. I miei amori più grandi sono sempre stati la conseguenza di un gigantesco, grido: «Io?! Quello?! Mai nella vita».
Ma perché? Qual è il movente psicologico dietro al famoso detto: «Chi disprezza compra?». La risposta è piuttosto banale: le critiche o il disprezzo verso qualcuno o qualcosa nascondono il desiderio segreto di possederlo e l’incapacità di accaparrarselo. L’atto di sminuire è un modo per sentirsi superiori, per giustificare il proprio fallimento con dignità ma, se volete la mia, non esiste un modo per giustificare un fallimento con dignità. Soprattutto se poi, quando l’oggetto o il soggetto del nostro disprezzo si volta verso di noi e ci mostra attenzione, noi ci facciamo trovare già pronti, con l’elastico delle mutande lento.
E giù, ad amare intensamente, come se quello che eravamo qualche minuto prima non ci riguardasse minimamente: non siamo più quelli lì, adesso è tutto bello, abbiamo cambiato pelle come le bisce. Ma non voglio pensare che sia solo una questione di difesa psicologica. Voglio pensare che ci sia molto di più. Che ci sia una pozione magica in tutto ciò che non era previsto, calcolato, in tutto ciò che pensavamo di non desiderare.
Ed è la stessa pozione magica che c’è in tutti i nostri sogni proibiti: gli ingredienti sono gli stessi, sono componenti leggere, friabili e volubili, che assemblano il nostro essere, pronte a tradire i nostri pilastri di cemento armato. Ed è bello così. Basterebbe solo saperlo prima, in modo da evitare tutta quell’antipatica trafila, quei balletti ridicoli che si fanno prima di ammettere che siamo cotti a puntino da qualcosa che pensavamo, convinti, ci facesse schifo e, invece, è amore puro.
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Arianna Porcelli Safonov è performer di monologhi di satira e critica al costume sociale. Laureata in Storia del costume, ha scritto due libri umoristici, Fottuta Campagna e Storie di matti (Fazi Editore). Dal 2018, collabora con l’Università di Pavia, con una docenza legata alle tecniche di improvvisazione applicate agli ambiti manageriali. www.ariannaporcellisafonov.com
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