Riscoprire il dialogo: e se tornassimo alla filosofia?
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di Riccardo Bianchini
Solo pochi anni fa era difficile avere una vita attiva senza mai confrontarsi con gli altri. In poco tempo, fra smartworking e intelligenza artificiale, la giornata lavorativa è cambiata e anche l’ambito lavorativo è sempre più arido. Abbondiamo di digitatori di tastiere che passano giornate solitarie, senza nemmeno bisogno di confrontarsi con un altro essere animato quando hanno un dubbio: un prompt ben scritto e un po’ di capacità critica per prendere le misure alla risposta data dal sistema di intelligenza artificiale e il gioco è fatto. Non c’è bisogno di aspettare la pausa caffè per discutere con qualcuno, perché non c’è più bisogno di qualcuno con cui confrontarsi: l’organizzazione produttiva può fare a meno dello spreco di tempo della chiacchera fra colleghi e anche quando si abitano stanze aperte in una situazione di coworking ognuno guarda al suo.
La conseguenza è malsana sotto tanti punti di vista: pare che proprio l’abitudine a dover fronteggiare le risposte imprevedibili e potenzialmente fastidiose dei propri simili sia stata una tappa evolutiva importante. E perdere questa abitudine significa atrofizzare una capacità decisiva del vivere comune. In ogni caso, è deprimente rimanere chiusi nel proprio punto di vista senza doverlo spiegare a qualcuno, condividere con altri, difendere da critiche, modificare in base alle esigenze, adattare in vista di una possibile mediazione. Insomma è deprimente sentire il silenzio di nessun confronto. Sulle prime sembra quasi una vittoria: meno tempo sprecato con inutili discussioni e meno seccature. Ma presto ci si accorge che quelle seccature servivano a mantenere aperta la porta del dialogo con un altro che, se manca, ci lascia prigionieri del proprio punto di vista univoco e dell’incapacità di prendere le distanze da sé stessi.
Decenni fa, con il dilagare dei lavori d’ufficio, si è imposta la necessità di fare esercizio fisico in luoghi appropriati. Una palestra in cui correre e sollevare pesi sarebbe stato un bell’assurdo in una società con prevalenza di lavori manuali. L’isolamento lavorativo porterà alla creazione di nuove palestre? Serviranno spazi appositi in cui ci si allena a fare cose che, fino a poco tempo prima, facevano parte della normale giornata lavorativa? Servirà una palestra in cui parlare per scambiarsi punti di vista diversi?
Se questa è la richiesta, la filosofia si mette in prima linea su questo scenario. Per lo meno un tipo di filosofia: quella della filosofia intesa come pratica da svolgere, e non (solo) come storia da imparare. Applicazioni filosofiche hanno già trovato strade per uscire dai contesti classici per arrivare alla vita delle persone: filosofia intesa come momento di riflessione condiviso su temi del vivere quotidiano e come tecnica per stimolare la ricerca di domande (e possibilmente tentativi di risposta) sui nostri problemi comuni. Sì, ci sarà bisogno di palestre per allenare al confronto con l’altro, un confronto fatto di condivisione di parole e dei loro significati, come c’è bisogno di palestre per allenare una massa muscolare e un sistema cardio circolatorio che la vita d’ufficio rende malaticcio. Palestre per pensare insieme, per confrontarsi, discutere e contestarsi: per evitare di rammollirsi anche nella capacità critica.
Per fortuna la filosofia ha già avuto la sua trasformazione e non è più soltanto una storia della filosofia su cui meditare astrattamente: può essere praticata come un lavoro quotidiano, come un modo per facilitare discussioni, come una ricerca comune sulle domande che riguardano un gruppo di persone chiamato a stare insieme.
Di filosofia intesa in questo senso, come esercizio di dialogo, ce ne sarà sempre più bisogno.
Riccardo Bianchini è avvocato, formatore e scrittore, laureato in scienze filosofiche. Fa parte del gruppo Rizoma F. Una delle principali attività portate avanti da Rizoma F è il Corso di perfezionamento Filosofia IN Pratica organizzato dall’Università degli Studi di Firenze, prossimo all’avvio del quinto ciclo annuale (https://filosofiainpratica.unifi.it/art-224-aperte-le-iscrizioni-per-l-a-a-2026-2027.html)
Foto: Aarón Blanco Tejedor su Unsplash
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PSICOSOFIA: UN PONTE TRA PSICOLOGIA E SPIRITUALITA’
Questo libro presenta la Psicosofia Sinergetica, disciplina nuova e al contempo antica.
La sua attenzione alla dimensione spirituale si fonda su solide competenze psicologiche, nell’incontro tra saperi tradizionali e nuove conoscenze. Un vero e proprio ponte che collega le due sponde del fluire della psyché, anche nella sua accezione di “mente” ma soprattutto in quella di “anima”. Una prospettiva che, rispetto alla psicologia (dal greco logos, traducibile con “parola”, “discorso”), vuole ricongiungersi a una più ampia sapienza (Sophia ne era considerata la personificazione).
Nel testo vengono ripercorse, grazie ai contributi di numerosi autori, le motivazioni che hanno portato alla nascita della disciplina, sono delineate le sue caratteristiche fondanti e riportate alcune delle sue possibili declinazioni in ambiti più specifici.
Questo lavoro non manca di costituire anche uno strumento chiaro ed efficace per chi sta cercando di comprendere il senso complesso della propria esistenza.
I contributi degli psicosofi del gruppo di Sinergetica sono stati coordinati dai curatori dell’opera: il dottor Benedetto Tangocci, psicosofo, psicologo, psicoterapeuta e scrittore, e la dottoressa Monica Forghieri, psicosofa, laureata in psicologia, specializzata in psicoterapia e naturopata.


