Le associazioni: «Caccia, si lasci la possibilità ai proprietari di escludere i terreni»
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Le associazioni animaliste criticano duramente la Regione Toscana per i vincoli restrittivi che ha inserito per i proprietari di terreni che vogliono chiedere l’esclusione delle loro aree dalla caccia.
Rispetto al nuovo Piano Faunistico-Venatorio Regionale toscano, i proprietari e conduttori di fondi hanno tempo fino al 30 ottobre per chiedere l’esclusione del proprio fondo dalla caccia mediante semplice tabellazione perimetrale. «Ma la regione Toscana ha posto limiti inaccettabili – spiegano ENPA, GRIG, LAC, LAV, LIPU, LNDC e WWF – Le richieste sarebbero infatti accolte solo per: fondi destinati alla tutela della fauna che presentino: caratteristiche ambientali idonee alla tutela della fauna e una superficie non inferiore a 200 ettari accorpati. L’estensione può̀ essere raggiunta sommando fondi confinanti appartenenti a più̀ proprietari: e superfici interessate da programmi sperimentali di allevamento o coltivazione, finanziati con risorse pubbliche e finalizzati a ricerca scientifica o innovazione tecnologica». Le associazioni ritengono che« tali limitazioni ledano gravemente un importante diritto dei cittadini e siano in contrasto con la normativa nazionale e con i più recenti orientamenti giurisprudenziali. Negli ultimi anni, infatti, le decisioni dei tribunali amministrativi e del Consiglio di Stato hanno chiarito un principio fondamentale: la richiesta di divieto di caccia non può essere limitata da criteri rigidi o da un elenco chiuso di casi estendendo la possibilità di richiedere il divieto di caccia sui propri terreni anche per motivi etici».
«Per questo motivo le associazioni animaliste e ambientaliste invitano «tutti i proprietari e conduttori che non intendano consentire l’attività venatoria sui propri terreni a presentare la relativa richiesta di esclusione, anche se non rientrano negli stretti limiti indicati dalla Regione. Nel qual caso la richiesta non potrà essere effettuata tramite il portale web approntato dalla Regione, ma inoltrata tramite PEC oppure raccomandata con ricevuta di ritorno». Sui rispettivi siti web delle associazioni è possibile scaricare il documento preimpostato.
«Se la domanda verrà respinta senza adeguate motivazioni, i cittadini avranno comunque la possibilità di rivolgersi al TAR contestando la risposta della Regione e chiedendo di applicare la norma prevista dall’ordinamento nazionale» spiegano ancora le associazioni.
Foto: Adrian Infernus su Unsplash
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