Ambiente
Greenpeace: «Anche a Sanremo aziende inquinanti»
Greenpeace Italia denuncia la «presenza di aziende inquinanti come partner e sponsor del festival di Sanremo» e «scarsa trasparenza nella diffusione delle informazioni».
Greenpeace Italia denuncia la «presenza di aziende inquinanti come partner e sponsor del festival di Sanremo» e «scarsa trasparenza nella diffusione delle informazioni».
Alla vigilia dell'inaugurazione delle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina, Greenpeace accende i riflettori «sulle responsabilità ambientali di Eni», tra i principali sponsor dei Giochi.
Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione «hanno dato ragione a Greenpeace Italia, ReCommon e 12 cittadine e cittadini che nei mesi scorsi avevano fatto ricorso alla Suprema Corte, chiedendo se in Italia fosse possibile o meno avere giustizia climatica»: lo fanno sapere le associazioni interessate.
Greenpeace Italia denuncia che una sua inserzione pubblicitaria prevista sul Corriere della Sera di giovedì 17 aprile «è stata rifiutata dalla redazione del quotidiano perché metteva in discussione la qualità dell’informazione sul clima nel nostro Paese e chiamava in causa il ruolo ingombrante di ENI.
Greenpeace Italia ha inviato una richiesta di accesso civico generalizzato (FOIA) nei confronti di Rai Pubblicità per «ottenere trasparenza sui finanziamenti elargiti dalle aziende inquinanti» al festival di Sanremo.
La Rete No Rigass No Gnl e la Campagna Per il Clima Fuori dal Fossile intervengono sull’esplosione del deposito di Eni a Calenzano: «Quelle legate ai combustibili fossili sono strutture pericolose strutture che vanno a vantaggio solamente del profitto dei colossi dell’estrattivismo».
«Eni ha denunciato Antonio Tricarico di ReCommon in relazione alle dichiarazioni da lui rilasciate durante la trasmissione della Rai “Report” del 5 maggio»: lo fa sapere la stessa ReCommon.
“La falsa soluzione di Ravenna” è il nuovo rapporto di ReCommon sul primo progetto di cattura e stoccaggio di CO2 (CCS) promosso da Eni e Snam in Emilia Romagna.
ENI ha notificato a Greenpeace e ReCommon l’atto di citazione per presunta diffamazione, citandole in giudizio perché, a suo dire, avrebbero messo in piedi “una campagna d’odio” nei confronti dell’azienda. Le due organizzazioni stigmatizzano l’attacco giudiziario di ENI e replicano: «Non ci facciamo intimidire».
A Sud, in collaborazione con il CDCA Centro di Documentazione Conflitti Ambientali, pubblica il Dossier Eni “Cultura a sei zampe”, che approfondisce il legame tra Eni e il mondo della cultura.
Un nuovo rapporto di Greenpeace Italia sulle attività di esplorazione ed estrazione di gas e petrolio di ENI mostra come, dei 767 progetti in cui è attualmente coinvolta a livello globale la multinazionale italiana, «ben 552 abbiano iniziato (o inizieranno) a estrarre fonti fossili dopo l’Accordo sul clima di Parigi, raggiunto del 2015. Per novantasei di questi progetti hanno addirittura acquisito la licenza dopo quella data».
La seconda sezione civile del Tribunale ordinario di Roma ha rinviato alla Corte di Cassazione la decisione sulla procedibilità del processo civile intentato da Greenpeace Italia, ReCommon e 12 cittadine e cittadine nei confronti di ENI e dei suoi azionisti Cassa Depositi e Prestiti (CDP) e Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF). Lo fa sapere la stessa Greenpeace.
ReCommon lancia una petizione per chiedere a Eni «di interrompere l’accordo con Delek Group, una delle più grandi aziende energetiche israeliane, che figura nella lista nera delle Nazioni Unite di aziende che operano nei Territori Palestinesi occupati illegalmente».
Un’inchiesta dell’Unità investigativa di Greenpeace Italia rivela che il progetto “Congo LNG” di ENI, per importare gas naturale liquefatto (GNL) dalla Repubblica del Congo, «è un'iniziativa piena di ombre, utile al colosso energetico italiano anche per nascondere e delocalizzare parte delle sue emissioni».
«La Cattura e lo Stoccaggio della CO₂ (CCS) è da un lato solo una falsa soluzione per mitigare il riscaldamento globale e dall’altro la foglia di fico delle multinazionali fossili come ENI per continuare a estrarre gas e petrolio». È quanto denunciano Greenpeace Italia e ReCommon nel rapporto “ CCS, l’ennesima falsa promessa di ENI”, diffuso dalle due organizzazioni.
«ENI ci ha comunicato pochi giorni fa di aver avviato un nuovo iter di mediazione che potrebbe precedere una seconda causa per diffamazione nei nostri confronti. L’avviso arriva alla vigilia della presentazione dei suoi risultati economico-finanziari relativi al 2023 e delle sue strategie future»: lo annuncia Greenpeace in una nota.
Greenpeace Italia denuncia «la nuova operazione di greenwashing di ENI, tra i principali sponsor del festival di Sanremo per il terzo anno consecutivo. Per l’edizione 2024, ENI addirittura raddoppia: per fingersi green, il colosso del petrolio e del gas è infatti presente sul palco dell’Ariston sia con Plenitude che con Enilive». E al festival arriva la protesta contro il rigassificatore a Vado.
La denuncia di Greenpeace e ReCommon: «Il nostro nuovo report svela come Eni sfrutta il mondo dell’istruzione per fare greenwashing e legittimarsi tra le nuove generazioni».
Greenpeace e ReCommon avevano diffuso una nota menzionando una causa di risarcimento danni per diffamazione intentata da ENI dopo l'atto di citazione delle due associazioni per una causa civile per chiedere l’accertamento dei danni derivanti dai cambiamenti climatici. ENI ha ribadito, come spiegano le associazioni, che si tratta di una mediazione obbligatoria con richiesta di risarcimento. (aggiornato il 31 luglio)
Greenpeace e ReCommon, insieme a dodici cittadini, molti provenienti da aree già colpite dagli impatti dei cambiamenti climatici, hanno deciso di portare Eni in tribunale affinché «riveda la la propria strategia industriale per ridurre le emissioni derivanti dalle sue attività di almeno il 45% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2020», spiega l'associazione.