Banca Etica: «Da Eni solo risposte generiche e parziali»
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Sostenibilità, uso delle risorse pubbliche, ricadute sui territori: da Eni solo risposte generiche, parziali e non idonee: così Fondazione Finanza Etica su quanto accaduto nell’assemblea degli azionisti Eni.
«Le richieste, presentate nell’ambito dell’attività di azionariato critico promossa dalla Fondazione del Gruppo Banca Etica, puntavano a fare chiarezza su alcuni nodi centrali della strategia industriale e di governance del gruppo: sostenibilità delle filiere dei biocarburanti, utilizzo di risorse pubbliche, diritti degli azionisti, gestione dei contenziosi legali e ricadute della transizione energetica nei territori italiani. Secondo la Fondazione, le risposte ricevute sono rimaste generiche, parziali o non idonee a consentire agli azionisti una valutazione pienamente informata» spiega Banca Etica.
«Abbiamo posto domande molto concrete perché la transizione energetica passa anche da scelte che hanno effetti reali su persone e territori, in Italia come nei Paesi partner. Come azionisti critici, chiediamo dati verificabili: quando una grande impresa utilizza risorse pubbliche o costruisce filiere globali, è necessario avere risposte ufficiali e concrete su come funzionano questi progetti e quali risultati producano. In molti casi, però, le risposte di Eni restano generiche o incomplete: questo rende difficile valutare davvero gli impatti economici, sociali e ambientali delle sue attività»: a sottolinearlo è Mauro Meggiolaro, esperto di azionariato critico e analista della Fondazione.
I temi che preoccupano gli azionisti critici:
Biocarburanti, Kenya e aviazione europea
Il principale nucleo di domande ha riguardato il ruolo di Eni S.p.A. nei progetti collegati al Piano Mattei, con particolare attenzione alla filiera dei biocarburanti in Kenya, destinati anche al mercato dei carburanti sostenibili per l’aviazione, settore su cui l’Unione Europea ha introdotto nuovi obblighi di utilizzo progressivo. Fondazione Finanza Etica ha chiesto chiarimenti su questioni molto concrete: redditività reale per i piccoli agricoltori locali coinvolti; mancato ritiro dei raccolti segnalato da alcune inchieste giornalistiche; sottrazione di terreni alla produzione alimentare locale; provenienza delle materie prime e impiego di risorse pubbliche italiane e internazionali. Per la Fondazione, se la decarbonizzazione del trasporto aereo europeo passa anche attraverso filiere agricole africane, è necessario dimostrare con dati chiari e pubblicamente disponibili che i benefici economici ricadono anche sulle comunità locali e non producano nuovi squilibri sociali, alimentari o ambientali.
Assemblee a porte chiuse e diritti degli azionisti
Tra i rilievi presentati vi è stata anche la scelta di continuare a svolgere l’assemblea attraverso il solo rappresentante designato, senza presenza diretta degli azionisti e senza possibilità di intervento online in tempo reale. Fondazione Finanza Etica ricorda che in molti Paesi europei le grandi società quotate consentono almeno la partecipazione telematica degli azionisti. L’Italia rappresenta invece un’anomalia regolatoria a livello europeo, oggetto anche di rilievi da parte della Commissione Europea sul corretto recepimento delle norme relative ai diritti dei soci. Per la Fondazione, è difficile comprendere perché una delle maggiori imprese energetiche europee non renda disponibili modalità ordinarie di partecipazione digitale.
Contenziosi legali e trasparenza
Un ulteriore focus ha riguardato i procedimenti giudiziari promossi da ENI nei confronti di giornalisti o organizzazioni della società civile, le cosiddette SLAPP (Strategic Lawsuits Against Public Participation), citando in particolare le azioni legali contro Greenpeace e ReCommon. La Fondazione ha chiesto trasparenza sui costi sostenuti negli ultimi anni per cause per diffamazione e richieste risarcitorie, sugli esiti dei procedimenti e sugli eventuali impatti economici per la società. Secondo la Fondazione, anche la strategia legale di una grande impresa rientra tra gli elementi che gli azionisti devono poter valutare sotto il profilo della governance e della gestione del rischio reputazionale.
Territori italiani e transizione industriale
Le domande hanno inoltre riguardato diversi siti produttivi italiani, dalla Basilicata a Gela, da Ravenna a Livorno e al sito di Sannazzaro de’ Burgondi, con richieste di chiarimento su bonifiche, occupazione, sicurezza degli impianti, approvvigionamenti delle bioraffinerie e sviluppo del progetto di cattura e stoccaggio della CO₂. Per Fondazione Finanza Etica la transizione energetica non può essere valutata solo attraverso annunci industriali o operazioni finanziarie, ma anche in base agli effetti concreti su lavoro, ambiente e comunità locali.
Azionariato critico come strumento di accountability
Fondazione Finanza Etica svolge attività di azionariato critico dal 2007 in Italia e in Europa, acquistando quote simboliche di grandi società per poter partecipare alle assemblee e porre domande su temi ambientali, sociali e di governance. Nel corso del 2026 la Fondazione seguirà anche le assemblee di altre grandi società italiane ed europee attive nei settori energia, finanza, servizi pubblici e difesa, tra cui Acea S.p.A., BF S.p.A., Enel S.p.A., Assicurazioni Generali S.p.A., Leonardo S.p.A., Fincantieri S.p.A. e Rheinmetall AG.
Foto: liza sigareva su Pexels
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