Già nel lontano settembre 2011 dedicammo un'inchiesta sull'obsolescenza programmata dal titolo "Fatti per non durare". Finalmente arrivano i primi provvedimenti legislativi.
Stop all’obsolescenza programmata
Una recente relazione commissionata e presentata dal gruppo dei Verdi al parlamento tedesco parla chiaro: lo studio, che ha analizzato oltre 2 mila casi segnalati, conferma che tantissimi beni di consumo, come elettrodomestici, dispositivi elettronici e informatici in particolare, ma anche accessori e vestiario sono abitualmente soggetti a pratiche produttive scorrette, che ne limitano la durata e di conseguenza stimolano l’acquisto di nuovi prodotti.
Le conclusioni sono che l’obsolescenza programmata (OP) danneggia tutti, poichè provoca un enorme spreco di energia e risorse naturali, produce ingenti quantità di rifiuti e sottrae alle persone dal 4,5 al 9,5 % del proprio potere d’acquisto. Eppure le soluzioni ci sono: produrre beni più durevoli, prolungarne il periodo di garanzia, implementare la riparabilità degli articoli e la possibilità di sostituirne i componenti.
In molti paesi europei il periodo di garanzia è già stato prolungato oltre i canonici due anni. In Belgio, una legge del 2012 impegna il governo a combattere l’OP con azioni mirate, e sono all’esame altri due provvedimenti; così come in Francia, dove è in discussione una proposta di legge che prevede di istituire il reato di obsolescenza programmata, punibile con 37.500 euro di multa e 2 anni di reclusione.
Anche in Italia dovrebbe essere presentata una proposta di legge, a firma del deputato Luigi Lacquaniti di Sel, mentre a livello europeo è nato da poco un coordinamento per promuovere un’iniziativa legislativa (Ice) conto l’OP.
Riportiamo anche il video di un’intervista radiofonica sul tema dell’obsolescenza programmata fatta alla giornalista Benatti.