Il Belvedere di Urbino intitolato a Girolomoni, pioniere del bio
homepage h2
Il Belvedere di Urbino sarà intitolato a Gino Girolomoni e alla moglie Tullia Romani, pionieri dell’agricoltura biologica e fondatori dell’azienda agricola marchigiana che oggi è un esempio a livello internazionale. La cerimonia di intitolazione si terrà il 3 ottobre in via Giro del Cassero, alla presenza dei figli di Gino e Tullia: Maria, Giovanni e Samuele.
«Accogliamo il riconoscimento del Comune di Urbino con profonda commozione e gratitudine – spiegano i figli – In particolare siamo grati modo al sindaco Maurizio Gambini per l’idea. Parlare oggi di questa intitolazione significa per noi unire la voce di figli a quella di tutta la comunità della nostra cooperativa e dell’ecosistema Girolomoni. È un gesto che ha un valore enorme per tutti noi».
«Questo belvedere dedicato a Tullia e Gino arriva a ridosso dell’8 ottobre, una data per noi speciale – prosegue Matia, parlando anche a nome dei fratelli – Dal 2013 dedichiamo questa giornata alla loro memoria, fermando per un momento il lavoro quotidiano, affinché ogni persona che fa parte della nostra realtà potesse godere di un po’ di tempo. Perché Gino e Tullia non hanno solo promosso l’agricoltura biologica, ma hanno testimoniato uno stile di vita e un modo di pensare: per noi il biologico non è mai stato un semplice metodo agronomico, ma una visione del mondo. È un messaggio che continuiamo a coltivare ogni giorno.
Che questo segno arrivi proprio da Urbino rende il tutto ancora più significativo. Questa città custodisce l’eredità del Duca Federico da Montefeltro, un umanista illuminato che per nostro padre Gino è sempre stato un punto di riferimento fondamentale. Gino ne ammirava la capacità straordinaria, poiché aveva fatto di un piccolo territorio di montagna una capitale della cultura e del pensiero. È da quel modello che ha tratto l’ispirazione per riportare sulla collina di Montebello la produzione della pasta: una scelta che forse sfidava ogni logica logistica, ma che racchiudeva il senso più profondo del suo sogno, ovvero dimostrare che la rinascita economica deve andare sempre di pari passo con quella culturale e umana del territorio».
In foto da sinistra Giovanni, Maria e Samuele Girolomoni

