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Mater Femina e il Percorso Radice

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Abbiamo incontrato Eugenia Fortuni, sociologa, counselor a indirizzo somato-relazionale, consulente educativa, doula e fondatrice di Mater Femina, associazione punto di riferimento nel territorio Veneto per diverse attività che hanno a che fare con la cura di sé e la riscoperta del proprio benessere.

Mater Femina e il Percorso Radice

Abbiamo incontrato Eugenia Fortuni, sociologa, counselor a indirizzo somato-relazionale, consulente educativa, doula e fondatrice di Mater Femina, associazione punto di riferimento nel territorio Veneto per diverse attività che hanno a che fare con la cura di sé e la riscoperta del proprio benessere. In Mater Femina approdano, nel viaggio della vita, uomini e donne in cammino.

La sintesi delle attività dell’associazione, ma forse proprio dell’esperienza umana di Eugenia, è racchiusa nel Percorso Radice, che lei stessa ha ideato e strutturato, e che vedrà il suo inizio, per il 2026, nel weekend dell’ 11 e 12 aprile.

Abbiamo raggiunto Eugenia per capirne di più su come nasce questo percorso e su come si articola.   

Eugenia, qual è stata la scintilla che ti ha permesso di dare vita al Percorso Radice?

«Nella vita ho sofferto, dal punto di visto emotivo e relazionale. Ci sono sempre state dentro di me delle parti molto a contatto con una profonda tristezza, che sembrava generarsi da sola e impadronirsi di me. Un’altra fonte di sofferenza è stata la rabbia, nelle sue varie forme, una rabbia che qualche volta non mi sembrava neanche mia. Oltre a queste emozioni, che mi sembravano quasi non avere una spiegazione razionale, alcuni eventi nelle mie relazioni amorose e amicali mi hanno fatto vacillare. Mi sono sentita persa, umiliata, abbandonata. Ho vissuto la frustrazione, la delusione, il sentirsi senza un posto o senza uno scopo, l’invidia, la gelosia e tutte quelle emozioni che ci fanno sentire contratti e diminuiscono la nostra capacità di sentire l’amore, la gioia, il piacere. Ma un giorno mi sono chiesta se questi eventi e questi stati emotivi non fossero, almeno in parte, una mia responsabilità. Mi sono osservata con rigore e al tempo stesso con amorevolezza. Ho iniziato a prendermi cura di me mentre smettevo di raccontarmi storie. Radice è la sintesi di tutti i percorsi di cura di me stessa che ho intrapreso e che mi hanno portata a stare bene, a sentirmi radicata e serena, ad avere una vita piena e soddisfacente. Non una vita perfetta, e neppure “di successo”. Ho una vita che mi assomiglia e che mi creo ogni giorno. Radice nasce quindi dall’esperienza personale, ma anche dall’osservazione di tutte le persone in cammino che sono giunte qui a Mater Femina. Il confronto e le storie di vita condivise, mi hanno fatto capire che c’è un forte bisogno di ritrovare la propria autenticità».


Da dove deriva questo bisogno di autenticità?

«Sentire di non poter essere se stessi genera sofferenza, tensione, ansia, o altro ancora. Ogni essere umano si deve adattare all’ambiente relazionale in cui vive in tempi molto precoci, addirittura in utero, in modo da poter affrontare l’infanzia, fase in cui non si può sopravvivere da soli. Può accadere, da adulti, di percepire una discrepanza tra il “me stesso” che si è abituati a essere e qualcos’altro, un sé quasi nascosta. Se si ha la fortuna di percepire questa discrepanza, si può iniziare a lavorare per portare alla luce un sé più autentico che aveva dovuto restare nascosto per proteggersi. Possono esserci eventi che scatenano questa ricerca, a volte dolorosi, a volte gioiosi. Nella mia esperienza, è stata la maternità a donarmi speranza, energia e motivazione ad andare fino in fondo in un percorso di riappropriazione di me stessa che era iniziato anni prima. Dopo essere diventata madre, non sono più stata disposta a scendere a compromessi. Per esempio, ho voluto fortemente un lavoro che parlasse di me e mi assomigliasse, e che potesse anche essere d’aiuto a tante persone nell’avvicinarsi a loro stesse».

Per chi è pensato il Percorso Radice?

«Per le persone che desiderano migliorare la propria vita, conoscersi di più e vivere in maniera più piena e consapevole. Durante il percorso entreremo in profondità di noi stessi, senza essere mai soli».  

Quali sono i cardini del Percorso?

«Prima di tutto l’ascolto empatico e l’accettazione positiva incondizionata, come teorizzati da Carl Rogers, che ci fanno sentire come nel grembo di una mamma buona, al caldo e al sicuro, ma anche capaci di iniziare a esplorare la nostra interiorità. Un profondo processo di conoscenza di sé e un’autentica trasformazione personale nascono proprio dall’esplorazione, in particolare dall’esplorazione delle proprie ferite emozionali. Nel percorso le ferite sono quelle codificate dal modello della Bioenergetica così come teorizzata da W. Reich e A. Lowen che si riferiscono ai diritti dei bambini che in qualche misura sono stati violati o compressi: il diritto di esistere, il diritto di essere amato, il diritto di essere fragile, il diritto di essere se stesso, il diritto di opporsi, il diritto di amare con tutto se stesso. Bisogna ricordare che esiste un’unità funzionale corpo-mente-spirito e lavoreremo su tutti questi tre livelli, attraverso lavori di dialogo, di meditazione, ma anche attraverso pratiche espressive e corporee. Inoltre, in Radice si coltiva una competenza comunicativa empatica ed efficace, in particolare negli aspetti dell’ascolto. Si coltiva la capacità di stare, di offrire una presenza autentica a sé e agli altri. Si mira ad espandere la capacità di amare se stessi e gli altri».

Quali i temi principali?

«Esploreremo una a una le ferite emotive, dandoci il tempo di andare molto dentro e anche il tempo poi di riemergere ogni volta più consapevoli. Impareremo a praticare una buona comunicazione con se stessi e con gli altri, che sta alla base di una buona relazione con se stessi e con gli altri. In altre parole, il dialogo interiore fa da specchio al rapporto che ho con me stessa e che le differenti parti di me hanno tra loro. Faremo dialogare le diverse sfaccettature della nostra personalità, le diverse stratificazioni della nostra storia per iniziare a sciogliere le conflittualità interiori. A ogni partecipante inoltre sarà data la possibilità, almeno una volta durante il percorso, di essere al centro del cerchio per poter lavorare con me sui propri temi specifici ed esplorare le proprie dinamiche personali e relazionali».

Cosa vorresti dire a chi vuole intraprendere il Percorso Radice?

«Sarete accolti in un contesto in cui non verrete mai giudicati. Il mio impegno, e quello del gruppo, sarà quello di riconoscere le vostre risorse, i vostri lati positivi e sostenere i vostri sforzi durante il Percorso. Potrete lasciarvi andare ad un’esperienza immersiva, perché non c’è qualcosa di diverso da voi che dovete essere, potrete essere voi stessi. Strato dopo strato, petalo dopo petalo, il cambiamento avviene».

Per informazioni sul Percorso Radice e su Mater Femina, il sito è www.materfemina.it

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