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Triarico: «Scienza e ricerca dietro di noi»

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«Interessi di parte e chiusura mentale, anche dell’accademia, stanno mettendo a rischio migliaia di imprese agricole, ma c'è modo di superare questa impasse»: lo spiega Carlo Triarico, presidente dell'Associazione per l'Agricoltura Biodinamica. 
Triarico: «Scienza e ricerca dietro di noi»

di Carlo Triarico, presidente dell’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica

L’agricoltura biodinamica nasce a partire dagli studi scientifici di Goethe nel Settecento, fino alla fondazione di un’agricoltura ecologica da parte di Rudolf Steiner nel 1924. I biodinamici intuirono che era importate sperimentare sul nuovo modello agricolo ecologico. Non si trattava di trovare rimedi alternativi, ma di fondare un nuovo paradigma agricolo su alcuni principi ideali e concreti; insomma una rivoluzione degli approcci. Nacque così l’ideale di agricoltura organica, di ciclo chiuso, di salute globale della realtà agricola, di relazione sana con gli animali, di cura dei suoli e dell’humus che hanno fatto grande la bioagricoltura.

Per avere una bioagricoltura adeguata ai tempi serve ricerca e poca ne è stata compiuta dal pubblico in Italia per lo sviluppo di un settore che va verso il 25% della superficie coltivata. Interessi di parte e chiusura mentale, anche dell’accademia, stanno mettendo a rischio migliaia di imprese. Le organizzazioni della bioagricoltura sono oggi messe da parte su questo fronte, con il risultato che le poche ricerche italiane su biologico e biodinamico spesso non hanno una connessione reale con i bisogni del settore. Dobbiamo ripartire da capo. Iniziali ma importanti punti di riferimento sono enti come Agrifound (la borsa di ricerca istituita di Giulia Maria Crespi) e la Società Italiana di Scienze Biodinamiche, presieduta dal professor Alessandro Piccolo, che ha tenuto il suo primo congresso a maggio ad Ascoli (sisbio.it). A ottobre nascerà Phaenomenon (phaenomenon.it), la scuola italiana di morfologia e scienze goethiane che insegnerà un approccio fenomenologico alla ricerca scientifica, che potrà formare nuovi ricercatori liberi nel nostro paese.L’intervento è uscito sul numero di giugno della rivista Terra Nuova

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