MedReAct e Oceana: «Mediterraneo, va esteso il divieto di pesca a strascico»
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Sul Mediterraneo impattano enormemente pratiche di pesca distruttive come lo strascico di fondo, indebolendo la capacità di questo mare mitigare gli impatti climatici e di sostenere la vita marina: il nuovo rapporto dell’Università Politecnica delle Marche.
Sul Mediterraneo impattano enormemente pratiche di pesca distruttive come lo strascico di fondo, indebolendo la capacità di questo mare mitigare gli impatti climatici e di sostenere la vita marina: il nuovo rapporto dell’Università Politecnica delle Marche.
Le organizzazioni MedReAct e Oceana, che hanno commissionato lo studio, chiedono «una maggiore tutela di questi habitat vulnerabili, che svolgono un ruolo fondamentale nella resilienza climatica, nello stoccaggio del carbonio, nella conservazione della biodiversità e per la produttività della pesca».
Punti salienti del rapporto:
La protezione degli ecosistemi marini profondi oltre i 600-800 m apporta benefici al Mar Mediterraneo e favorisce il recupero degli stock ittici depauperati, come i gamberi di profondità.
La tutela delle aree profonde sostiene il recupero di specie minacciate (ad esempio gli squali di profondità), salvaguardando habitat di nursery e riproduzione.
Gli ecosistemi profondi del Mediterraneo svolgono un ruolo chiave come rifugi climatici per le specie marine, grazie alle loro condizioni stabili, più fresche e meno variabili, in un mare che si sta rapidamente riscaldando.
Proteggere gli ambienti profondi dalla pesca a strascico aiuta a prevenire il rilascio del carbonio immagazzinato nei fondali e rafforza la resilienza climatica del Mar Mediterraneo.
MedReAct e Oceana chiedono alla Commissione Generale per la Pesca nel Mediterraneo della Fao «di estendere il divieto di pesca a strascico dagli attuali 1.000 m fino ad almeno 800 m di profondità, poiché studi pilota hanno dimostrato che ciò comporterebbe un minimo impatto socio-economico sul settore della pesca».
Il Mediterraneo si sta «riscaldando a un ritmo superiore del 20% rispetto alla media globale degli oceani – spiegano le due organizzazioni – e i modelli prevedono un significativo declino di specie chiave degli ecosistemi marini vulnerabili in scenari ad alte emissioni, con habitat che si riducono e si spostano verso profondità maggiori in diverse aree».
La pesca a strascico rimuove specie che formano habitat, altera le strutture sedimentarie e interrompe connessioni fondamentali tra il fondale marino e la colonna d’acqua, causando danni duraturi al funzionamento degli ecosistemi e allo stoccaggio del carbonio.
Sono 11 gli stock nel Mediterraneo occidentale restano in uno stato critico; alcuni di essi, come lo scampo e il nasello, sono molto vicini o hanno già superato livelli critici al di sotto dei quali la capacità riproduttiva risulta gravemente compromessa.
Foto: Emilio Sanchez Hernández su Pexels
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