I cittadini: «Bosco Ospizio sia verde urbano, non negozi»
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L’Assemblea di Bosco Ospizio, che a Reggio Emilia sta cercando di salvare un bosco dalle ruspe che farebbero posto a un centro commerciale, propone all’amministrazione locale di trasformare quell’area in bosco urbano di comunità.
«La nostra proposta alternativa per salvare interamente il Bosco Ospizio e renderlo fruibile alla cittadinanza è rimasta finora circostanziata ai soli ambienti istituzionali» dice l’Assemblea informale che si è costituita a difesa dell’area verde e che finora l’ha sottoposta al Comune e alla catena che vuole costruire il centro commerciale.
«In questo momento di stallo, in cui il soggetto attuatore sostiene di stare valutando quanto da noi illustrato in quell’ultimo incontro, decidiamo di condividere questa proposta, per trasparenza, con la città – prosegue l’Assemblea – La nostra proposta vede l’area trasformata in un Bosco Urbano di Comunità, valorizzata attraverso Nature Based Solutions (NBS), un approccio che riconosca nei processi naturali una vera e propria infrastruttura per la rigenerazione del territorio e capace di assolvere a quattro funzioni principali: 1. Natura, con la conservazione della vegetazione spontanea, biodiversità, suolo e servizi ecosistemici; 2. Fruizione, con percorsi pedonali, luoghi di sosta, accessibilità e sicurezza; 3. Educazione, con attività per scuole, bambini, cittadini e associazioni; 4. Comunità, con la partecipazione degli abitanti a iniziative di cura e conoscenza del bosco».
La proposta si snoda lungo quattro fasi principali: «una prima fase di conoscenza approfondita dello stato attuale del Bosco Ospizio, in cui sarà indispensabile uno studio ecologico, paesaggistico e di fruibilità affidato a professionisti qualificati. Una seconda fase di articolazione in ambiti del Bosco, che rispecchi le quattro funzioni principali. Una terza fase di fruizione da parte della comunità, in cui non tutte le aree saranno accessibili allo stesso modo. Infine, un’ulteriore fase di studio e ricerca orientata a considerare il Bosco come una vera infrastruttura verde di cui studiare in maniera approfondita i servizi ecosistemici forniti».
«La gestione del nuovo Bosco Urbano di Comunità dovrebbe essere in carico a un Comitato per il Bosco Ospizio, che proponiamo composto almeno dal Comune di Reggio Emilia, dalla proprietà dell’area, dall’Università di Modena e Reggio Emilia, da associazioni ambientaliste del territorio, da rappresentati del quartiere e da uno o più tecnici forestali – prosegue l’Assemblea – Sulla proprietà dell’area sono state illustrate più opzioni. La più immediata è che resti l’attuale proprietario e avalli il progetto come un investimento in responsabilità ambientale e sociale: un’occasione unica di rendere finalmente concreti i numerosi proclami green e di sostenibilità presenti nei bilanci di impatto sociale della cooperativa. Non ci dimentichiamo, ovviamente, di quei servizi al quartiere spesso utilizzati come argomento a favore della controparte. Fin dal gennaio 2025 proponiamo alternative reali di collocazione della Casa della Comunità in edifici dell’area San Lazzaro già di proprietà di Ausl, con la quale cerchiamo da tempo una interlocuzione e che sollecitiamo ad ascoltare le istanze dei medici di medicina generale. In tali stabili troverebbe facilmente posto anche la biblioteca, in un ipotetico ponte tra il quartiere e il nuovo campus universitario».
Venerdì 4 settembre è in programma un’iniziativa pubblica di presentazione della proposta alle ore 20 presso il Presidio Permanente in zona Campo di Marte II a Reggio Emilia.
L’assemblea fa anche sapere che il PM di Reggio Emilia ha chiesto l’archiviazione per i nove membri del gruppo che si erano seduti davanti ai trattori nel 2025 per impedire gli sfalci preliminari nell’area e che erano stati accusati di violenza privata, danneggiamento e invasione di terreni:
LETTURE CONSIGLIATE
Gli alberi sono tra i nostri migliori alleati per la tutela dell’ambiente e della salute, eppure vengono tagliati con impressionante disinvoltura e sempre più massicciamente.
Questo libro-inchiesta, con un’analisi serrata e appassionata, riporta studi scientifici, dà voce agli esperti, smonta i pregiudizi e svela gli interessi che sono dietro a questa “mattanza”: la “trappola” dei fondi del Pnrr, la scriteriata privatizzazione della gestione del verde pubblico, il “mercato” delle prove di stabilità; ma anche il taglio a ceduo e l’affare delle centrali a biomassa, il falso mito della sicurezza che sta dietro ai tagli per la “prevenzione” di incendi e inondazioni.
Alberi tagliati anche per il cemento che avanza inesorabile, per la speculazione energetica (fossile e rinnovabile) e per motivi militari.
Nelle pagine finali, i contatti dei comitati che in tutta Italia proteggono gli alberi. Un libro indispensabile per chi vuole sapere, capire e mobilitarsi.

