Coalizione Tess: «Rinnovabili colonizzate dalle multinazionali»
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«Sulle rinnovabili assistiamo a una vera e propria colonizzazione del territorio da parte di multinazionali e fondi finanziari, attratti da profitti certi e a lunga durata che raggiungono il 9% annuo»: è la denuncia della Coalizione Tess, Transizione Energetica Senza Speculazione. «Complice un quadro normativo europeo e nazionale confuso e in continua evoluzione, questa ondata sta insidiando i nostri territori a suon di centinaia di ettari alla volta – prosegue Tess – Stiamo parlando di eolico sui crinali e del cosiddetto ‘agrivoltaico avanzato’ che ormai, lo stiamo capendo in molti, è un vero e proprio escamotage per installare pannelli fotovoltaici su suolo agricolo».
Riferendosi alla Toscana, Tess fa presente che «nella sola provincia di Grosseto abbiamo censito oltre 150 generatori eolici di grandi dimensioni in progetto. Molti vengono presentati per ottenere autorizzazioni da vendere anche in zone dove il vento non c’è. Le pianure costiere, come la Val di Cornia con il nodo Terna di Forni a Suvereto e la pianura di Grosseto e Roccastrada, sono diventate terra di conquista. Le aziende agricole, in difficoltà per i prezzi imposti dalla grande distribuzione e per i rischi climatici, alienano i terreni a 50-60.000 €/ha contro un valore agricolo di 12-15.000: per una multinazionale sono briciole, per il territorio è una perdita irreversibile».
«Nella provincia di Grosseto i progetti e gli impianti esistenti coprono già 2.546 ettari su una SAU di 166.007, pari all’1,53%. L’agrivoltaico, oltre una certa scala, diventa solo un alibi – aggiunge Tess – Gli impianti europei presi ad esempio sono di 0,3-3 ettari, curati come orti: non è possibile portare questa tecnologia su scala industriale. L’agrivoltaico ha senso come integrazione del reddito agricolo, non come sostituto dell’agricoltura».
Queste le richieste di Tess:
1) contenere e concentrare l’attenzione su eolico e agrivoltaico a scala industriale, sopra i 2-3 ettari. Sono impianti di forte impatto sulla qualità della vita dei residenti e sulla vera agricoltura. Non possono essere sparsi ovunque senza pianificazione e senza il consenso delle comunità.
2) obbligare l’uso di superfici già artificializzate – parcheggi, coperture, facciate non di pregio, aree dismesse. Sono interventi economicamente affrontabili con ESCO e CER, e creano posti di lavoro locale. È qui che dobbiamo concentrarci.
3) l’agrivoltaico deve avere un equilibrio tra reddito agricolo e reddito energetico. Oggi il secondo è oltre 100-120 volte il primo. Dovrebbe esserci un limite massimo di 1-2 ettari di fotovoltaico ogni 99 ettari di vera agricoltura. La piccola scala è coerente con una tecnologia che è ancora sperimentale e non matura.
«Le bollette non scenderanno: il costo dell’energia è determinato dalla fonte più costosa, che resta il fossile – prosegue la Coalizione – La transizione in atto non sostituisce le fossili, ma si affianca, a causa del crescente fabbisogno dei nostri stili di vita a cui nessuno osa nemmeno a pensare di rinunciare. La sovranità alimentare viene sacrificata convinti di poter importare cibo a prezzi ancora competitivi, ma con costi ambientali enormi e senza alcuna certezza di qualità, mentre per importare l’energia basta un cavo».
Tess fa sapere di avere presentato 86 emendamenti al piano della Regione Toscana« per arginare la speculazione dove più si concentra – pianure soleggiate e crinali appenninici – e per incentivare piccoli impianti, anche più costosi, ma che significano lavoro locale, da realizzare nelle aree idonee assolute e in quelle già impermeabilizzate».
Foto: Pexels
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