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Le associazioni: «No agli impianti rinnovabili nelle aree Unesco»

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Tre associazioni ambientaliste lanciano l’allarme: «L’emendamento al decreto carburanti prevede l’installazione di impianti di energia rinnovabile in aree Unesco, scelta grave e negativa».
Le associazioni: «No agli impianti rinnovabili nelle aree Unesco»

Tre associazioni ambientaliste lanciano l’allarme: «L’emendamento al decreto carburanti prevede l’installazione di impianti di energia rinnovabile in aree Unesco, scelta grave e negativa».

Le tre associazioni sono il Coordinamento provinciale di Ferrara nobiogas/biometano, il Forum Ferrara Partecipata e la Rete Emergenza Climatica Ambientale Emilia-Romagna, che sottolineano: «Chiediamo che tutto ciò venga fermato».

«Abbiamo appreso che nel decreto “carburanti” in discussione al Senato, quello che prevede di abbassare il prezzo del gasolio, è stato inserito un emendamento che modifica le disposizioni legislative nazionali e regionali finora esistenti, che impedivano la collocazione di impianti di energia rinnovabile nelle zone Unesco, sia quelle più strette (le aree “core”), sia in quelle di perimetro più largo (le aree “buffer”) – spiegano – L’emendamento, in buona sostanza, salvaguarda solo le aree ristrette, mentre afferma la possibilità di installare impianti di energie rinnovabili nelle aree “buffer” delle zone Unesco. L’emendamento approvato, in modo pressoché unanime dal Senato, non ha nulla a che fare con l’oggetto del decreto in questione».

Si tratta, sottolineano le associazioni, di «una scelta assai grave e negativa: infatti, la tutela delle zone Unesco rappresenta uno dei pochi vincoli presenti nella legislazione nazionale e regionale rispetto ad un’impostazione scriteriata che continua a privilegiare i grandi impianti, la logica di mercato e gli interessi di forti aziende di carattere soprattutto finanziario, soprattutto non favorisce la diffusione dei piccoli impianti sui tetti, i parcheggi e altre superfici non impattanti. Vincoli che sono stati introdotti, in particolare nella legislazione regionale, anche per la pressione esercitata dai comitati e dalle associazioni, come le nostre, ispirate dall’idea di una transizione ecologica socialmente giusta e ambientalmente sostenibile. In una situazione come quella ferrarese (ma non solo), eliminare la prescrizione sul divieto di installazione nelle aree “buffer” Unesco significa dare il via libera alla proliferazione di grandi impianti, a partire dal Comune di Ferrara, con tutte le conseguenze negative sulla qualità della vita dei cittadini e sull’impatto del territorio, mentre la norma esistente, costituendo un vincolo positivo, incentiva la costruzione di un modello energetico maggiormente basato sulla produzione distribuita e democratica. Per la provincia di Ferrara si riapre così la strada per interventi squilibrati anche rispetto al contesto regionale, visto che, secondo gli ultimi dati disponibili, essa contribuisce per circa il 60% del totale della potenza regionale installata negli impianti di biometano e per più del 40% del totale della potenza regionale installata negli impianti fotovoltaici. Situazione che, perlomeno, la norma sulle aree “buffer” mitigava, definendo un percorso più equo nella distribuzione degli impianti nei vari territori della regione».

«Ora, visto che il decreto ha praticamente concluso il suo iter al Senato ma dovrà passare alla discussione alla Camera, per essere definitivamente convertito in legge entro il 10 novembre – proseguono – riteniamo necessario che le Amministrazioni pubbliche e la politica mettano in campo un’iniziativa che blocchi questa modifica pericolosa. In particolare, chiediamo che l’Amministrazione locale del Comune di Ferrara e degli altri Comuni della provincia, l’Amministrazione provinciale di Ferrara e la Giunta regionale dell’Emilia-Romagna, oltre che le forze politiche, facciano sentire in modo forte la propria voce per impedire che lo scempio introdotto al Senato venga confermato nell’altro ramo del Parlamento. Nei giorni scorsi avevamo chiesto un incontro con l’assessorato per discutere della situazione dell’installazione di impianti di energia rinnovabile nel Comune di Ferrara, incontro che, alla luce di questa novità, ci aspettiamo venga realizzato in tempi molto rapidi. Così come un eventuale mancato pronunciamento della Giunta regionale avrebbe il significato di sconfessare tutto il percorso impegnativo di confronto che avevamo sviluppato con i capigruppo regionali di maggioranza nei mesi scorsi sul tema della definizione della legge regionale sulle aree idonee per l’installazione degli impianti di energia rinnovabile. Per parte nostra, continueremo ad opporci a scelte sbagliate come questa e a proseguire la nostra iniziativa per affermare un modello energetico fondato sull’autoproduzione e sull’autoconsumo collettivo, per far sì che l’energia sia sempre più considerata bene comune».

Foto: Andreas Gücklhorn su Unsplash

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