"In campo! Senza caporali"

Un'alleanza tra aziende sostenibili e lavoratori migranti per uscire dal ghetto e rilanciare l'agricoltura attraverso l’inserimento lavorativo e la formazione. Fabio Ciconte, direttore di Terra!: «Governo e Parlamento prendano spunto dai progetti virtuosi e attivino misure preventive per la trasparenza delle filiere».

05 Luglio 2018

Prende il via oggi "IN CAMPO! Senza caporale", un nuovo progetto di inclusione sociale attraverso l’agricoltura avviato dall'associazione Terra!  in una zona della Puglia, la Capitanata, fortemente esposta a fenomeni di caporalato e sfruttamento del lavoro bracciantile. L'obiettivo è creare un network di aziende sostenibili capaci di accogliere alcuni lavoratori migranti finora confinati nei ghetti e sviluppare insieme filiere trasparenti di produzione, in cui la tutela dell'ambiente e dei diritti siano l'esempio di un nuovo modo di produrre, virtuoso e legale.

Attraverso lo stanziamento di borse lavoro retribuite, i lavoratori stranieri saranno inseriti per 10 mesi all’interno di alcune aziende biologiche selezionate nella zona di Cerignola: tra queste, le cooperative sociali Altereco Pietra di Scarto, che operano su beni confiscati alla mafia. Durante il tirocinio, i partecipanti saranno supportati da un gruppo di docenti selezionati da Terra! che – in aula e sul campo – offriranno loro un percorso di formazione professionale in ambito agricolo (dalla produzione in biologico alla commercializzazione dei prodotti), nonché approfondimenti sulla legislazione vigente in termini di contratti di lavoro e permessi di soggiorno. In questo percorso datori di lavoro e lavoratori studieranno e realizzeranno insieme un prodotto etico e trasparente i cui proventi saranno reinvestiti per garantire la continuità del rapporto lavorativo al termine del tirocinio. Al fine di garantire un ulteriore sostegno nel percorso di integrazione e autonomia lavorativa, i lavoratori alloggeranno all’interno del contesto urbano di Cerignola in una soluzione abitativa consona.

«Mentre il Ministro dell’Agricoltura Centinaio dichiara di voler svuotare la legge sul caporalato, siamo alle porte di una nuova stagione di raccolta del pomodoro, e ancora una volta migliaia di persone saranno costrette a lavorare per intere giornate sotto il sole, senza diritti e senza tutele – spiega Fabio Ciconte, direttore di Terra! – Con questo progetto vogliamo dimostrare che un altro modo di fare agricoltura è possibile. Restituire dignità ai lavoratori agricoli segregati nei ghetti non è soltanto un atto dovuto, ma può diventare il primo passo verso il rilancio di un'agricoltura di qualità, senza caporalato». 

Il progetto nasce dall’esperienza maturata in questi anni da Terra! con inchieste e campagne sulle filiere alimentari e il caporalato. In particolare, la Campagna #FilieraSporca ha evidenziato gli elementi disfunzionali di alcune produzioni simbolo del Made in Italy, ricostruendo il percorso dei prodotti dal campo allo scaffale del supermercato per poi spingere la politica e le aziende a incrementare la trasparenza delle filiere.

«Quelle condizioni inaccettabili di lavoro che oggi sono sotto gli occhi di tutti resistono grazie a un sistema miope, che comprime i costi del lavoro per poter vendere i prodotti a prezzi scandalosamente bassi – conclude Ciconte –  Garantire completa trasparenza nei prezzi e nell'etichettatura può consentire al consumatore di orientare le politiche della grande distribuzione e dell'industria, riducendo fenomeni come il lavoro nero e il caporalato. Invece di affossare la normativa, Governo e Parlamento agiscano sulle cause dello sfruttamento: lo abbiamo chiesto in una lettera aperta inviata a tutti i parlamentari, ora vogliamo risposte». 

di Terra Nuova

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