Mamme NoPFAS: «Un miliardo di euro i costi stimati per un disastro evitabile»

Gli PFAS, sostanze perfluoroalchiliche, hanno contaminato le acque di una vasta porzione del nord Italia, coinvolgendo oltre 400mila persone e vasti territori. L'emergenza è altissima e le Mamme NoPFAS denunciano: «I costi stimati, sociali e ambientali, sfiorano il miliardo. Senza contare quelli sanitari».

14 Settembre 2018

«Il gravissimo inquinamento da PFAS, che sta affliggendo un vasto territorio del Veneto  fino a sfociare nel mare Adriatico, coinvolge ora circa 400.000 persone e i costi sociali e ambientali di questo inquinamento arrivano quasi al miliardo di euro». Ad affermarlo sono le Mamme NoPFAS, le madri di famiglie parte dei numerosi movimenti che sul territorio si sono costituiti e si stanno battendo per chiedere a governo e autorità misure drastiche e decise per salvaguardare la salute della popolazione e bonificare il sistema inquinato delle acque.

Le osservazioni al testo UE

Dopo che la Commissione Europea ha votato la rifusione (termine tecnico per definire una modifica con iter di approvazione veloce) della direttiva sulle acque per il consumo umano, le Mamme No PFAS, simbolo di una popolazione che sta vivendo sulla propria pelle l’inadeguatezza delle norme vigenti che hanno permesso di inquinare il più grande acquifero d’Europa, «con un alto senso di responsabilità civica - spiegano - hanno inviato le loro osservazioni al testo in discussione analizzando in modo puntuale i concetti strutturali che si nascondono dietro i termini usati».

Il documento tecnico

«Avvalendosi di un esperto di alto livello, il prof. Riccardo Petrella, un gruppo di lavoro appositamente costituito, partendo da una denuncia dei costi economici e sociali che il caso PFAS comporterà nell’arco di 10 anni (circa 1 miliardo di euro senza contare i costi non ancora computabili come le conseguenze sanitarie), ha smontato la direttiva nei suoi contenuti e l’ha rimontata proponendo un nuovo approccio volto alla tutela dell’acqua senza compromessi» spiegano i movimenti delle Mamme NoPFAS.

«Si cambi paradigma»

E aggiungono: «Ecco pertanto che alcuni termini vengo cambiati: il Rischio diventa PREVENZIONE, la Tutela Giuridica, GARANZIA Giuridica, il rispetto dei Parametri cambia in PREVENZIONE delle contaminazioni, non più garanzie di accesso all’acqua ma DIRITTO all’acqua e tante altre proposte. Perché: SIAMO ACQUA e a questa tanto umile quanto semplice molecola non abbiamo alternative».

«Dobbiamo in tutti i modi acquisire la consapevolezza che la sua protezione, al fine di garantire la vita alle generazioni future, deve passare anche attraverso scelte che impongono sacrificio, perché un bene così prezioso non può essere sprecato e non può essere ridotto a merce di scambio. Abbiamo quindi chiesto che la nuova Direttiva vada oltre le dichiarazioni altisonanti della conferenza di Parigi o dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.  Vogliamo che in quelle pagine si legga il futuro, un futuro che i mutamenti climatici ci preannunciano irto di difficoltà, quindi un futuro concreto strutturato semplicemente su tre concetti ineludibili: il diritto all’acqua, la tutela dell’acqua, la cura dell’acqua».

Un problema gravissimo

«Il numero delle persone coinvolte dall'inquinamento è destinato ad aumentare viste le caratteristiche ubiquitarie delle sostanze rilasciate nell’ambiente - proseguono le mamme nel documento diffuso - I PFAS, con molecole più o meno lunghe, sono entrati  nel novero degli interferenti endocrini bioaccumulanti  a causa della loro lunga emivita».

«A causa di queste micidiali condizioni, la Regione Veneto ha preso consapevolezza della gravità del problema fino a proporre lo stato di emergenza per disastro ambientale al governo centrale che lo ha dichiarato nel marzo 2018. Contemporaneamente la Regione Veneto ha dato il via a un vasto biomonitoraggio della popolazione maggiormente colpita, residente cioè nelle aree geografiche che si sovrappongono al plume dell’inquinamento e a quelle servite dalla rete acquedottistica i cui pozzi si trovano nel bel mezzo del plume. Oltre all’indagine sanitaria sulle persone, è stato elaborato un piano di monitoraggio sugli alimenti. Il piano sanitario ha già dato risulta  allarmanti  circa la correlazione tra la contaminazione e il lungo elenco delle possibili patologie. Le attività sanitarie prevedono vari livelli terapeutici, tra questi, la plasmaferesi (si prevede il tra amento su circa il 60% delle persone studiate) e il lavaggio plasmatico. Attualmente la Regione Veneto ha imposto lo zero virtuale nell’erogazione dell’acqua per uso alimentare perseguito grazie alla  filtrazione delle fonti  acquedottistiche. Al fine di garantire continuità nell’erogazione di acqua pulita e ridurre gli altissimi costi  di  filtrazione, la Regione, con il contributo economico dello Stato e con aumenti  tariffari, sta progettando la terebrazione di nuovi pozzi e la realizzazione di una nuova rete di distribuzione».

 

di Terra Nuova

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