Ari: «No alla legge che penalizza la montagna»
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«La legge voluta dal ministro Calderoli minaccia la sopravvivenza sociale, economica e culturale dei territori montani»: arriva la dura critica dall’Associazione Rurale Italiana.
L’Associazione Rurale Italiana ha espesso «ferma contrarietà” nei confronti della nuova legge sulla montagna, voluta dal Ministro per gli Affari Regionali Roberto Calderoli, e dei criteri di classificazione dei Comuni montani che introduce. «Tale normativa, basata su parametri esclusivamente altimetrici e di pendenza, rischia di espellere dal riconoscimento ufficiale centinaia di territori storicamente montani, con conseguenze gravi per la loro sopravvivenza sociale, economica e culturale – spiega Ari – La riforma proposta prevede che un Comune possa essere considerato montano soltanto se soddisfa requisiti oggettivi di quota e pendenza del territorio, senza alcuna valutazione delle specificità socioeconomiche, dell’isolamento infrastrutturale, della presenza di servizi essenziali o della fragilità demografica. Secondo le stime, il numero dei Comuni montani riconosciuti potrebbe scendere da circa 4000 a circa 2800, con l’esclusione di quasi un terzo delle realtà oggi considerate tali. Inoltre, se per la Valle d’Aosta e il Trentino-Alto Adige la perdita sarà prossima allo zero e nulla cambierà per il 90% dei Comuni veneti, per i territori centro-meridionali il bilancio sarà devastante e molte regioni (come la Puglia) conosceranno perdite che si attestano tra il 45% e il 65%».
«Ma anche regioni del Nord come il Piemonte e la Liguria interna, dove il concetto di montanità dei Comuni è giustamente applicato anche alle aree appenniniche, la perdita di queste prerogative toccherà più del 20% dei Comuni oggi interessati».
L’Associazione Rurale Italiana contesta con forza:
1. L’adozione di criteri puramente geografici: penalizza Comuni che, pur non raggiungendo determinate quote, vivono condizioni di marginalità profondamente legate alla montagna, con difficoltà di accesso ai servizi e rischio di spopolamento.
2. La perdita del riconoscimento come Comune montano che comporterà, di fatto, la perdita di risorse, fondi, agevolazioni fiscali e politiche di sostegno già oggi insufficienti, aggravando la crisi demografica e produttiva di ampie porzioni del Paese.
3. La mancanza di adeguato confronto con rappresentanze locali e realtà associative che dimostra scarsa attenzione alle specificità territoriali, tradendo l’idea di coesione nazionale e valorizzazione delle comunità rurali e montane.
Ari inoltre rimarca come «la riforma rischi di creare montagne di serie A e di serie B, indebolendo progetti di sviluppo sostenibile, tutela ambientale, agricoltura di montagna e cultura rurale».
L’associazione chiede dunque «al Governo e al Parlamento di ritirare o modificare urgentemente la disciplina in oggetto, introducendo criteri di valutazione più ampi e inclusivi che tengano conto della realtà socioeconomica delle comunità e non soltanto di calcoli altimetrici. Chiediamo inoltre che tutte le parti interessate, associazioni, Comuni, Unioni montane e Regioni, siano coinvolte in un confronto serio e costruttivo volto a tutelare il futuro dei territori montani italiani».
Ari ha inviato una lettera formale alla Conferenza Stato-Regioni per chiedere «di rigettare con forza la revisione e invitiamo tutte le istituzioni e le realtà civiche sensibili alla tutela dei territori rurali e montani a sostenere l’appello per un ripensamento della legge, affinché le politiche nazionali non peggiorino la già difficile condizione delle aree interne italiane».
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