ISDE: «Nucleare insostenibile, incompatibile con salute e ambiente»
homepage h2
ISDE Associazione medici per l’ambiente critica il disegno di legge delega sul ritorno al nucleare e mette in fila rischi sanitari, costi, scorie, tempi lunghi e dipendenza tecnologica dall’estero.
«Il ritorno del nucleare in Italia, anche nella versione dei piccoli reattori modulari, non rappresenta una risposta adeguata alla crisi climatica ed energetica»: è questa la posizione espressa da ISDE Italia, Associazione medici per l’ambiente, nel position statement “Il nucleare, in questo momento, è una scelta insostenibile, non sicura e incompatibile con la tutela ambientale e sanitaria”, firmato da Agostino Di Ciaula, Fabrizio Bianchi, Fausto Bersani, Gianni Tamino, Maria Grazia Petronio e Roberto Romizi.
Il documento arriva mentre il disegno di legge delega sul cosiddetto “nucleare sostenibile”, già approvato in prima lettura dalla Camera, prosegue il suo iter parlamentare. «Il provvedimento punta a costruire un quadro normativo per valutare e disciplinare l’impiego delle tecnologie nucleari di nuova generazione e dell’energia da fusione, con particolare attenzione agli Small Modular Reactors, cioè piccoli reattori modulari – spiega ISDE – Tuttavia, questa prospettiva presenta criticità rilevanti e rischia di distogliere risorse, tempo e attenzione dalle soluzioni già disponibili: fonti rinnovabili, efficienza energetica, reti intelligenti, sistemi di accumulo e comunità energetiche rinnovabili».
I rischi sanitari per lavoratori e comunità
Il primo punto sollevato dall’associazione riguarda la salute. ISDE richiama «recenti evidenze scientifiche internazionali secondo cui l’esposizione a basse dosi di radiazioni ionizzanti può aumentare il rischio sanitario per i lavoratori del settore nucleare e per le comunità che vivono nei pressi degli impianti».
Il problema, sottolineano gli autori, «non riguarda soltanto gli incidenti gravi, ma anche esposizioni considerate compatibili con gli standard regolatori. Gli effetti citati sono soprattutto di tipo oncologico, con particolare attenzione alla popolazione esposta per ragioni professionali o residenziali».
Piccoli reattori modulari, una tecnologia ancora incerta
Il Governo presenta i piccoli reattori modulari come una possibile “nuova via italiana” al nucleare. Ma per ISDE «questa tecnologia non può essere considerata una soluzione pronta, sicura e conveniente. Gli Small Modular Reactors, ricorda il documento, nascono in ambito militare per la propulsione di sottomarini e portaerei e non hanno ancora una diffusione civile consolidata su larga scala. Restano aperte molte incognite: tempi di progettazione e realizzazione, costi effettivi, gestione delle scorie, sicurezza degli impianti e reale contributo alla decarbonizzazione. Ancora più lontana appare la prospettiva della fusione nucleare». ISDE sottolinea che si tratta «di una tecnologia ancora sperimentale, con costi cresciuti rispetto alle stime iniziali e tempi incompatibili con l’urgenza della crisi climatica. Le valutazioni realistiche collocano una possibile diffusione su larga scala non prima del 2060».
Tempi troppo lunghi per la crisi climatica
«La crisi climatica richiede riduzioni rapide delle emissioni climalteranti – prosegue ISDE – e il nucleare non risponde a questa urgenza perché richiede tempi lunghi di pianificazione, autorizzazione, costruzione e messa in esercizio. Nel frattempo, le risorse economiche e politiche potrebbero essere sottratte a misure immediatamente praticabili: uscita dalle fonti fossili, sviluppo estensivo delle rinnovabili, ammodernamento della rete elettrica, accumuli, efficienza energetica e semplificazione delle comunità energetiche rinnovabili. Il punto centrale è che il nucleare rischia di arrivare troppo tardi rispetto agli obiettivi climatici, mentre le fonti rinnovabili sono già disponibili, sempre più competitive e più rapide da installare».
Scorie radioattive, il nodo irrisolto
«Uno degli aspetti più critici resta la gestione dei rifiuti radioattivi – spiega ancora l’associazione – L’Italia non dispone ancora di un deposito nazionale definitivo neppure per i rifiuti derivanti dalle vecchie centrali nucleari chiuse dopo il referendum e dagli altri usi civili e sanitari delle tecnologie radioattive».
Secondo ISDE, «il problema potrebbe aggravarsi con i piccoli reattori modulari. Alcuni studi indicano infatti che questa tecnologia potrebbe produrre, per unità di energia generata, una quantità di rifiuti radioattivi superiore rispetto ai reattori nucleari oggi più diffusi. Avviare una nuova stagione nucleare senza aver risolto il problema delle scorie significherebbe trasferire rischi e responsabilità alle generazioni future».
Impianti e rischio del territorio italiano
Il documento di ISDE richiama anche «le stime contenute nella relazione illustrativa del disegno di legge sul nucleare sostenibile: per coprire tra l’11% e il 22% della domanda elettrica italiana servirebbero tra 8 e 16 gigawatt di capacità nucleare installata. Considerando una taglia di circa 100 megawatt elettrici per ogni piccolo reattore modulare, si stima che sarebbero necessari circa 120 impianti, una quantità paragonabile a un reattore per provincia. Una prospettiva irrealistica anche alla luce della fragilità del territorio nazionale, segnato da rischio idrogeologico e sismico diffuso».
Costi, uranio e dipendenza dall’estero
La sostenibilità economica è un altro punto contestato. ISDE evidenzia «l’aumento del prezzo dell’uranio, passato da circa 26 dollari per libbra nel giugno 2016 a circa 85 dollari per libbra oggi, con previsioni di ulteriore crescita. A questo si aggiunge la dipendenza tecnologica e di approvvigionamento da Paesi extraeuropei. Le tecnologie dei piccoli reattori modulari sono sviluppate soprattutto da aziende fuori dall’Unione europea, mentre l’Europa dipende quasi interamente dall’estero per uranio e servizi di lavorazione. In un contesto geopolitico instabile, puntare sul nucleare significherebbe sostituire una dipendenza energetica con un’altra, invece di rafforzare l’autonomia attraverso rinnovabili, reti distribuite e produzione locale».
Sicurezza informatica e rischio di incidenti
«I piccoli reattori modulari, essendo impianti fortemente digitalizzati, automatizzati e potenzialmente controllabili da remoto, pongono anche problemi di sicurezza informatica – scrive ancora ISDE – e sono vulnerabili a possibili attacchi cyber, con conseguenze potenzialmente gravi su infrastrutture ad alto rischio».
Il documento richiama inoltre i dati dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica sugli eventi legati a contrabbando, furti, smarrimenti o traffico illecito di materiali radioattivi: «Tra il 1993 e il 2025 sono stati registrati oltre 4.600 eventi in 145 Stati monitorati; nel solo 2025 gli incidenti segnalati sono stati 235 in 34 Paesi».
Una questione anche democratica
Per ISDE, «la transizione energetica non è soltanto una scelta tecnica, ma anche democratica. Il modello proposto dall’associazione è quello di una produzione energetica distribuita, fondata su rinnovabili, comunità energetiche, partecipazione locale, accesso equo all’energia e controllo pubblico e comunitario delle scelte strategiche. Il nucleare, al contrario, è una tecnologia centralizzata, costosa, dipendente da grandi operatori industriali e poco compatibile con una governance partecipata. In questa prospettiva, la transizione energetica dovrebbe rafforzare democrazia, giustizia sociale, tutela sanitaria e rispetto dell’ambiente».
La conclusione di ISDE
La posizione dell’Associazione medici per l’ambiente è netta: «Nelle condizioni attuali, il nucleare anche di nuova generazione è una scelta inadeguata, insostenibile, rischiosa e non compatibile con la tutela ambientale e sanitaria di lavoratori e comunità. Per affrontare crisi climatica, crisi energetica e instabilità geopolitica, occorre percorrere una strada diversa: abbandono delle fonti fossili, sviluppo deciso delle rinnovabili, efficienza energetica, reti moderne, sistemi di accumulo e comunità energetiche rinnovabili. Una strategia che può garantire risultati più rapidi, meno rischiosi e più coerenti con la tutela della salute pubblica».
ABBONATI A TERRA NUOVA E SOSTIENI IL PRIMO MENSILE ITALIANO DEL VIVERE BIO!
Dal 1977 Terra Nuova rappresenta un punto d’incontro tra chi cerca uno stile di vita più sano e in armonia col Pianeta e le tante realtà italiane in linea con i principi di ecologia e sostenibilità.
Scegli QUI l’abbonamento che fa per te
Se vuoi farti e fare un regalo che dura tutto l’anno e fa bene al pianeta, scegli di abbonarti a Terra Nuova o di donare ai tuoi amici o familiari l’abbonamento a Terra Nuova!
QUI trovi tutte le informazioni
Per chi si abbona sono disponibili sconti, agevolazioni e vantaggi presso aziende, operatori, strutture che si occupano di servizi, corsi, salute, casa, benessere e tanto altro.
Qui trovi tutti gli sconti per gli abbonati
E con l’abbonamento a Terra Nuova hai anche un libro in omaggio

