Lav: «Pelle esclusa dal regolamento anti-deforestazione: grave decisione»
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«La pelle esclusa dal regolamento europeo anti-deforestazione: vince la lobby conciaria e ne fa le spese l’immagine “green” della moda»: la denuncia della Lav.
«L’esclusione della pelle dal Regolamento UE anti-deforestazione è un cortocircuito normativo tanto evidente quanto grave – denuncia la Lav – la carne di un bovino allevato su terreni deforestati resta vietata sul mercato europeo, ma la pelle dello stesso individuo potrà continuare a circolare liberamente, senza alcun obbligo di tracciabilità o due diligence».
«Una distinzione priva di qualunque logica ambientale ed ennesima dimostrazione che la “sostenibilità” nella moda resta troppo spesso un esercizio di comunicazione, smentito puntualmente ogni volta che entrano in gioco interessi di filiera consolidati» dichiara Simone Pavesi, Responsabile Lav Area Moda Animal Free.
«La Commissione europea infatti ha confermato, con l’atto delegato adottato lo scorso 13 luglio, l’esclusione della pelle dal campo di applicazione del Regolamento contro la deforestazione (EUDR). Una decisione che arriva dopo mesi di intensa attività di lobbying da parte della filiera conciaria e che la Commissione ha accolto nonostante una consultazione pubblica in cui la maggioranza dei contributi si è espressa contro l’esclusione – spiega Lav – Il dato più grave emerge dagli stessi documenti tecnici della Commissione. Lo Staff Working Document che accompagna l’atto delegato stima che i benefici ambientali derivanti dal mantenimento della pelle nel perimetro EUDR sarebbero compresi tra 979 milioni e quasi 2 miliardi di euro l’anno, a fronte di costi di compliance stimati in appena 16,7 milioni di euro l’anno: un rapporto benefici-costi che arriva a superare le 100 volte. Nella stessa analisi, tutti i criteri quantitativi applicati dalla Commissione ai codici doganali della pelle risultano positivi al mantenimento nel regolamento. È soltanto la valutazione “qualitativa”, non quella fondata sui dati ambientali, a ribaltare la conclusione e a giustificare l’esclusione, sulla base di argomentazioni legate al minor valore economico della pelle rispetto alla carne e alle asimmetrie nei flussi commerciali. In altre parole: la Commissione ammette nero su bianco che l’esclusione va contro l’evidenza raccolta dai propri stessi uffici tecnici».
Lav ricorda comunque che «la partita non è ancora chiusa: trattandosi di un atto delegato, il testo deve ora passare al vaglio di Parlamento europeo e Consiglio, che hanno fino a metà settembre 2026 la facoltà di opporsi e bloccarne l’entrata in vigore. È dunque a queste due istituzioni che si deve ora guardare, chiedendo con forza di respingere un provvedimento costruito sulla pressione delle lobby di settore e non sull’evidenza scientifica, che, in questo caso, la stessa Commissione ha certificato con le proprie stime».
Foto: Pexels
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